EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 INTERNAZIONALE
07 INTERNAZIONALE
08 INCHIESTA
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ARTICOLO DONALD BYRD
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ARTICOLO Vita di coppia, quelle possibili vie di fuga di Gianfranco Capitta ROMA
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ARTICOLO Il movimento, la luce il suono e il tempo di Gianni Manzella BOLOGNA
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ARTICOLO Bob Wilson nel cuore della tragedia scozzese di Giampiero Cane BOLOGNA
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ARTICOLO · La «libertà» di Delacroix imbrattata al Louvre-Lens
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ARTICOLO la radio
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il manifesto 2013.02.09 - 13
BOLOGNA · La stagione operistica del Comunale si è aperta con «Macbeth» di Giuseppe Verdi diretto dal regista texano
Bob Wilson nel cuore della tragedia scozzese
ARTICOLO - Giampiero Cane BOLOGNA
ARTICOLO - Giampiero Cane BOLOGNA
Musicalmente l'opera verdiana vanta pagine travolgenti e affascinanti
La stagione operistica del Comunale di Bologna si è aperta con il Machbet di Verdi sotto la regia di Bob Wilson. L'opera ha avuto una fortuna contrastata: a metà del secolo scorso era lasciata in disparte, quasi fosse di una qualità, non dico paragonabile alla Battaglia di Legnano o a Stiffelio , ma a un Nabucco o a un Attila , su per giù. Gusti del tempo che decretano la moda per una cosa o per l'altra. Non fanno scandalo se non lo è che di Rossini un cento anni fa sopravvivessero Barbiere , Cenerentola , Gazza ladra e forse nient'altro se non quella fantastica presa per i fondelli del romanticismo che è il Guglielmo Tell . Poi ci misero le mani direttori come De Sabata, Leinsdorf, Schippers, con interpreti quali la Callas, Bergonzi, la Gercer, Birgit Nilson e, una decina di anni fa infine, Riccardo Muti, alla Scala, con una regia di Vick, sublime, in qualche scena almeno. Musicalmente Macbeth ha pagine piuttosto affascinanti, anche travolgenti, che però ogni tanto cedono il passo a una pura routine. Se questo è vero, è quel che permette di capire la noia di una performance, la cui qualità non può essere facilmente assegnata a questa o a quella delle funzioni. Questo perché è stato tale il valore affidato a scena e regia, cioè a Bob Wilson, che tendenzialmente si sarebbe portati a valutare l'interpretazione dal podio come una derivata di quelle. Se si accetta il gioco d'imputare o di onorare tutto il fatto interpretativo in Bob Wilson, si può finire coll'assolvere da ogni responsabilità, ma anche da ogni onore, se non tecnico, Roberto Abbado, il direttore d'orchestra. A mio parere, comunque, si può fare perché non c'era mai contrasto tra lo spettacolo e la musica, ma se mai piuttosto qualche attrito, tra lo spettacolo e la musica di Verdi. Intendo dire che non credo che il buon vecchio Giuseppe intendesse che il dramma shakespeariano cui anelava fosse una sorta di teatro dell'estremo oriente. Non dico algido, ma ombra (sapete quelle figure in controluce tirate in pose standard coi fili). Pensare a Macbeth come a una tragedia orientale si può, ma la musica di Verdi non lo fa. Sicché fintantoché le scene non appartengono all'anima tutto può stare nelle geometrie di Wilson, ma quanto entra la passione. allora succede che Wilson, che non è uno stupido, recede e guida un po' i cantanti a dar senso ai loro personaggi verdiani, impregnati d'umanità, non di fumetto alla Magnus, del resto bello quanto le immagini di Wilson, ma che non c'entra con l'opera, come qui avviene. Ma il minimalismo è così: mi si dice. Ma il minimalismo ha mezzo secolo e non può essere ripetuto sub specie aeternitatis , si può rispondere. Comunque, se l'opera fosse riducibile a 45 minuti, il tutto funzionerebbe soddisfacentemente. Si stia però un paio d'ore abbondanti con neon che quando c'è un fortissimo orchestrale si scatenano offendendo l'occhio, si stia impossibilitati a scoppiare in una risata quanto, pur nell'artificio della scena s'accendono le luci del contorno del proscenio e ti ricordano che sei in un teatro barocco a palchetti, pazienta quando Wilson ti fa una marcia del coro verso il proscenio, ascolta la musica annoiarsi in qualche rituale operistico dopo la chiusura del secondo atto, cioè dopo l'incoronazione di Macbeth (con Vick e Muti la scena era fantastica: scena divisa in due, e qualcuno spero vivamente la ricordi) e concludi. Personalmente aggiungerei che non capisco perché parte della claque venga sistemata tra i critici/ giornalisti. È uso che questi scrivano, il giorno dopo, quindi non posso pensare che gli sfegatati urlanti, un paio di posti dietro a dove mi trovavo io, non fossero dell'ufficio pubblicità, o promozione o, diciamo, post-intelligenti. UNA SCENA DAL «MACBETH» / FOTO DI ROCCO CASALUCI
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