domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.09 - 14
 
le lettere
ARTICOLO

ARTICOLO
Sono un cittadino tunisino di 26 anni e sono 2 anni e 5 mesi che «vivo» in Italia. Quello che mi ha spinto a scrivere questa lettera è il mio sentimento di solitudine e abbandono. Sono stato derubato di tutti i miei diritti umani e civili. Non pensavo che bastava attraversare una linea immaginaria con un aereo per rinunciare alla mia persona e e alla mia personalità, alla mia cultura ai valori e alla mia libertà. Ma senza saperlo, sperando in una vita migliore con più opportunità e più libertà, ho fatto questa scelta. La realtà che ho affrontato qui è completamente diversa da quei sogni di giovane tunisino che vedeva l'Europa come un paradiso per la libertà, per la cultura, per l'apertura mentale. Invece mi sono ritrovato a lottare per i diritti che qui pensavo fossero scontati. Ho vissuto tutta la mia vita sotto una dittatura, la dittatura di Ben Ali e non mi sono mai sentito oppresso come adesso. Prima non potevo esprimere il mio pensiero, un pensiero che poteva disturbare l'autorità, il governo, credenze. Adesso ho capito perché la gente crede di essere più libera in Europa, non perché c'è più libertà ma perché nessuno ti ascolta, tanto quello che pensi non conta, sei soltanto uno straniero che fino a ieri viveva in un deserto con i cammelli, devi accettare tutto quello che ti viene detto e sottometterti a leggi rigide che ti spingono a commettere sbagli, verso la malavita, a oltrepassare il limite, per poi essere additato come incivile e criminale. L'essere umano a parte cibo e acqua ha bisogno di dignità per poter vivere. Ma la dignità è la prima cosa a cui devi rinunciare quando decidi di vivere qui. Da più di un anno sto provando a riavere il mio permesso di soggiorno, ma ogni qualvolta che faccio un passo in avanti, ne faccio altri cento in dietro. (...) Non posso più praticare la mia vita come vorrei, curare i miei interessi, costruire una vita nuova con nuove prospettive, dare il mio meglio a una società di cui ormai faccio parte anche se non mi viene riconosciuto. Invece ti trovi a fare dei lavori che non ti corrispondono, a essere umiliato e sfruttato in condizione di lavoro che svalutano la tua umanità e superano ogni limite di tolleranza fisica. È questa la libertà, l'uguaglianza e l'opportunità che sognava quel giovane? Sogni che si infrangono contro una realtà diversa fatta di razzismo. Ho scoperto di essere un cittadino di ❚quinta classe che viene derubato dei suoi diritti senza poter fare niente. Anche io ho fatto degli sbagli, scelte e decisioni sbagliate: non mi sono informato bene, non capivo bene la lingua, ho scelto l'università sbagliata... Sbagli che non hai la possibilità di correggere se non hai tanti soldi, soldi da pagare come tangente per avere un contratto o per legittimare la tua presenza su un territorio dominato dalla corruzione. (...) Saluti. Seif Bakir PRECISAZIONE In riferimento all'intervista uscita ieri in merito all'uccisione del leader politico Chokri Belaid ci tengo a precisare che non accuso la polizia perché non ci sono prove specifiche che vadano in questa direzione. Ma si tratta solo di una delle possibilità al vaglio degli inquirenti. Ho preso parte al corteo funebre partito dalla casa del politico nella periferia di Tunisi. Si è trattato di un evento straordinario, forse il più grande funerale della storia del Paese. Attraversiamo una fase politica non chiara, in cui non si può stabilire quale delle opzioni per la formazione di un nuovo governo sarà effettivamente adottata. Credo che la nascita di un governo di unità nazionale non sia impossibile ma difficile. In ogni caso spero sia il risultato di un accordo ampio e condiviso tra le forze politiche tunisine. Omeya Seddik INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: www.ilmanifesto.it lettere@ilmanifesto.it
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it