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il manifesto 2013.02.09 - 14
VERITÀ NASCOSTE
L'odore di morte
ARTICOLO - Sarantis Thanopulos
ARTICOLO - Sarantis Thanopulos
Un volontario di un'associazione di carità francese ha accompagnato recentemente al museo d'Orsay una famiglia di diseredati: due genitori e il figlio di 12 anni che vivono in condizioni di estrema indigenza nella periferia di Parigi. Si intendeva offrire loro un pomeriggio «eccezionale» di bellezza e di piacere, la possibilità di «godersi gli impressionisti come tutti». Il giro per le sale del museo è stato molto più breve del previsto. Nella sala di Van Gogh un guardiano ha chiesto al gruppo di andarsene perché il cattivo odore che emanavano i vestiti dei reietti disturbava gli altri visitatori. La ritirata strategica nella sezione di Art Nouveau, meno affollata delle altre, non è servita: quattro guardiani li hanno fermati e li hanno scortati all'uscita del museo, rimborsando i biglietti. Aurélie Filippetti, ministro francese della cultura, ha difeso il personale del museo dal sospetto di una mancanza morale: «Anzi forse hanno fatto il loro mestiere, preservando la possibilità di quella famiglia di ritornare, in condizioni più degne». La parola «forse» la dice tutta sull'incertezza ambigua del ministro. Forse il personale ha fatto il suo mestiere o forse no, la cosa importante è che chi visita un museo lo faccia in condizioni dignitose. Filippetti se n'è lavate degnamente le mani e il presidente dell'associazione di carità ha dichiarato indignato: «È indecente, quella famiglia si trovava nelle condizioni più degne che le sono concesse: quando si vive in condizioni insalubri, in una specie di baracca, i vestiti si impregnano di umido. I genitori e il bambino emanavano l'odore, persistente ma non insopportabile, della povertà». Questo discorso non fa apparentemente una grinza ma in realtà la sua prospettiva inganna: il cattivo odore non viene dalla povertà, sia pure estrema. L'odore in causa ha la sua origine nella morte del desiderio: è puzza di decomposizione. Regalare un pomeriggio al museo d'Orsay a persone che non se lo possono permettere è un'idea bella comunque la vediamo. Pensare di abolire in questo modo la recinzione che separa tutte le periferie di questo mondo dai saloni buoni della nostra civiltà è un'impresa improbabile come il mettere in comunicazione la rete fognaria di Parigi con i suoi grandi boulevard e le sue belle piazze. L'arte non ha la funzione di produrre bellezze con cui ornare la nostra vita. Rimette in gioco la parte ineducabile del nostro desiderio, ciò che di noi rigettiamo per costruire un mondo "civile". Andare in un museo dovrebbe servire a mettere in tensione le nostre credenze consolidate, aprendole all'inconsueto, al non sperimentato, e non a far riflettere queste credenze in oggetti decorativi. Se ci chiudiamo ai desideri che resistono alle nostre pretese igieniche l'amore per la vita stagna nel nostro mondo interno e allora la cosa veramente insopportabile è l'odore della morte che alloggia in noi. Proiettarlo sull'immondizia che ci circonda, perché l'abbiamo prodotta noi, è la cosa più facile.
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