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il manifesto 2013.02.10 - 03 LA PAGINA 3
 
Al votoIl potere di Peppe Scopelliti, padre-padrone della destra calabrese, si sta sgretolando. Intanto ha trasferito nelle liste un'ammucchiata di fedelissimi CALABRIA Non solo Scilipoti. I candidati impresentabili, improbabili o paracadutati
Mimmo e gli altri alla carica
ARTICOLO - Silvio Messinetti CATANZARO

ARTICOLO - Silvio Messinetti CATANZARO
Gli affanni del Pd I pronostici lo danno sicuro vin- Dato per vincente, il Pd è ancora commissariato. E dilaniato da una guerra per bande
CATANZARO
Una classe dirigente disastrosa effetto di un ceto politico impresentabile. In Calabria la politica è marcia da oltre vent'anni. Il tridente Chiaravalloti-Loiero-Scopelliti ha pugnalato a morte un'intera regione. E pure la speranza. Le elezioni alle porte mettono il timbro a questo cupio dissolvi. Liste sporche, trasformismi, confusione ai massimi livelli. In tutti i partiti, nessuno escluso.
Le difficoltà di Peppe
Una cosa è certa. Il regno di Peppe Scopelliti, presidente della Calabria e padre-padrone della destra, si sta sgretolando. E non è solo una questione di tecnicismi elettorali. L'alleanza Pdl-Udc, perno del dominio regionale, per ovvi motivi non si riproporrà il 24 febbraio. Ognuno per la sua strada: chi con Berlusconi, chi con Monti. Ma il feeling tra centristi e berlusconiani è ai minimi storici. Scopelliti ha tirato troppo la corda. Ha cercato di ammassare la sua giunta nelle liste berlusconiane. E in parte c'è pure riuscito. Un'ammucchiata di fedelissimi trasferita dalle sue schiere in regione direttamente nelle formazioni a sostegno di Berlusconi. Una transumanza di peones e assessori che ha provocato i mugugni dei centristi.
Se si rivotasse oggi, sondaggi alla mano, Scopelliti non avrebbe più la maggioranza. Ma la partita per le regionali si giocherà nel 2015. Tra dieci giorni, invece, si tratterà di scegliere i rappresentanti in parlamento. E, spulciando le liste, c'è da rabbrividire. Il peggio, come da copione, lo offre la destra. Intanto, tre assessori regionali (che non si sono degnati di dimettersi), Giacomo Mancini, Piero Aiello e Antonio Caridi. Quest'ultimo molto chiacchierato. Già assessore all'ambiente al comune di Reggio, braccio destro di Scopelliti, nelle carte dell'inchiesta sulla multiservizi Leonia (che ha contribuito allo scioglimento per 'ndrangheta del comune) si parla di lui. Tra i fascicoli è emerso come le società miste venivano attenzionate non solo dalla 'ndrangheta. Ma anche dalla politica che le utilizzava come strumento per barattare posti di lavoro con i voti. Caridi, sebbene non indagato, è tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Consolato Villani secondo cui «le assunzioni avvengono a seguito di una vera e propria lotta politica. L'ex assessore Caridi ha fatto assumere moltissimi soggetti dalla Leonia e dalla Multiservizi in cambio di voti...».
Ci sono poi due casi tra la politica e la farsa. Alberto Sarra, sottosegretario alla presidenza della regione, è capolista di Grande Sud. Inabile al lavoro al 100%, eppure sottosegretario di Scopelliti, a cui lo lega un'antica amicizia dai tempi del Fronte della gioventù. Costantemente sommerso da impegni istituzionali e costretto a viaggiare in continuazione, Sarra, avvocato di personaggi prossimi alla 'ndrangheta, è un provetto giocatore di basket. E a dimostrarlo ci sono alcune foto pubblicate in rete. Insomma, tutto sembra fuorché disabile. Eppure, percepisce un'indennità mensile di 7.490 euro «al lordo delle ritenute di legge, a titolo di vitalizio, con decorrenza dal 7 gennaio 2010», più gli arretrati per un totale di circa 225 mila euro. E, infine, c'è il folkloristico Mimmo Scilipoti, catapultato da Messina all'altra riva dello Stretto. La sua campagna elettorale è costellata di strafalcioni («sono stato a Cotrone... Come si chiama?») e battaglie sul territorio. L'ultima? Riportare "in patria" i resti del brigante Villella, custoditi a Torino...
Gli affanni del Pd
I pronostici lo danno sicuro vincente in Calabria. Tanto alla Camera quanto, quel che più importa, nella lotteria del Senato. Tuttavia per il Pd non sono tutte rose e fiori. Il partito è commissariato da tempo immemorabile, dilaniato da lotte intestine e da una guerra per bande. E le liste ne sono una diretta conseguenza. Rosi Bindi, e poi tanti scialbi notabili. A cominciare dal discusso Alfredo D'Attorre, commissario mandato in Calabria da Pierluigi Bersani, e contestato da mezzo partito. Segue a ruota Nico Stumpo, factotum delle primarie, ricompensato dal segretario con un seggio sicuro in Calabria. Il Pd non ha messo in lista le sindache anti-'ndrangheta Carmela Lanzetta di Monasterace ed Elisabetta Tripodi di Rosarno, in compenso in formazione ci sono gli «impresentabili». C'è Nicodemo Oliverio, da Cirò Marina, recordman alle primarie (quasi 10mila preferenze). Su di lui pende dal 2009 un'imputazione per bancarotta fraudolenta.
Tutto ruota intorno all'inchiesta sulla cessione di Palazzo Sturzo dalla Ser Immobiliare per 4 milioni, immobile poi venduto dal Ppi nel 2007 per ben oltre 50. Oliverio, braccio destro di Franco Marini, era il tesoriere del Ppi e della Margherita. Secondo la procura di Roma: «Il bene immobile con un valore di mercato oscillante tra i 60 e i 100 miliardi delle vecchie lire» a seguito della donazione (camuffata da cessione a prezzo irrisorio) al Ppi, soggetto controllante la stessa Ser (poi dichiarata fallita), «arrecò un ingente danno patrimoniale ai creditori».
Infine, Enza Bruno Bossio, dirigente nazionale e consorte di Nicola Adamo, ex assessore regionale, già deputato, uomo forte del Pd cosentino e pregno di vicende giudiziarie. I coniugi sono stati uniti anche da un comune avviso di garanzia nell'inchiesta Why not, per i reati di truffa, abuso d'ufficio e associazione a delinquere per presunti finanziamenti in favore di aziende amministrate da Bruno Bossio. Tutto archiviato. Adamo, tuttavia, nei guai con la giustizia c'è rimasto. Un paio di mesi fa la procura di Catanzaro ha chiuso le indagini nei confronti di 30 indagati, tra società, politici, imprenditori e funzionari della Regione, coinvolti nell'inchiesta sulla realizzazione di parchi eolici. Ipotizzando anche il pagamento di una tangente ad Adamo, all'epoca vicepresidente della Regione.
Grillini qualunque
Beppe Grillo è stato in Calabria ben tre volte nell'ultimo mese. Ha dispensato pillole di qualunquismo («i sindacati sono roba dell'800, meglio abolirli»), saggi di xenofobia securitaria («poche verifiche sugli immigrati alle nostre frontiere, in America invece controllano persino pupille degli occhi e papille gustative»). E sopratutto ha minimizzato sulla 'ndrangheta («la vera mafia sta nelle banche»). Non citando nemmeno una volta durante il suo comizio reggino lo scioglimento per 'ndrangheta del capoluogo.
Minimizzare e banalizzare le mafie devono essere parole d'ordine tra i grillini a queste latitudini. La testa di lista al Senato, Enzo Frustaci, sull'ecomostro Europaradiso (2 milioni di tonnellate di cemento per devastare 1200 ettari di area protetta a favore di un megavillaggio turistico) dietro cui secondo l'Antimafia si allungavano i tentacoli delle 'ndrine così si esprimeva qualche settimana fa: «Che la mafia era dentro... io non ci ho mai creduto, né mai ho immaginato che la mafia investa su un territorio a rischio... magari vanno dopo che qualcuno ha realizzato.... tipo Valtur... ma non sono informato di più di quello che sto dicendo e non sono in grado di asserire un coinvolgimento o meno della mafia... considerando dove abitiamo... ma lasciatemi i miei dubbi... qui basta dire mafia che sei subito credibile se screditi qualcuno, come nel presente caso».
Frustaci, figlioccio di un sindaco socialista di Crotone, dopo un passato tra i Verdi, aveva repentinamente cambiato casacca arringando le folle a favore di Europaradiso. Ha 60 anni, con 30 anni di politica alle spalle. Alla faccia del "nuovismo" grillista. Non è l'unico, del resto, tra candidati e adepti. Come Francesco Zurlo, che di partiti ne ha girati tanti, dal Pd ai Verdi, oppure Arianna Caruso, già dirigente dell'Udc calabrese, folgorata da Grillo. E sopratutto dal 15% accreditato in Calabria.
Sinistra cercasi
La sinistra è in difficoltà. Rivoluzione Civile da queste parti è diventata ancien régime. Vecchie facce, ceto politico sclerotizzato, candidati paracadutati. Del più chiacchierato, Roberto Soffritti, tesoriere del Pdci, questo giornale ha già dato conto. Per trovare un calabrese tra gli "ingroiani" bisogna scendere a metà lista. I sondaggi sono impietosi: 3%.
Non va meglio dentro Sinistra e Libertà, scossa da aspre polemiche per la composizione delle liste. Capolista al Senato è una firma storica del manifesto, Ida Dominijanni, che per aver criticato Scopelliti sul rapporto tra 'ndrangheta e politica si è beccata una minaccia di querela. Piuttosto che minacciare, Scopelliti dovrebbe riflettere sul perché in appena un anno sono stati sciolti per mafia due suoi feudi come Reggio e Corigliano. Sel è stimata intorno al 4% ma il seggio al Senato è a serio rischio per la presenza di Pietro Fuda come capolista del Centro Democratico di Tabacci. Già senatore mastelliano, ex presidente della provincia di Reggio, Fuda è un grande collettore di voti. Nel maggio scorso la collaboratrice di giustizia, Giuseppina Pesce, lo ha chiamato in causa. Il clan dei Pesce avrebbe assicurato sostegno elettorale a lui e all'ex sindaco di Rosarno, Gaetano Rao, attuale assessore provinciale. I Pesce, a detta di Giuseppina, avevano il controllo totale delle elezioni. «Indicando in maniera precisa chi bisognava votare...».
 
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