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il manifesto 2013.02.10 - 07
 
Amanda Seyfried è Linda Lovelace, il simbolo di una «rivoluzione sessuale» nel biopic di Robert Epstein e Jeffrey Friedman inserita in Panorama
Il mito a luci rosse che divorò se stessa
ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO

ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO
Damiano, il regista di «Gola profonda», era riuscitro a creare una creatura icona della controcultura Dalla Florida la timida futura «star», oppressa dalla madre, fugge per incontrare Chuck Traynor, l'uomo che le cambierà la vita «Abbiamo cercato - spiegano i registi una struttura che legasse le fasi della sua esistenza, con i suoi sentimenti»
Èquasi sicuro che di diventare un mito, il simbolo di una rivoluzione e l'immagine erotica per più generazioni, quella ragazza nata Linda Susan Boreman da una famiglia working class del Bronx, non se lo sarebbe mai aspettato. Eppure nella solitudine della sua casa, Linda Lovelace si tormenta, quasi che quel mito come spesso accade (pensiamo a Marilyn) le abbia avvelenato la vita. Lovelace è l'attesissimo biopic dedicato a Linda Lovelace, indimenticabile protagonista di Gola profonda , Deep Throat, il film di Gerard Damiano che la rese la «ragazza immagine della rivoluzione sessuale» liberando il porno dalla stretta nicchia dell'hard, ma che dal suo punto di vista diventò una gabbia da cui non riuscirà mai più a liberarsi. Quando uscì nel 1972, Gola Profonda era un film realizzato con un budget minimo (25mila dollari), la stessa Linda, come racconterà poi era stata pagata 1250 dollari, ma che da quel momento incasserà cifre straordinarie, e una fama mondiale, tanto da definirlo il Via col vento del porno. Gerard Damiano, era riuscito con quel film a imporre al nostro immaginario una creatura con la clitoride in fondo alla gola icona di una controcultura montante, e mentre le code davanti ai cinema crescevano, e il film diveniva un culto fuori dal tempo, la sua protagonista progressivamente ne prendeva le distanze, dicendo anni dopo che era stata costretta a farlo e chi aveva goduto a vederlo era come se lo avesse fatto davanti a uno stupro. Nel frattempo però nell'America degli anni settanta sconvolta dal Watergate, Gola profonda era divenuta il sinonimo per qualcos'altro. Presentato nel Panorama berlinese, dove arriva con l'eco del Sundance, Lovelace è diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman, gli autori del fondamentale The Celluloid Closet , ispirato al libro di Vito Russo, che rivisita Hollywood in chiave Glbt, e L'Urlo (con James Franco, che appare anche qui), la vita di Ginsberg nei versi radicali della sua poesia. « Gola Profonda appare in un momento chiave nella nostra storia» dicono i registi. «È lì infatti che comincia la rivoluzione sessuale, e il movimento femminista, ma anche la diffusione del porno fino alle forme che tutti noi oggi possiamo vedere sui nostri telefonini». Il film comincia in Florida dove la famiglia di Linda - a cui dà vita con diligente irruenza Amanda Seyfried - si è trasferita. Siamo agli inizi degli anni Settanta, intorno a lei il mondo è in fermento l'amica più disinibita le slaccia il reggiseno del bikini molto Seventy, ma Linda appare terrorizzata: la madre Dorothy (irriconoscibile Sharon Stone) molto cattolica, con la statua di Maria in giardino, non permette trasgressioni. In casa Nixon campeggia sullo schermo del televisore in bianco e nero, amato dal padre poliziotto. Lei però vuole solo scappare via, fuggire da quella casa che la soffoca, dalla madre che l'anno prima l'ha costretta a abbandonare il suo bambino dandolo in adozione, dagli orari rigidi, dalle sue paure. L'occasione arriva con Chuck Traynor (Peter Sarsgaard), conosciuto mentre danza sulla pista di pattinaggio. Si guardano, si piacciono. Lui è più grande, divertente, seduttivo, la guida nel sesso contro le sue inibizioni e paure, anche la più radicata: il pompino, di cui le spiega tecniche e segreti per non soffocare fotografando e filmando in superotto. Quasi un preludio a quanto accadrà ma anche una avventura spregiudicata, romantica, ribelle... Epstein e Friedman si sono ispirati a Ordeal, l'autobiografia scritta dall'attrice nell'80, dopo essersi anche sottoposta alla macchina delle verità per far conoscere la propria versione della storia, e costruire un'immagine di sè diversa da quella singola apparizione: «Una carriera che è durata appena diciassette giorni e che le è costata l'intera vita trascorsa poi a cercare di riabilitarsi davanti al mondo». L'impressione è perché le ambiguità e le controversie legate alla figura di Linda Lovelace prendano una direzione piuttosto lineare. Dalla prima immagine, in cui la vediamo nella vasca da bagno, il trucco sfatto mentre la voce della tv parla di Gola profonda , appare evidente che la chiave di «interpretazione» dei due registi è appunto quella di un Mito collettivo che fagocita se stesso. La donna è risucchiata in qualcosa che è più grande di lei, che la divora. Eppure qualcuno che l'ha conosciuta la racconta come una donna americana «tipica», molto semplice e simpatica. Dove è dunque Linda Lovelace? Probabilmente ovunque e da nessuna parte. Dicono i registi: «Ci sono molte contraddizioni che emergono nella figura di Linda Lovelace, questo è indubbio. Cresce in una famiglia molto religiosa, la madre soprattutto, esce di casa e finisce nella mani di Chuck Traynor, che la convince a fare il porno. A ventidue anni diventa una star mondiale e solo nove anni più tardi fugge da quel mondo con cui decide di chiudere per sempre. Volevamo trovare una struttura che raccontasse questi passaggi legandoli ai suoi sentimenti e stati d'animo più che seguire un ordine semplicemente cronologico». La libertà che c'era in Howl , in cui il cinema dialogava con la struttura poetica di Ginsberg, non c' è in questo film curatissimo e molto glamour nei dettagli vintage degli anni settanta, camice,pantaloni, shorts di jeans, pettinature, ma dove le sfumature e i chiaroscuri del personaggio finiscono appunto per coincidere con quell'immagine della ragazzetta dai sogni infranti. Pure se Linda a fare il cinema non sembrava pensarci affatto, il suo era semplicemente un sogno di felicità col marito di cui sapeva poco, e anche lì come da manuale quando lo ripesca in galera scopre che non è il principe azzurro che pensava ... Epstein e Friedman le sono vicini, empatizzano con lei, ma è forse questo a costringere il film: all'icona Linda preferiscono la ragazza Linda, il romanzesco è la vita contro la mitologia. Ma nell'una e nell'altra le separazioni non sono mai troppo nette.
 
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