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il manifesto 2013.02.10 - 07
In concorso / IL REGISTA DI «IM SCHATTEN» PRESENTA IL NUOVO «GOLD»
Nel lungo viaggio verso il Klondike Thomas Arslan si smarrisce negli stereotipi
ARTICOLO - C.Pi. BERLINO
ARTICOLO - C.Pi. BERLINO
Le dimissioni di Frau Schaven, ministro dell'Istruzione amica vicinissima a Angela Merkel, accusata di avere copiato la sua tesi di laurea, trentatre anni fa dall'Ateneo di Dusselrdorf dove ha completato i suoi studi, hanno «oscurato» il week end berlinese. Gli schermi televisivi che affollano gli spazi intorno al Palazzo della Berlinale, restituivano i volti tesi e segnati delle due donne, Schaven e la Cancelliera Angela Merkel, quest'ultima per una volta non ci ha provato nemmeno ad abbozzare uno dei suoi proverbiali sorrisini con cui cerca di assumere un aspetto più simpatico. Schavan ha già risposto alle accuse per via giudiziaria ma le dimissioni sembravano l'unica strada percorribile per non creare danni all'immagine della Cdu (le elezioni sono previste il prossimo 22 settembre). Si, lo so, se pensiamo all'Italia sembra quasi una cosa fuori dal mondo, ma è così, e siccome l'istruzione è un'eccellenza del paese» le dimissioni anche se «col cuore pesante» la cancelliera non ha potuto fare altro che accettarle. In gara, anche il primo dei film tedeschi firmato da Thomas Arslan, uno dei registi più coccolati delle ultime generazioni del cinema tedesco, spesso presente alla Berlinale (ricordiamo nel 2010 sempre in gara Im Schatten ) cosa che rendeva il film molto atteso, e inoltre nel cast c'è la diva nazionale Nina Hoss, molto amata e ammiratissima lo scorso anno per la sua perfomance in Barbara di Christian Petzold, altro talento di punta del cinema d'autore nazionale. Gold , Oro, è o vorrebbe essere un western ambientato in Canada, dove alla fine dell'Ottocento un gruppo di tedeschi intraprende un lungo viaggio verso il Klondike rispondendo all'annuncio sul giornale di un tipo che, naturalmente, si rivelerà un truffatore. Sono tutti immigrati europei in America, ognuno con storie diverse, il giornalista alcolico attratto dalla possibilità di raccontare una storia come dall'oro; l'anziana coppia di ristoratori che ha venduto tutto sperando di trovare una ricchezza migliore; il poveraccio che vive con quattro figli nei bassifondi di New York: il cow boy che si occupa dei cavalli e fugge da qualcuno e poi lei, Emily altera, misteriosa, bella che tutti gli uomini guardano e la sola donna del gruppo subito odia. Più di Ford, Arslan pensa a un western come declinazione della wilderness, la sfida dell'uomo verso l'ignoto, in una natura mai esplorata che calamita i protagonisti con la stessa forza delle pepite obbligandoli a mettere in gioco un essere umano che ha già perduto, forse per sempre, il suo rapporto con la natura. Purtroppo però né il suo cinema né la scrittura riescono a reggere il confronto con un immaginario così vasto nel quale il rischio di perdersi è sempre in agguato. E proprio come capita ai suoi personaggi Arslan perde il suo film, inanellando una serie di passaggi ai limiti del «cult» in cui i riferimenti del «genere», comunque lo si voglia declinare diventano una serie di stereotipi senza vita e senza necessità. Viene in mente il capolavoro herzoghani Grizzly Man , Arlsan somiglia un poco al protagonista di quel film, l'uomo che pensava di essere nella natura e di essere amico degli orsi che lo divoreranno.
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