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il manifesto 2013.02.12 - 02 LA PAGINA 3
 
Terremoto in Vaticano L'annuncio a sorpresa del Papa, durante un concistoro convocato per la canonizzazione dei martiri di Otranto. «Rinuncio al ministero di Pietro», ha comunicato, in latino, ai cardinali riuniti. Dal 28 febbraio la sede romana
Il rifiuto di Ratzinger Signore no
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Stanco, malato o incapace di reggere le crescenti tensioni interne. Molte le interpretazioni
Luca Kocci
Con una formula in latino che rinvia al passato remoto di una storia bimillenaria, Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni da Papa. Lascerà il soglio pontificio il prossimo 28 febbraio. Da quel momento la «sede di san Pietro» sarà vacante. Nei giorni successivi sarà convocato il Conclave per l'elezione del nuovo pontefice, che molto probabilmente avverrà già prima di Pasqua.
L'annuncio a sorpresa - solo il fratello di Ratzinger, Georg, ha dichiarato di saperlo da tempo - è arrivato ieri mattina alle 11, durante il Concistoro che stava deliberando la canonizzazione dei Martiri di Otranto, uccisi dai turchi nel 1480. «Vi ho convocati anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa», ha detto il Papa ai cardinali. «Sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino», considerando che «nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato». Perciò «dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma» e di «successore di san Pietro».
Dimissioni quindi per «l'incapacità», ammessa esplicitamente, di governare la Chiesa. Una Chiesa che negli ultimi anni è stata investita da scandali e questioni di enorme portata: i casi di pedofilia venuti alla luce in tutto il mondo, le forti tensioni con il mondo islamico (provocate anche dalle incaute esternazioni di Ratzinger contro il profeta Maometto in un discorso a Ratisbona nel 2006) e con il mondo ebraico (anche per l'accelerazione sulla beatificazione di Pio XII, il papa dei silenzi sulla Shoah), il "ritorno al passato" della messa in latino e della cancellazione della scomunica ai lefebvriani, il ridimensionamento del Concilio Vaticano II interpretato con l'ottica della «ermeneutica della continuità». Ma anche, e soprattutto, gli scontri all'interno della Curia: dallo Ior, con il licenziamento del presidente Ettore Gotti Tedeschi e i nuovi scandali finanziari in cui la banca vaticana è tuttora coinvolta, fino al "corvo", che con la diffusione di lettere e documenti riservati ha messo a nudo le lotte intestine in atto nei sacri palazzi. Insomma se c'è da individuare una causa che ha portato il Papa alla decisione di dimettersi, si tratta proprio del potere, che ha schiacciato colui che lo deteneva e doveva gestirlo.
La decisione delle dimissioni del pontefice «è stata presa da molti mesi, dopo il viaggio in Messico e a Cuba, in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere», scrive il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, nell'editoriale dell'edizione di oggi, uscita nel pomeriggio di ieri, poche ore dopo l'annuncio.
Le reazioni sono arrivate da tutto il mondo, a cominciare alla Germania di Papa Ratzinger, da dove la cancelliera Merkel ha elogiato il Papa che «ha preso la sua decisione per il bene della sua Chiesa». E poi capi di Stato e di governo, autorità cattoliche, delle Chiese cristiane e delle altre religioni. Compreso qualche commento critico, come quello di un gruppo di vittime di abusi commessi in Irlanda da preti e religiosi: «Ratzinger non ha fatto nulla per noi», hanno detto, «ha avuto una grande occasione, ha promesso molte cose ma alla fine non ha fatto nulla».
Anche in Italia tutti hanno voluto dire la loro, personalità istituzionali, politiche e religiose. Per Napolitano - che ha incontrato Ratzinger pochi giorni fa, durante un concerto in Vaticano per l'anniversario dei Patti lateranensi - il Papa ha compiuto un «gesto di straordinario coraggio, rispetto per grande senso di responsabilità». Per il presidente della Cei Bagnasco si tratta di «una decisione che ci lascia con l'animo carico di dolore e di rincrescimento», benché sia un «esempio di profonda libertà interiore». «Apprezzamento per la decisione del Papa» viene espresso anche dai cattolici di base del movimento Noi Siamo Chiesa: in questo modo «si demitizza la figura del papa», che così può essere «vista nell'umanità» e «considerata come quella di un vescovo tra gli altri vescovi» (che sono tenuti alle dimissioni compiuti i 75 anni). «Il tradizionale immobilismo delle norme e delle prassi nella Chiesa Cattolica è stato, in questo caso, positivamente superato», aggiunge il movimento cattolico riformatore, «ora auspichiamo che si vada coraggiosamente e progressivamente in questa direzione anche in altre questioni, a partire dalla modifica della composizione del collegio elettorale del vescovo di Roma perché sia più rappresentativo della ricca e pluralistica realtà di tutto il popolo di Dio». BENEDETTO XVI ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI AL CONCISTORO CARDINALIZIO IN VATICANO / F OTO REUTERS A SINISTRA, LA COPERTINA DI OGGI DELL'«OSSERVATORE ROMANO»

«Decisione
presa da mesi»

«Benedetto XVI lascia il pontificato» titola seccamente l'«Osservatore romano» in uscita oggi con un editoriale del direttore, Giovanni Maria Vian, dal titolo «Il futuro di Dio». «La decisione delle dimissioni «è stata presa da molti mesi, dopo il viaggio in Messico e a Cuba, in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere», scrive il direttore in prima pagina, l'unico a non sembrare sorpreso. Il viaggio a Cuba e Messico si svolse poco meno di un anno fa: dal 23 al 29 marzo 2012.
 
[stampa]
 
 
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