EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 LA PAGINA 3
-
ARTICOLO Da monsignor Bettazzi a Ferrara, un anno fa già se ne parlava
-
ARTICOLO Teologia progressista, Islam e preservativi i tre nemici del papa
-
ARTICOLO Dopo Ratisbona provò a fare da ponte con l'ebraismo di Michele Giorgio GERUSALEMME
-
ARTICOLO In Germania 300mila fedeli in meno per gli abusi sessuali di Anna Maria Merlo PARIGI
-
ARTICOLO CONVENTO MATER ECCLESIAE Resta in Vaticano
05 LA PAGINA 3
06 POLITICA & SOCIETÀ
07 INTERNAZIONALE
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
Edizione html
il manifesto 2013.02.12 - 04 LA PAGINA 3
La scelta di Pietro Stupore e rispetto da parte dei potenti della terra. Ma anche critiche dalle associazioni omosex e dalle vittime degli abusi. Teologo rigido e pessimo politico, Ratzinger non ha colmato l'abisso tra Roma e il resto del mondo MEDIO ORIE
Dopo Ratisbona provò a fare da ponte con l'ebraismo
ARTICOLO - Michele Giorgio GERUSALEMME
ARTICOLO - Michele Giorgio GERUSALEMME
GERUSALEMME
In Medio Oriente Joseph Ratzinger ha avuto un impatto meno significativo rispetto al suo predecessore Karol Wojtyla ma, in ogni caso, non privo di importanza. Da un lato Benedetto XVI ha agito per ridurre la distanza tra Cristianesimo e Islam, dopo un inizio di pontificato segnato dalle violenze innescate dal suo discorso a Ratisbona con il quale negò «ragionevolezza» alla religione di Maometto. Dall'altro ha continuato il percorso di riconciliazione con l'Ebraismo avviato con decisione da Giovanni Paolo II.
Il rabbino capo d'Israele Yona Metzger, attraverso un suo portavoce, ha riconosciuto ieri il miglioramento «delle relazioni tra la Chiesa e il Rabbinato», proprio grazie a Ratzinger. «Gli va dato atto - ha detto Metzger - d'aver fatto molto per i legami inter-religiosi...Gli siamo grati per essere rimasto fedele alla strategia del suo predecessore di rafforzare i legami col popolo ebraico» .
In Israele ricordano in particolare la visita nel 2009 di Ratzinger al Memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme. Il rabbino David Rosen, per anni interlocutore del Vaticano sui rapporti tra Cristianesimo ed Ebraismo, ha sottolineato il contributo dato da Ratzinger alla lotta all'antisemitismo e nell'aver ribadito, in libri e documenti, la posizione espressa dalla Chiesa nel 1965 (Nostra Aetate) sulla non responsabilità del popolo ebraico per la morte di Gesù Cristo. Nel suo pontificato tuttavia Benedetto XVI non è riuscito a risolvere le controversie tra Vaticano e Stato di Israele su varie questioni, come lo status delle proprietà della Chiesa in Terra Santa e la libertà di movimento dei religiosi cattolici da e per i Territori occupati palestinesi. Così come rimane ampia la differenza tra le due parti sul ruolo avuto, durante la Seconda Guerra Mondiale, da Pio XII, accusato di non essere intervenuto pubblicamente per fermare la deportazione di ebrei nei campi di sterminio.
L'annuncio giunto dal Vaticano ha generato sorpresa e clamore anche tra i palestinesi e tra i religiosi cristiani a Gerusalemme e nei Territori occupati. «Un pater familias che ha pensato all'umanità - ha commentato il Patriarca cattolico Twal Fouad - ricordiamo ancora il suo discorso da amico dei palestinesi e degli israeliani». Il viaggio a Gerusalemme del 2009 lasciò un segno nei Territori per le dichiarazioni fatte da Ratzinger a favore dell'indipendenza palestinese. «La santa sede - disse il pontefice al presidente dell'Anp Abu Mazen - appoggia il diritto del suo popolo ad una sovrana patria palestinese nella terra dei vostri antenati...entro confini internazionalmente riconosciuti». Rivolse un saluto particolare ai palestinesi di Gaza, vittime qualche mese prima dell'offensiva «Piombo fuso». E parlò di «muro» in riferimento alla barriera costruita da Israele in Cisgiordania. «Il Muro - disse ai palestinesi del campo profughi di Aida - si introduce nei vostri territori separando i vicini e dividendo le famiglie... nascondendo molta parte di Betlemme... ma i muri si costruiscono facilmente, non durano per sempre...i muri possono essere abbattuti». Non è andata così, il Muro è sempre lì, quelle parole però furono accolte con favore dai palestinesi. Così come il mondo islamico giudicò con soddisfazione la decisione di Ratzinger, un paio di giorni prima in Giordania, di entrare per la seconda volta in una moschea - la prima fu la Moschea Blu di Istanbul nel 2006 - allo scopo di mettersi alle spalle le polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona.
In Medio Oriente Joseph Ratzinger ha avuto un impatto meno significativo rispetto al suo predecessore Karol Wojtyla ma, in ogni caso, non privo di importanza. Da un lato Benedetto XVI ha agito per ridurre la distanza tra Cristianesimo e Islam, dopo un inizio di pontificato segnato dalle violenze innescate dal suo discorso a Ratisbona con il quale negò «ragionevolezza» alla religione di Maometto. Dall'altro ha continuato il percorso di riconciliazione con l'Ebraismo avviato con decisione da Giovanni Paolo II.
Il rabbino capo d'Israele Yona Metzger, attraverso un suo portavoce, ha riconosciuto ieri il miglioramento «delle relazioni tra la Chiesa e il Rabbinato», proprio grazie a Ratzinger. «Gli va dato atto - ha detto Metzger - d'aver fatto molto per i legami inter-religiosi...Gli siamo grati per essere rimasto fedele alla strategia del suo predecessore di rafforzare i legami col popolo ebraico» .
In Israele ricordano in particolare la visita nel 2009 di Ratzinger al Memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme. Il rabbino David Rosen, per anni interlocutore del Vaticano sui rapporti tra Cristianesimo ed Ebraismo, ha sottolineato il contributo dato da Ratzinger alla lotta all'antisemitismo e nell'aver ribadito, in libri e documenti, la posizione espressa dalla Chiesa nel 1965 (Nostra Aetate) sulla non responsabilità del popolo ebraico per la morte di Gesù Cristo. Nel suo pontificato tuttavia Benedetto XVI non è riuscito a risolvere le controversie tra Vaticano e Stato di Israele su varie questioni, come lo status delle proprietà della Chiesa in Terra Santa e la libertà di movimento dei religiosi cattolici da e per i Territori occupati palestinesi. Così come rimane ampia la differenza tra le due parti sul ruolo avuto, durante la Seconda Guerra Mondiale, da Pio XII, accusato di non essere intervenuto pubblicamente per fermare la deportazione di ebrei nei campi di sterminio.
L'annuncio giunto dal Vaticano ha generato sorpresa e clamore anche tra i palestinesi e tra i religiosi cristiani a Gerusalemme e nei Territori occupati. «Un pater familias che ha pensato all'umanità - ha commentato il Patriarca cattolico Twal Fouad - ricordiamo ancora il suo discorso da amico dei palestinesi e degli israeliani». Il viaggio a Gerusalemme del 2009 lasciò un segno nei Territori per le dichiarazioni fatte da Ratzinger a favore dell'indipendenza palestinese. «La santa sede - disse il pontefice al presidente dell'Anp Abu Mazen - appoggia il diritto del suo popolo ad una sovrana patria palestinese nella terra dei vostri antenati...entro confini internazionalmente riconosciuti». Rivolse un saluto particolare ai palestinesi di Gaza, vittime qualche mese prima dell'offensiva «Piombo fuso». E parlò di «muro» in riferimento alla barriera costruita da Israele in Cisgiordania. «Il Muro - disse ai palestinesi del campo profughi di Aida - si introduce nei vostri territori separando i vicini e dividendo le famiglie... nascondendo molta parte di Betlemme... ma i muri si costruiscono facilmente, non durano per sempre...i muri possono essere abbattuti». Non è andata così, il Muro è sempre lì, quelle parole però furono accolte con favore dai palestinesi. Così come il mondo islamico giudicò con soddisfazione la decisione di Ratzinger, un paio di giorni prima in Giordania, di entrare per la seconda volta in una moschea - la prima fu la Moschea Blu di Istanbul nel 2006 - allo scopo di mettersi alle spalle le polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 