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il manifesto 2013.02.12 - 14 LETTERE
 
Campagna elettorale
Programmi, e come realizzarli
ARTICOLO

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I partiti di sinistra, e anche di centrosinistra, in campagna elettorale dovranno andare molto nel preciso sui temi attuali. Si elencano sempre le cose, tante e ardue, da fare dopo le elezioni. Si tratti della situazione politica, di finanza, economia, o altro, spesso temi insoliti per molti sono stati recentemente sviscerati in dibattiti vasti e approfonditi, ben più che in passato. Proposte per anni documentatamente presentate, sembrava senza esito, da esperti o movimenti, in prima linea Sbilanciamoci e molti altri, passo dopo passo invece hanno guadagnato spazio («le idee camminano»). Ma adesso non basta elencarle. Già in campagna elettorale dobbiamo discutere di come realizzarle. Se per esempio si afferma di voler realizzare un programma di cura del territorio, risanamento, messa in sicurezza sismica, o di valorizzazione delle acque, occorre ormai dire subito come concretamente ci si prepara ad avviarlo. Altrimenti ogni proposta resta poco credibile. Vedere ad esempio di quali competenze disponiamo al riguardo nel paese, come possiamo cercare, di fronte a un intervento tanto vasto, di avviare una prima semplificazione di norme e pratiche; capire di quali merci per gli interventi disponiamo, di qualità e non scadenti - penoso rischio nostrano - a prezzi giusti e non speculativi (per la ricostruzione dopo il terremoto la Regione Emilia, ad esempio, ha predisposto parametri di base ragionati); prevedere quanto un grande progetto come questo servirà a creare occupazione nuova, a recuperare imprese, a non disperdere competenze; dove si intende trovare i soldi necessari ecc. Lo stesso discorso vale per altri lavori nuovi o rinnovati, utili per la società (la Regione Puglia, con competenze statutarie e finanziarie limitate, ha creato in questi anni di crisi 21.000 posti di lavoro nuovi; come?) Il metodo vale anche per altri settori, quello industriale ad esempio, dove occorre finalmente misurarsi sul come avviare una indispensabile riconversione produttiva, o autogestione (anche questo è stato più volte sperimentato nei recenti duri anni, anzitutto all'estero, dalla Germania all'Argentina). Un progetto così grande e preciso non ha senso vero, e alla lunga non reggerà, se rimane burocratico e non opera un vasto coinvolgimento sociale. Ha bisogno di grandi linee generali di riferimento e nello stesso tempo va discusso e realizzato con pratiche locali, sulla terra che si calpesta e le acque che si usano. La pur disastrata società italiana sa essere ormai, se vuole, una miniera di osservazioni, studi, esperienze al riguardo. Le si può chiedere, per un progetto così impegnativo ma appassionante, una eccezionale collaborazione per fini ben precisi e persino una parte di aiuto volontario possibile (è già avvenuto anche questo). La campagna elettorale deve essere tutta, non un monologo ma una interlocuzione dei candidati con i cittadini, scontando anche inevitabili difficoltà. I candidati si possono portare i quesiti e le opinioni dei cittadini fin nei salotti elettorali televisivi, come no?
Carla Grandi
 
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