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il manifesto 2013.02.12 - 16 STORIE
lavoro
Findus DIRITTI CONGELATI
ARTICOLO
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A Latina la proprietà taglia pause e buste paga, mentre prolificano i precari. E intanto i lavoratori vengono chiamati uno a uno a firmare un accordo capestro
Antonio Sciotto
La Findus come la Fiat? Forse il paragone può sembrare un po' eccessivo, ma in questi giorni i lavoratori del surgelato sono sottoposti a una pressione fortissima per firmare una conciliazione sui diritti pregressi e l'accettazione di un integrativo a perdere: senza l'accordo della Cgil, ma con di fronte una vera e propria «squadra d'assalto». Convocati uno a uno, si trovano davanti il capo e il vicecapo del personale, un rappresentante di Confindustria e due sindacalisti di Cisl e Uil. Difficile trovare la forza psicologica di non siglare il testo-capestro. E se il risparmio, a livello europeo, si gioca sulla sostituzione della carne di manzo con quella di cavallo (lo scandalo è scoppiato qualche giorno fa, e ne diamo conto in questa pagina), nello stabilimento italiano di Latina i costi si tagliano invece a partire dal lavoro.
Per capire come si possano ridurre drasticamente i costi basta tornare indietro al 2010, quando la Unilever, vecchia proprietaria del marchio Findus, cede il brand e i relativi impianti alla Permira, che è un fondo finanziario britannico di private equity. In realtà Permira è, per così dire, «dietro le quinte»: perché Findus viene venduta alla «Compagnia Surgelati Italiana» (Csi, come il famoso poliziesco Usa), che è a sua volta di proprietà della Birds Eye Iglo, controllata appunto da Permira. All'estero, infatti, il marchio sui prodotti in genere esce più come Iglo che non come Findus, tipicamente italiano. E la Birds, tanto per la cronaca, ha altri tre stabilimenti in Europa: due in Germania e uno in Inghilterra.
Descritta questa complessa filiera di scatole cinesi, andiamo al «sodo»: essendo Permira un fondo finanziario, al contrario di Unilever che ha invece una struttura e una vocazione più industriale, appena arrivata a Latina ha deciso di tagliare violentemente i costi. Abbattendo la sua mannaia sul personale. Innanzitutto ha disdetto immediatamente, e unilateralmente, tutti i contratti integrativi, riportando l'impianto indietro di 40 anni e i dipendenti al contratto nazionale base dell'agroindustria. «Tra una voce e l'altra - spiega Giovanni Gioia, segretario della Flai Cgil di Latina - i dipendenti hanno perso di botto qualcosa come 4 mila - 5 mila euro l'anno, con punte di 7 mila - 8 mila per figure come i manutentori. Sono state ridotte le pause e azzerato il premio di produzione, che da solo era di 1600 euro l'anno».
Insomma, Capitan Findus, così bonario e ammiccante dagli spot in tv, in fabbrica è invece proprio cattivello. Per non parlare del draghetto dei Sofficini, tanto amato dai bambini. Con le tute blu di Cisterna (anzi bianche, il colore della loro divisa da lavoro) mostra un volto non proprio giocoso. Ma i guai per i lavoratori dei 4 Salti in padella non sono finiti.
L'azienda, infatti, ha definito, in due diverse fasi, un sostanzioso programma di esuberi, che per fortuna i sindacati sono riusciti a contenere, trasformando le mobilità in prepensionamenti e uscite con incentivi (gli accordi sottoscritti hanno portato fino a 45 mila euro lordi di buonuscita, che in epoca di crisi certo non sono poco). Ma di un nuovo integrativo, condiviso da tutti, neanche a parlarne: anzi, al contrario, dopo mesi di trattative Cisl e Uil hanno firmato un contratto separato con la proprietà, che istituisce un premio di produzione un po' «farlocco» (lo descriviamo dopo) e un rimborso per il cosiddetto «tempo tuta», mai riconosciuto nemmeno da Unilever, secondo la Cgil piuttosto risibile.
A Cisterna vengono prodotti tutti i generi alimentari Findus che ci ritroviamo sulle tavole italiane, e diversi cibi da esportazione. I 4 salti in padella e That's amore, ad esempio, sono destinati solo al mercato italiano. Dallo stabilimento laziale escono anche i bastoncini, i sofficini e le pizze. Mentre per quanto riguarda i pisellini, i minestroni, gli spinaci e le verdure varie, buona parte del prodotto è destinato all'estero. Insomma, roba che vende. Ma essendo i prezzi comunque un po' alti rispetto alla media, la crisi si è fatta sentire. E i sindacati non hanno difficoltà ad ammettere che in effetti una riorganizzazione serviva, ma non gestita in modo unilaterale e con tagli violenti dei premi, come è accaduto.
«I volumi produttivi sono scesi, è vero - ammette il segretario Flai, Gioia - Ma questo non solo per la crisi, ma anche per scelte aziendali sbagliate e il crescente squilibrio tra qualità dei prodotti e prezzi allo scaffale. Se fino a 5-6 anni fa uscivano da Cisterna 150 mila tonnellate di cibi, nel 2011 si è passati a 97 mila, ridotti ulteriormente a 87 mila nel 2012». Parallelamente, con la politica degli esodi incentivati, il personale si è ridotto da 530 a 400 unità.
E mentre l'azienda metteva in cassa - spesso «mirata» sugli iscritti al sindacato - si è sempre continuato ad assumere interinali. «Dentro lo stabilimento - spiega Maurizio Paniccia, Rsu Flai Cgil - sono presenti due uffici dell'Adecco e della Randstad che sfornano numerosi contratti, anche solo di un giorno».
E qui arriviamo all'integrativo contestato. Il premio annuale, che prima arrivava a 1600 euro, nell'intesa azienda-Cisl-Uil è stato ridotto a 1100 euro, che peraltro vengono riconosciuti interamente solo a chi fa zero giorni di assenza in un anno (e pensare che molti operai lavorano in celle frigorifere fino a -40 gradi). Chi ne fa da zero a tre se lo vede decurtato del 50%, chi da 3 a 5 giorni addirittura dell'80%. Decurtazioni previste anche per assenze da legge 104 (disabili), per gli infortuni sul lavoro e - udite udite - perfino per la maternità. Negativa anche l'intesa sul «cambio tuta», i 10 minuti previsti per il cambio: l'azienda restituirà per i passati 5 anni solo 2500 euro, quando secondo la Cgil la cifra da cui partire avrebbe dovuto essere almeno sui 3 mila-4 mila l'anno. Accordi firmati da Cisl e Uil senza la maggioranza delle Rsu, e pertanto non estendibili erga omnes, secondo l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011. E per questo oggi l'azienda chiama i lavoratori uno a uno, per invitarli gentilmente a firmare. PROTESTA DEI LAVORATORI FINDUS DAVANTI ALLO STABILIMENTO DI CISTERNA DI LATINA
La Findus come la Fiat? Forse il paragone può sembrare un po' eccessivo, ma in questi giorni i lavoratori del surgelato sono sottoposti a una pressione fortissima per firmare una conciliazione sui diritti pregressi e l'accettazione di un integrativo a perdere: senza l'accordo della Cgil, ma con di fronte una vera e propria «squadra d'assalto». Convocati uno a uno, si trovano davanti il capo e il vicecapo del personale, un rappresentante di Confindustria e due sindacalisti di Cisl e Uil. Difficile trovare la forza psicologica di non siglare il testo-capestro. E se il risparmio, a livello europeo, si gioca sulla sostituzione della carne di manzo con quella di cavallo (lo scandalo è scoppiato qualche giorno fa, e ne diamo conto in questa pagina), nello stabilimento italiano di Latina i costi si tagliano invece a partire dal lavoro.
Per capire come si possano ridurre drasticamente i costi basta tornare indietro al 2010, quando la Unilever, vecchia proprietaria del marchio Findus, cede il brand e i relativi impianti alla Permira, che è un fondo finanziario britannico di private equity. In realtà Permira è, per così dire, «dietro le quinte»: perché Findus viene venduta alla «Compagnia Surgelati Italiana» (Csi, come il famoso poliziesco Usa), che è a sua volta di proprietà della Birds Eye Iglo, controllata appunto da Permira. All'estero, infatti, il marchio sui prodotti in genere esce più come Iglo che non come Findus, tipicamente italiano. E la Birds, tanto per la cronaca, ha altri tre stabilimenti in Europa: due in Germania e uno in Inghilterra.
Descritta questa complessa filiera di scatole cinesi, andiamo al «sodo»: essendo Permira un fondo finanziario, al contrario di Unilever che ha invece una struttura e una vocazione più industriale, appena arrivata a Latina ha deciso di tagliare violentemente i costi. Abbattendo la sua mannaia sul personale. Innanzitutto ha disdetto immediatamente, e unilateralmente, tutti i contratti integrativi, riportando l'impianto indietro di 40 anni e i dipendenti al contratto nazionale base dell'agroindustria. «Tra una voce e l'altra - spiega Giovanni Gioia, segretario della Flai Cgil di Latina - i dipendenti hanno perso di botto qualcosa come 4 mila - 5 mila euro l'anno, con punte di 7 mila - 8 mila per figure come i manutentori. Sono state ridotte le pause e azzerato il premio di produzione, che da solo era di 1600 euro l'anno».
Insomma, Capitan Findus, così bonario e ammiccante dagli spot in tv, in fabbrica è invece proprio cattivello. Per non parlare del draghetto dei Sofficini, tanto amato dai bambini. Con le tute blu di Cisterna (anzi bianche, il colore della loro divisa da lavoro) mostra un volto non proprio giocoso. Ma i guai per i lavoratori dei 4 Salti in padella non sono finiti.
L'azienda, infatti, ha definito, in due diverse fasi, un sostanzioso programma di esuberi, che per fortuna i sindacati sono riusciti a contenere, trasformando le mobilità in prepensionamenti e uscite con incentivi (gli accordi sottoscritti hanno portato fino a 45 mila euro lordi di buonuscita, che in epoca di crisi certo non sono poco). Ma di un nuovo integrativo, condiviso da tutti, neanche a parlarne: anzi, al contrario, dopo mesi di trattative Cisl e Uil hanno firmato un contratto separato con la proprietà, che istituisce un premio di produzione un po' «farlocco» (lo descriviamo dopo) e un rimborso per il cosiddetto «tempo tuta», mai riconosciuto nemmeno da Unilever, secondo la Cgil piuttosto risibile.
A Cisterna vengono prodotti tutti i generi alimentari Findus che ci ritroviamo sulle tavole italiane, e diversi cibi da esportazione. I 4 salti in padella e That's amore, ad esempio, sono destinati solo al mercato italiano. Dallo stabilimento laziale escono anche i bastoncini, i sofficini e le pizze. Mentre per quanto riguarda i pisellini, i minestroni, gli spinaci e le verdure varie, buona parte del prodotto è destinato all'estero. Insomma, roba che vende. Ma essendo i prezzi comunque un po' alti rispetto alla media, la crisi si è fatta sentire. E i sindacati non hanno difficoltà ad ammettere che in effetti una riorganizzazione serviva, ma non gestita in modo unilaterale e con tagli violenti dei premi, come è accaduto.
«I volumi produttivi sono scesi, è vero - ammette il segretario Flai, Gioia - Ma questo non solo per la crisi, ma anche per scelte aziendali sbagliate e il crescente squilibrio tra qualità dei prodotti e prezzi allo scaffale. Se fino a 5-6 anni fa uscivano da Cisterna 150 mila tonnellate di cibi, nel 2011 si è passati a 97 mila, ridotti ulteriormente a 87 mila nel 2012». Parallelamente, con la politica degli esodi incentivati, il personale si è ridotto da 530 a 400 unità.
E mentre l'azienda metteva in cassa - spesso «mirata» sugli iscritti al sindacato - si è sempre continuato ad assumere interinali. «Dentro lo stabilimento - spiega Maurizio Paniccia, Rsu Flai Cgil - sono presenti due uffici dell'Adecco e della Randstad che sfornano numerosi contratti, anche solo di un giorno».
E qui arriviamo all'integrativo contestato. Il premio annuale, che prima arrivava a 1600 euro, nell'intesa azienda-Cisl-Uil è stato ridotto a 1100 euro, che peraltro vengono riconosciuti interamente solo a chi fa zero giorni di assenza in un anno (e pensare che molti operai lavorano in celle frigorifere fino a -40 gradi). Chi ne fa da zero a tre se lo vede decurtato del 50%, chi da 3 a 5 giorni addirittura dell'80%. Decurtazioni previste anche per assenze da legge 104 (disabili), per gli infortuni sul lavoro e - udite udite - perfino per la maternità. Negativa anche l'intesa sul «cambio tuta», i 10 minuti previsti per il cambio: l'azienda restituirà per i passati 5 anni solo 2500 euro, quando secondo la Cgil la cifra da cui partire avrebbe dovuto essere almeno sui 3 mila-4 mila l'anno. Accordi firmati da Cisl e Uil senza la maggioranza delle Rsu, e pertanto non estendibili erga omnes, secondo l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011. E per questo oggi l'azienda chiama i lavoratori uno a uno, per invitarli gentilmente a firmare. PROTESTA DEI LAVORATORI FINDUS DAVANTI ALLO STABILIMENTO DI CISTERNA DI LATINA
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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