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il manifesto 2013.02.13 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
Criminalità / UNA RICERCA DI LEGAMBIENTE
Il boom inarrestabile delle ecomafie un'inchiesta ogni quattro giorni
ARTICOLO

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ROMA
E' un'industria che va a gonfie e i cui campi di interesse si allargano a vari settori; dal traffico di rifiuti a quello di animali, senza dimenticare le merci contraffate. E il fatturato di questa attività criminale si conta con cifre a nove zeri. Un attivismo a cui fanno da contraltare le inchieste, sempre più numerose, della magistratura a ulteriore testimonianza anche di quanto le organizzazioni criminali si diano da fare: negli ultimi due anni si registra un'inchiesta ogni due giorni, con 297 persone arrestate e denunciate, 35 aziende sequestrate e merci per un valore di 560 milioni di euro sequestrate. E l'Italia è al centro anche di 163 inchieste internazionali.
I numeri di questa attività criminale sono stati presentati ieri nella ricerca condotta da Legambiente e Consorzio Polieco sui flussi illeciti di merci e rifiuti tra l'Italia, l'Europa e il resto del mondo,. «Un dossier - ha spiegato l'associazione ambientalista - che attraverso l'analisi delle connessioni fra le diverse filiere merceologiche, i soggetti coinvolti, le modalità operative, i luoghi più battuti dalle trame criminali mette in luce come una fetta 'in nero' della globalizzazione si sovrapponga e si mischi a quella legale, crescendo con essa a velocità supersonica».
Traffici che avvengono nella maggior parte dei casi utilizzando navi e porti italiani. Che figurano per 72 volte come punti di destinazione delle merci e per 50 volte come aree di partenza. Il porto coinvolto nel maggior numero di inchieste è quello di Ancona, seguito da Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli, Taranto, Gioia Tauro (Reggio Calabria), La Spezia e Salerno. Il paese invece più coinvolto nei traffici da e per l'Italia è al Cina, i cui porti sono stati individuati come punti di partenza o di arrivo di traffici illeciti ben 45 volte. Al secondo posto figura la Grecia (con 21 inchieste) seguita da Albania (8 inchieste), dall'area del Nord Africa, da quella del medio oriente e dalla Turchia (rispettivamente 6 inchieste).
Traffici legali e business criminale crescono di pari passo. Secondo il dossier di Legambiente, mentre le esportazioni legali di rifiuti dai Paesi dell'Unione europea verso Paesi non appartenenti all'Ue sono cresciuti del 131% dal 2001 al 2009, la stessa tendenza si è registrata anche per quanto riguarda il traffico illecito di rifiuti, con 18.800 tonnellate di scarti destinati illegalmente all'estero negli ultimi due anni, con un incremento del 35% circa rispetto al biennio 2008/2009.
Stessa discorso vale sia per le merci contraffatte, che per il traffico di specie animali protette. Nel primo caso l'Ocse ha stimato un giro d'affari per il 2009 di oltre 250 miliardi di dollari e una perdita di circa due milioni e mezzo di posti di lavoro. «Sullo stesso trend - è scritto nel rapporto - i sequestri di animali vivi o parti di animali morti, protetti dalla Convenzione Cites sulle specie a rischio di estinzione e trafficati illegalmente. Nel complesso, nel 2011 il Corpo forestale dello Stato ha accertato 189 reati, con 132 persone denunciate all'autorità giudiziaria. 237 sequestri e 209 illeciti amministrativi per un importo notificato pari a 1.452.060,34 euro». «Per stroncare i mercati illegali - ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - è importante rafforzare le azioni di contrasto e prevenzione. Ci auguriamo che il prossimo parlamento introduca nel Codice penale i delitti contro l'ambiente e si impegni a ricostruire la commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie».
 
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