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il manifesto 2013.02.13 - 06 INTERNAZIONALE
 
Colombia/SANTOS CONSEGNA CASE GRATUITE ALLE FAMIGLIE
Le Forze armate rivoluzionarie: «Liberiamo altri prigionieri»
ARTICOLO

ARTICOLO
Geraldina Colotti
L'ex senatrice e attivista del movimento Colombiani e colombiane per la pace, Piedad Cordoba (nella foto) ha annunciato che le Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) liberereranno entro la fine della settimana due poliziotti e un militare, sequestrati il 25 gennaio scorso nel dipartimento Valle del Cauca (sudovest del paese) mentre effettuavano operazioni di intelligence. Un altro piccolo passo nel processo di pace tra il governo conservatore di Manuel Santos e la guerriglia marxista. Il dialogo ha avuto inizio ufficialmente a Oslo il 18 ottobre 2012 ed è proseguito poi a all'Avana, con la mediazione del Venezuela, articolandosi in diverse tappe. Nelle fasi preparatorie dei negoziati - tra il febbraio e l'ottobre del 2012 - la Croce rossa internazionale (Cri) e il governo cubano hanno organizzato l'arrivo di 30 guerriglieri (13 donne e 17 uomini), momentaneamente esentati dai mandati di cattura e dalle cospicue taglie messe sulle loro teste dal governo colombiano. E sarà ancora una volta la Croce rossa a riportare a casa i militari prigionieri, fidando su una momentanea sospensione delle operazioni militari da parte dell'esercito colombiano.
Quella delle «zone demilitarizzate» è sempre stata la principale condizione di base posta dalla guerriglia nelle trattative, sempre disattesa. A questo riguardo, anche Santos ha garantito che, durante i negoziati, «non verrà smilitarizzato un solo millimetro del territorio nazionale», e i suoi negoziatori ci hanno tenuto a confermare che «il vero processo di pace comincerà solo con la resa della guerriglia». Il 19 novembre 2012, nonostante il rifiuto del governo di fare altrettanto, le Farc hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, scaduto il 20 gennaio. Come spiega Hernando Calvo Ospina in un reportage dall'Avana (in uscita il 14 su Le Monde diplomatique/ilmanifesto) la guerriglia (la più longeva dell'America latina) ha deciso di tener duro sul negoziato nonostante i ripetuti attacchi ricevuti dall'inizio dell'offerta di dialogo, nel 2010.
Subito dopo la risposta di Santos - ok alle trattative, ma senza pubblicità - il 22 settembre 2010, 30 tonnellate di bombe e missili dell'Operazione Sodoma cadono sull'accampamento in cui si trova «El Mono Jojoy», il guerrigliero che ha messo in moto la trattativa. Un'offensiva militare a cui seguono molte altre, fino alla recente uccisione, il 31 gennaio, di Jacobo Arango, molto vicino a Ivan Marquez, il capo dei negoziatori Farc all'Avana, e alla cattura di un altro dirigente, Victor Hugo Silva Soto. Questa volta, però, nella partita del dialogo è entrata anche una grossa fetta di società colombiana, protagonista e destinataria delle proposte di pace: presentate dalle Farc, ma frutto di diverse tornate di assemblee pubbliche che si sono tenute nel paese. Al primo punto delle trattative c'è la riforma agraria, «principale causa storica del conflitto». Il 6 gennaio, sono state presentate «8 proposte minime per il riordino e l'uso del territorio». Santos ha dato una prima risposta, consegnando 211 case gratuite (su 100.000 promesse) alle famiglie povere nel comune di Pradera (nel sudest), una delle zone più colpite dal conflitto armato che dura dagli anni '60.
 
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