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il manifesto 2013.02.13 - 07 INTERNAZIONALE
 
DIRITTI NEGATI IN OMAN Sciopero della fame a oltranza
ARTICOLO

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Continua lo sciopero della fame avviato da 21 attivisti detenuti in Oman per protestare contro i continui rinvii dell'appello di fronte alla Corte Suprema contro la loro condanna a 18 mesi di reclusione. Sono stati tutti accusati di aver usato i social network in internet per criticare il governo e di aver preso parte a manifestazioni vietate contro il sultano Qaboos. A dare il via alla protesta è stato Said al-Hashemi, subito messo in stato di isolamento dalle autorità carcerarie e di cui non si è più saputo nulla. «Attueremo uno sciopero della fame a tempo indeterminato fino a quando la nostra oppressione non finirà, fino a quando non sarà riconosciuta la giustizia e l'imparzialità della Corte Suprema e fino a quando la palese interferenza nel potere giudiziario non sarà fermata», hanno scritto i detenuti in un comunicato fatto arrivare alla stampa. L'Oman è criticato dai centri per la protezione dei diritti umani per la dura repressione di ogni forma di critica interna. Amnesty International accusa Muscat di uso della forza contro i manifestanti e della promulgazione di leggi che puniscono severamente chiunque critichi il regime. Anche l'Oman era sceso in piazza dopo le rivolte in Tunisia ed Egitto due anni fa per chiedere l'aumento dei salari, riforme politiche e libertà di espressione, senza però ottenere alcuna risposta dal sultano Qaboos. Qualche giorno fa però il Parlamento ha approvato un aumento del salario minimo che salirà a 325 rial al mese (844 dollari), un aumento di oltre il 60% rispetto al passato e che interesserà circa 122mila lavoratori.
 
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