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il manifesto 2013.02.13 - 11 CULTURA
 
IL DOSSETTISMO
Le anomalie del teologo in polemici pamphlet e negli attacchi «in casa»
ARTICOLO

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Luca Kocci
Giuseppe Dossetti continua a dividere. La politica - «dossettismo» è l'accusa che, nel mondo cattolico, ancora viene rivolta a quelli che guardano un po' troppo a sinistra - ma soprattutto la Chiesa, dove la memoria su alcuni snodi della storia dell'Italia repubblicana è tutt'altro che condivisa: la Costituzione, e quindi l'idea di Stato; il Concilio, con la divisione fra i progressisti, che lo leggono nell'ottica della «rottura», e i conservatori che invece lo interpretano nella «continuità» con la tradizione; e la «Chiesa dei poveri». Di tutti e tre i passaggi, Dossetti è stato protagonista, come padre costituente - e poi come ispiratore della sinistra Dc ostile a De Gasperi - e come stretto collaboratore del card. Giacomo Lercaro, uno dei leader della maggioranza progressista al Concilio, a cui si devono anche i dirompenti, e inascoltati, interventi sulla povertà della Chiesa, dietro i quali c'è il contributo fondamentale di Dossetti.
Si attacca Dossetti, quindi, per attaccare la Costituzione e il Concilio, da destra. L'aggressione più violenta è arrivata «in casa», dalla Chiesa di Bologna e da Avvenire, il cui inserto settimanale, Bologna Sette, realizzato con la regia della Curia felsinea, ha pubblicato alla fine di dicembre - quindi proprio all'apertura dell'anno centenario - una breve lettera del cardinale Giovanni Battista Re (ex prefetto della Congregazione vaticana per i vescovi) indirizzata al cardinale Giacomo Biffi, vicino a Comunione e liberazione, arcivescovo emerito di Bologna, per ringraziarlo del suo polemico pamphlet contro Dossetti (Don Giuseppe Dossetti. Nell'occasione di un centenario, Cantagalli), in cui lo bolla, fra l'altro, come mediocre teologo, storico fazioso, statalista convinto e una sorta di cospiratore dietro le quinte del Concilio. «Ho apprezzato quanto vostra eminenza ha scritto circa le lacune e le anomalie della teologia dossettiana», scrive Re, che accusa Dossetti (e con lui Lercaro) di aver «usurpato» il ruolo di regista del Concilio alla segreteria generale, eterodiretta dalla Curia romana conservatrice. Inoltre, prosegue, «anche sul piano politico, non possiamo dimenticare i dispiaceri che Dossetti procurò a De Gasperi». Una sorta di scomunica.
Bologna Sette viene inondato di proteste dei lettori e una settimana dopo il settimanale è costretto a un mea culpa: un'intera pagina in cui pubblica alcune lettere, fra le quali anche una testimonianza di mons. Luigi Bettazzi, uno dei reduci del Concilio, che ricorda quanto Dossetti «è stato determinante per il Concilio Vaticano II, nonostante ci siano alte personalità che vogliono dire il contrario».
Dossetti deve essere «censurato» e «aggredito» perché è «terribilmente vivo» e per alcuni «molto ingombrante», spiega don Giovanni Nicolini, parroco bolognese «dossettiano». «Ma il vero problema non è tanto che non gli piace Dossetti, quanto che non gli piace il Concilio». E le polemiche e i revisionismi, c'è da scommettere, non finiranno qui.
 
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