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il manifesto 2013.02.13 - 12 VISIONI
 
In concorso/«SIDE EFFECTS» DI STEVEN SODEBERGH
Menzogna e follia. Gli strani effetti collaterali di una pillola colorata
ARTICOLO

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Secca, essenziale, la trama cambia di segno velocemente. Concentrandosi poi sulla sfida eccitante dei due personaggi, tra vittima e carnefice
BERLINO
Side Effects, Effetti collaterali, sono le imprevedibili reazioni del corpo umano, e della psiche, agli psicofarmaci, quelle magiche pilloline azzurre, rosse, rosa che servono a combattere depressione, ansia, impulsi suicidi, stanchezza tutto ciò che compromette l'efficienza e la funzionalità di un individuo sociale, sul lavoro, in famiglia, nelle sue relazioni pubbliche. In America sono uno dei più grossi business delle multinazionali farmaceutiche, le danno anche ai bambini (Todd Solondz insegna). Emily, ragazza fragile e con propensioni depressive, crolla quando il marito torna a casa dalla prigione. Depressione è il verdetto inappellabile dopo che uscendo dall'ufficio si schianta a tutta velocità contro il muro del parcheggio. Lo psichiatra che la prende in cura le prescrive delle nuove pillole supportato nella decisione anche dalla sexy dottoressa che l'ha seguita in passato (Catherine Z Jones). Solo che la ragazza non migliora, continua a alternare euforia e lacrime finché una sera pianta il coltello da cucina nella pancia del maritino (Tatum Chammin già protagonista di Magic Mike) senza ricordare nulla. È colpa delle pasticche, dice, trascinando nello scandalo il suo psichiatra (Jude Law).
Soderbergh, per la quinta volta alla Berlinale, complice il suo sceneggiatore Scott Z. Burns, inietta l'abuso dei farmaci e i poteri delle multinazionali in America dentro un thriller hitchockiano giocato sull'ambiguità dei ruoli tra vittima, Emily (Rooney Mara) e colpevole. Siamo davanti a un semplice effetto collaterale, o dietro a quella donna dall'apparenza fragile si nasconde una mente assai più complessa? La scommessa è tenere la tensione, un gioco cinematografico quasi classico in cui Soderbergh che ha annunciato il suo prossimo ritiro (potrebbe questo essere il suo ultimo film?), percorre i luoghi del «genere» innestandovi elementi di contemporaneità - i farmaci, le multinazionali anche se poi escono di scena.
«È un film che non avevo mai fatto prima, volevo che fosse molto pulito, senza troppe scene extra o dei momenti superflui. C'era un pittore che diceva: 'è un lavoro infinito quello di cancellare tutte le tracce del tuo lavoro'. Il mio approccio è stato questo. È stata una sfida eccitante che mi ha spinto all'autocontrollo ed è stato molto divertente».
Rispetto alla struttura un po' scassata ma vitale del suo precedente film, Magic Mike, Side Effects forse adotta una forma un po' più convenzionale, il riferimento sono i luoghi cinematografici di cui Soderbergh prova a testare le diverse potenzialità. Verità, menzogna, follia, calcolo: chi è colpevole e chi innocente? Secco, essenziale, costruito su scarti impercettibili ma sostanziali, il film di Soderbergh cambia di segno man mano che va avanti, concentrandosi sulla sfida tra i due personaggi, medico e paziente, vittima o carnefice.
 
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