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il manifesto 2013.02.14 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
Roma/LA MANIFESTAZIONE DEL SETTORE SPETTACOLO
«La Siae è di tutti!», artisti, autori ed editori contro il nuovo statuto
ARTICOLO - Laura Landolfi ROMA

ARTICOLO - Laura Landolfi ROMA
ROMA
«La Siae sta diventando una società per azioni» a protestare al grido di «La Siae è di tutti» sono Acep, Arci, Audiocoop e molti autori ed editori italiani che ieri si sono radunati di fronte alla sede di Roma in viale della Letteratura. Il motivo della protesta è il nuovo Statuto, approvato nel novembre scorso, che attribuirebbe la governance della società agli associati che beneficiano delle somme maggiori in sede di riparto dei diritti d'autore incassati dalla Siae (comma 2 dell'art. 11): in sostanza ogni associato avrebbe diritto, in assemblea, ad un voto più un voto per ogni euro incassato. «In questo modo le major avranno tantissimi voti e i piccoli finiranno per contare pochissimo» ci spiega Carlo Testini responsabile delle politiche culturali dell'Arci . «Per questo abbiamo fatto ricorso al Tar e stiamo aspettando la prima udienza che si svolgerà il 20 febbraio, nel frattempo abbiamo chiesto al commissario Gian Luigi Rondi di bloccare le elezioni che dovrebbero svolgersi secondo le nuove regole il 1 marzo, ma la risposta è stata negativa. In questo modo le elezioni si svolgeranno come per una società per azioni».
Per Testini è tutto il settore della creatività ad essere a rischio «dovrebbe essere qualcosa su cui puntare per lo sviluppo del paese e invece nessuno si occupa degli strumenti per promuovere questo sviluppo quale dovrebbe essere la Siae. Tutto quello che fa questo ente non riguarda solo gli addetti ai lavori ma riguarda la cultura italiana, ha un impatto sul paese». E per questo lancia un appello ai tanti musicisti che partecipano al festival di Sanremo: «Parlatene!». Per il vicepresidente dell'Ancep, Alessandro Angrisano, il nuovo statuto «estromette la maggior parte dei piccoli che sono circa 98.000. Dato che gli associati della Siae sono 100.000 in tutto, solo 2000 eserciterebbero potere decisionale. Il vecchio statuto invece tutelava di più gli «artigiani», chiamiamo così gli associati più piccoli, permettendogli di essere presenti anche in minoranza. La Siae non può essere in mano ai detentori di grandi incassi». C'è anche il senatore Vincenzo Vita venuto a portare la sua solidarietà: «È uno statuto fatto per censo secondo una visione primo ottocentesca della democrazia. Tra l'altro la vicenda Siae mette in luce come quello del diritto d'autore sia un tema da mettere al centro della nuova legislatura» e ci riporta al gennaio del 2012 «quando tentammo di ricreare il fondo di solidarietà per gli artisti la Siae si oppose, non capisco come può un uomo di cinema come Gian Luigi Rondi prestarsi a una cosa così iniqua».
Insomma i piccoli artisti sarebbero ben poco tutelati, ne è convinto il Piotta (Tommaso Zanello) per il quale questa vicenda rischia di allontanare ancora di più i giovani artisti dalla Siae «già è vista male per cui va sempre spiegato che il diritto d'autore va tutelato perché ci serve per vivere, così però i nuovi artisti finiscono per non sentirsi rappresentati: è una politica miope». Per il musicista Enrico Capuano è la categoria ad essere frammentata «il settore della musica, per esempio, conta 500-600 mila persone addette tra artisti e tecnici, è un settore industriale estremamente importante che dà lavoro, ma manca un senso di appartenenza. Per questo mi appello non solo ai musicisti di Sanremo ma anche a tutti gli altri: bisogna ridare voce a tutti gli iscritti».
 
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