EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO «La Siae è di tutti!», artisti, autori ed editori contro il nuovo statuto di Laura Landolfi ROMA
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ARTICOLO Keynes al concorsone, e in aula piove di Andrea Fabozzi NAPOLI
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ARTICOLO La Consulta respinge i ricorsi dei pm di c.l.
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ARTICOLO Borse di studio azzerate, meno 90 milioni di euro di ro. ci.
05 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Pacifisti, oggi più che mai di Fabio Alberti *
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ARTICOLO Se ne va il «papà» nonviolento dei combattenti per la libertà di Marinella Correggia
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ARTICOLO Ratzinger osannato incenerisce la Curia di Luca Kocci
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ARTICOLO Rivoluzione è un miliardo di donne che ballano di Luisa Betti
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ARTICOLO Guerra del petrolio
06 LA PAGINA 3
07 LA PAGINA 3
08 INTERNAZIONALE
09 INTERNAZIONALE
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.14 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
INDIA Sankaralingham Jagannathan, gandhiano centenario
Se ne va il «papà» nonviolento dei combattenti per la libertà
ARTICOLO - Marinella Correggia
ARTICOLO - Marinella Correggia
Insieme alla moglie lottò per il diritto alla terra e per l'economia di villaggio egualitaria
Marinella Correggia
Aveva da poco compiuto cento anni Sankaralingham Jagannathan («Appa», papà), morto il 12 febbraio alla «Dimora dei lavoratori» nell'università rurale Gandhigram, stato indiano meridionale del Tamil Nadu.
Grande seguace di Gandhi ha percorso l'India nello spazio e nel tempo a partire dagli anni 1940 insieme alla moglie Krishnammal («Amma», mamma), del 1926, tuttora attivissima. Lui era nato benestante di casta alta, lei intoccabile e povera: per la feroce tradizione indù non avrebbero nemmeno dovuto sfiorarsi. Prima militarono come freedom fighters nonviolenti a fianco del mahatma Gandhi nel Quit India Movement, la lotta di massa per l'indipendenza, poi si dedicarono all'impegno nonviolento per i senzaterra che costò ad Appa altro carcere. Non ebbero mai una casa loro, vissero in diversi ashram, dimore comunitarie, dove Appa ogni alba filava per un'ora all'arcolaio i suoi abiti di cotone e Amma cucinava con semplicità vegetariana.
Per rendere produttivi i quattro milioni di acri che i poveri avevano ottenuto in seguito all'appello al Bhoodan (dono della terra), Jagannathan creò il movimento Assefa per l'autosufficienza dei villaggi gandhiani.
Nel 1968 quarantadue donne e bambini senzaterra in sciopero vengono rinchiusi e bruciati vivi da ricchi possidenti nel distretto di Tanjavur. Amma e Appa decidono di concentrare là il loro lavoro sulla terra e per la terra. Nasce il movimento Lafti: «Terra per la liberazione dei braccianti». Con scioperi, marce, raduni, digiuni e petizioni; vincendo anche ostacoli burocratici, tredicimila famiglie ottengono infine altrettanti acri da coltivare. Parallelamente il Lafti opera per lo sviluppo dei villaggi, con attività edili di autocostruzione, artigianali, educative.
Nel 1993 le comunità costiere del Tamil Nadu dove lavorano Amma e Appa subiscono l'aggressione dei nuovi latifondisti, i grossi imprenditori del gamberetto per l'esportazione. Risaie salinizzate e mangrovie distrutte.
Jagannathan ricorre alla Corte Suprema dell'India che nel 1996 vieta l'acquacoltura intensiva entro i 500 metri dalla costa. Ma la distruzione non si ferma, in un'India ben diversa dal sogno di Appa.
Come l'economista gandhiano J.C. Kumarappa, Jagannathan sosteneva un'economia di villaggio egualitaria basata su agricoltura, artigianato e «lavoro per il pane». Il volto locale di un'India che doveva essere autonoma, pacifica, resistente contro l'imperialismo.
Aveva da poco compiuto cento anni Sankaralingham Jagannathan («Appa», papà), morto il 12 febbraio alla «Dimora dei lavoratori» nell'università rurale Gandhigram, stato indiano meridionale del Tamil Nadu.
Grande seguace di Gandhi ha percorso l'India nello spazio e nel tempo a partire dagli anni 1940 insieme alla moglie Krishnammal («Amma», mamma), del 1926, tuttora attivissima. Lui era nato benestante di casta alta, lei intoccabile e povera: per la feroce tradizione indù non avrebbero nemmeno dovuto sfiorarsi. Prima militarono come freedom fighters nonviolenti a fianco del mahatma Gandhi nel Quit India Movement, la lotta di massa per l'indipendenza, poi si dedicarono all'impegno nonviolento per i senzaterra che costò ad Appa altro carcere. Non ebbero mai una casa loro, vissero in diversi ashram, dimore comunitarie, dove Appa ogni alba filava per un'ora all'arcolaio i suoi abiti di cotone e Amma cucinava con semplicità vegetariana.
Per rendere produttivi i quattro milioni di acri che i poveri avevano ottenuto in seguito all'appello al Bhoodan (dono della terra), Jagannathan creò il movimento Assefa per l'autosufficienza dei villaggi gandhiani.
Nel 1968 quarantadue donne e bambini senzaterra in sciopero vengono rinchiusi e bruciati vivi da ricchi possidenti nel distretto di Tanjavur. Amma e Appa decidono di concentrare là il loro lavoro sulla terra e per la terra. Nasce il movimento Lafti: «Terra per la liberazione dei braccianti». Con scioperi, marce, raduni, digiuni e petizioni; vincendo anche ostacoli burocratici, tredicimila famiglie ottengono infine altrettanti acri da coltivare. Parallelamente il Lafti opera per lo sviluppo dei villaggi, con attività edili di autocostruzione, artigianali, educative.
Nel 1993 le comunità costiere del Tamil Nadu dove lavorano Amma e Appa subiscono l'aggressione dei nuovi latifondisti, i grossi imprenditori del gamberetto per l'esportazione. Risaie salinizzate e mangrovie distrutte.
Jagannathan ricorre alla Corte Suprema dell'India che nel 1996 vieta l'acquacoltura intensiva entro i 500 metri dalla costa. Ma la distruzione non si ferma, in un'India ben diversa dal sogno di Appa.
Come l'economista gandhiano J.C. Kumarappa, Jagannathan sosteneva un'economia di villaggio egualitaria basata su agricoltura, artigianato e «lavoro per il pane». Il volto locale di un'India che doveva essere autonoma, pacifica, resistente contro l'imperialismo.
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