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il manifesto 2013.02.14 - 07 LA PAGINA 3
 
ALTA VELOCITÀ
La truffa della talpa Firenze: le risate degli appaltatori
ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE

ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE
FIRENZE
Smaltimenti delle terre e dei fanghi di scavo fatti alla garibaldina, con il direttore del cantiere di Campo di Marte che prende soldi in nero dalle ditte di autotrasporto, e con queste ultime che sversano in discariche non autorizzate. Analisi compiacenti delle terre, per cercare di evitare che risultasse la loro natura di rifiuti speciali contaminati da sostanze inquinanti, tali da tendere impossibile lo stoccaggio nell'ex miniera Enel di Santa Barbara a Cavriglia. Attesa spasmodica del decreto del governo Monti che tagli la testa al toro, considerando semplici «sottoprodotti» le terre di risulta. Questo e altro sta emergendo giorno dopo giorno, grazie alle intercettazioni del Ros dei carabinieri, nelle indagini sui lavori del passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità.
L'inchiesta dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei sulla grande opera - un tunnel a doppia canna lungo sei chilometri e una stazione ferroviaria sotterranea - vede indagate 31 persone fra imprenditori, amministratori e dirigenti di Italferr e Rfi, oltre a funzionari e consulenti ministeriali, per reati che vanno dalla associazione a delinquere alla frode in pubbliche forniture, alla truffa, all'abuso d'ufficio, alla corruzione. Coinvolti i vertici di Nodavia, il general contractor costituito da Coopsette, Ergon e Coestra che si è aggiudicato l'appalto, e quelli della Seli, ditta incaricata di montare la maxi trivella Monna Lisa per gli scavi del tunnel.
«Emerge una gestione dell'appalto da parte di soggetti del tutto inadeguati dal punto di vista finanziario e organizzativo», scrivono i magistrati nel decreto di sequestro di Monna Lisa. Le intercettazioni confermano, tratteggiando un quadro inquietante. Ad esempio fin dall'estate del 2011 fra gli autotrasportatori c'è la consapevolezza che Coopsette non paga: «In questo momento è in grandi tensioni - dice Bacci di Hidra al collega Trenti - io ho da riscuotere quattro milioni, mi vogliono dare permute di roba che non sta né in cielo né in terra, la crisi finanziaria la stanno sentendo a bestia». Non va meglio sul fronte organizzativo, visto che le ditte temono sia i giornalisti («quelli di Repubblica, strumentalizzano, scrivono minchiate», dice intercettato Furio Saraceno presidente di Nodavia), che i magistrati. Infatti già un anno e mezzo prima del sequestro di Monna Lisa, i dirigenti della Seli sono preoccupati: «Appena iniziamo a scavare ci fermano, perché non è definito dove dovranno andare le terre di scavo». Passa qualche mese e l'ingegner Aristodemo Busillo, che della Seli è il procuratore speciale, il 20 marzo 2012 assicura che il decreto che definirà come semplici sottoprodotti le terre di risulta sarà approvato a breve (è il decreto Clini-Passera del 10 agosto 2012 che definisce semplici rocce le terre prima considerate rifiuti speciali), e che quindi i lavori potranno iniziare. «Serve il decreto - spiega Busillo - perché il materiale viene chiamato col nome giusto, rocce e terra proveniente dagli scavi e quindi l'Enel dà l'autorizzazione allo stoccaggio permanente». Al tempo stesso Busillo teme i fiorentini: «Il problema a Firenze è che proprio la collettività osteggia fortemente il progetto. I fiorentini non lo vogliono, non c'è niente da fare». I motivi ci sono, visto che dalle intercettazioni emergono il menefreghismo e perfino le risate degli indagati sul fatto che i rivestimenti delle gallerie si sarebbero liquefatti in caso di incendio; che la relazione da presentare all'Arpat sulla biodegradabilità delle sostanze da usare negli scavi doveva essere «vestita», abbellita perché non emergesse la natura non innocua degli additivi: che la maxi trivella Monna Lisa è stata montata con guarnizioni interne non originali che non tengono: «Come facciamo il primo metro - ammette Busillo - piscia olio 'sta macchina».
 
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