EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
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ARTICOLO 50 mila firme per il reddito minimo Ora la proposta di legge c'è di Roberto Ciccarelli
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ARTICOLO Pannella, esposto contro zingaretti
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ARTICOLO SQUINZI: «SIAMO IN COLLERA CON I POLITICI»
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ARTICOLO Pazza idea per la legislatura di Giuseppe Allegri
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ARTICOLO Più tempo per ridurre il deficit di Anna Maria Merlo PARIGI
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 LA PAGINA 3
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ARTICOLO Orsi in carcere Pansa nuovo ad, l'India non paga di Marika Manti
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ARTICOLO Al voto coi bastoni Lega a caccia di rom di Giusi Marcante BOLOGNA
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ARTICOLO Fitto condannato a 4 anni Ma tre sono condonati di Gianmario Leone BARI
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ARTICOLO Mani degli Iamonte su Melito. Carcere per il sindaco del Pd di S.Mes.
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ARTICOLO Il Celeste azzanna i giudici di Luce Manara MILANO
07 LA PAGINA 3
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ARTICOLO Polemiche sull'incontro a porte chiuse di Draghi con i deputati di Luca Tancredi Barone
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ARTICOLO La pressione della piazza costringe il Pp al dietrofront di l.t.b.
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ARTICOLO La truffa della talpa Firenze: le risate degli appaltatori di Riccardo Chiari FIRENZE
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ARTICOLO Lo scandalo senza fondo di Giuseppe Grosso MADRID
08 INTERNAZIONALE
09 INTERNAZIONALE
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.14 - 07 LA PAGINA 3
MADRID Partido Popular in affanno. Le perizie dimostrano 14 pagine di contabilità nera
Lo scandalo senza fondo
ARTICOLO - Giuseppe Grosso MADRID
ARTICOLO - Giuseppe Grosso MADRID
MADRID
Chi, all'interno del Partido Popular, cerca riparo dietro l'ipotesi del complotto e della montatura, è costretto ad acrobazie sempre più complicate. Lo scandalo della corruzione che sta divorando il partito di governo, va acquisendo una consistenza sempre più definita e nitida. La ricostruzione dei fatti - partita dalle pagine del País e ripresa con martellante insistenza da quelle del quotidiano di destra el Mundo - portano in questa direzione. E adesso anche l'esito della perizia calligrafica sulle carte dello scandalo- commissionata anch'essa da El País - attutisce notevolmente gli strepiti innocentisti del Pp.
Secondo il perito le 14 pagine di contabilità nera, redatte in bell'ordine e suddivise con zelante precisione tra «entrate» e «uscite», sono state inequivocabilmente scritte dalla mano di Luis Bárcenas, l'ex tesoriere del Partito dimessosi nel 2009 a seguito dell'implicazione in un altro grosso giro di tangenti, conosciuto come «caso Gürtel». Cadrebbe pertanto la linea difensiva del Pp secondo cui il quadernino incriminato sarebbe opera di una misteriosa mano che, mescolando dati veri con numeri falsi, avrebbe confezionato di getto una polpetta avvelenata con lo scopo di gettare discredito sul partito. Infatti la perizia dimostrerebbe non solo che la paternità delle carte è dell'ex cassiere popolare, ma anche che i documenti non sarebbero stati stilati in una sola volta bensì durante un lungo intervallo di tempo compatibile con quello che emerge dalla documentazione: dal 1990 al 2008.
Diciotto anni durante i quali Bárcenas, che nega di essere l'autore delle carte, avrebbe amministrato donazioni (illegali nella maggior parte dei casi perché eccedenti il limite stabilito dalla legge allora in vigore) di importanti aziende iberiche, redistribuendole a tutti i pesi massimi de Partito popolare, compreso l'attuale capo dell'esecutivo Mariano Rajoy, di cui tutta l'opposizione chiede ormai con crescente insistenza le dimissioni. Il presidente però fa orecchie da mercante e resiste - con un'impassibilità che qualcuno legge come una mancanza di strategia - all'accerchiamento congiunto e sempre più asfissiante di stampa, opinione pubblica e avversari politici. Un atteggiamento che nel Partido popular fa scuola: anche il ministro della Sanità Ana Mato, resiste ai venti della doppia bufera in cui è coinvolta sprangandosi nel ministero.
«Non ho mai pensato di dimettermi» ha dichiarato con disarmante chiarezza Ana Mato, che, oltre a dover fare i conti con il caso Barcénas, risulta implicata nella trama Gürtel (l'altro pezzo della matrioska di bustarelle che sta investendo i popolari) come beneficiaria di viaggi e regali illeciti. Accuse che il ministro - appoggiata da Rajoy, ma bocciata dal 70% degli spagnoli - respinge e gira interamente al suo ex marito Jésus Sepúlveda, a sua volta funzionario del Partido popular, rimosso dall'incarico solo pochi giorni fa sotto la pressione dell'opinione pubblica e della fazione anti-Rajoy del Pp, guidata dall'ex presidente della regione di Madrid Esperanza Aguirre.
Un caso curioso, questo di Sepulveda, ed emblematico del livello di improvvisazione e di smarrimento del partito, che solo una settimana prima aveva difeso la posizione del funzionario sostenendo con surreale convinzione che il licenziamento di Sepúlveda, essendo «senza giusta causa», avrebbe violato il diritto del lavoro. Poi, improvvisa, la marcia indietro: «Rettificare è da saggi» ha corretto la numero due del partito María Dolores de Cospedal con una mossa che rientra nella generale strategia di restauro dell'immagine del partito, la quale prevede l'allontanamento di tutte le pecore nere del Pp. O almeno queste sono le intenzioni, dato che al momento di fare pulizia interna al Pp a volte trema il polso. È successo, clamorosamente, con lo stesso Luis Bárcenas il quale - lo ha ammesso davanti ai giudici - ha continuato a mantenere legami col partito fino alla fine del 2012, ovvero ben oltre l'implicazione dell'ex tesoriere nel caso Gürtel. Legami che, oltre alla disponibilità di un ufficio con segretaria nella sede del partito, prevedevano il pagamento, a titolo di liquidazione, di un totale 400.000 euro che Bárcenas ha ricevuto a partire dal 2010 in quote mensili. Un accordo che il Partido popular ha mantenuto segreto e che difficilmente avrebbe potuto essere stipulato senza il placet della altissime sfere dell'organizzazione. E nel caso che i problemi non fossero già abbastanza in questa Spagna provata dalla crisi e dalla corruzione, ci pensa il vicepresidente della Confindustriaro Fernández a mettere un'altra firma sull'albo degli scandali. L'ombra delle dimissioni incombe anche su di lui per un sistema di pagamenti in nero - portato alla luce dalla radio Cadena Ser - attraverso il quale veniva corrisposto parte dello stipendio ai dipendenti delle sue aziende. Se seguirà l'esempio del governo, è molto probabile che resti al suo posto.
Chi, all'interno del Partido Popular, cerca riparo dietro l'ipotesi del complotto e della montatura, è costretto ad acrobazie sempre più complicate. Lo scandalo della corruzione che sta divorando il partito di governo, va acquisendo una consistenza sempre più definita e nitida. La ricostruzione dei fatti - partita dalle pagine del País e ripresa con martellante insistenza da quelle del quotidiano di destra el Mundo - portano in questa direzione. E adesso anche l'esito della perizia calligrafica sulle carte dello scandalo- commissionata anch'essa da El País - attutisce notevolmente gli strepiti innocentisti del Pp.
Secondo il perito le 14 pagine di contabilità nera, redatte in bell'ordine e suddivise con zelante precisione tra «entrate» e «uscite», sono state inequivocabilmente scritte dalla mano di Luis Bárcenas, l'ex tesoriere del Partito dimessosi nel 2009 a seguito dell'implicazione in un altro grosso giro di tangenti, conosciuto come «caso Gürtel». Cadrebbe pertanto la linea difensiva del Pp secondo cui il quadernino incriminato sarebbe opera di una misteriosa mano che, mescolando dati veri con numeri falsi, avrebbe confezionato di getto una polpetta avvelenata con lo scopo di gettare discredito sul partito. Infatti la perizia dimostrerebbe non solo che la paternità delle carte è dell'ex cassiere popolare, ma anche che i documenti non sarebbero stati stilati in una sola volta bensì durante un lungo intervallo di tempo compatibile con quello che emerge dalla documentazione: dal 1990 al 2008.
Diciotto anni durante i quali Bárcenas, che nega di essere l'autore delle carte, avrebbe amministrato donazioni (illegali nella maggior parte dei casi perché eccedenti il limite stabilito dalla legge allora in vigore) di importanti aziende iberiche, redistribuendole a tutti i pesi massimi de Partito popolare, compreso l'attuale capo dell'esecutivo Mariano Rajoy, di cui tutta l'opposizione chiede ormai con crescente insistenza le dimissioni. Il presidente però fa orecchie da mercante e resiste - con un'impassibilità che qualcuno legge come una mancanza di strategia - all'accerchiamento congiunto e sempre più asfissiante di stampa, opinione pubblica e avversari politici. Un atteggiamento che nel Partido popular fa scuola: anche il ministro della Sanità Ana Mato, resiste ai venti della doppia bufera in cui è coinvolta sprangandosi nel ministero.
«Non ho mai pensato di dimettermi» ha dichiarato con disarmante chiarezza Ana Mato, che, oltre a dover fare i conti con il caso Barcénas, risulta implicata nella trama Gürtel (l'altro pezzo della matrioska di bustarelle che sta investendo i popolari) come beneficiaria di viaggi e regali illeciti. Accuse che il ministro - appoggiata da Rajoy, ma bocciata dal 70% degli spagnoli - respinge e gira interamente al suo ex marito Jésus Sepúlveda, a sua volta funzionario del Partido popular, rimosso dall'incarico solo pochi giorni fa sotto la pressione dell'opinione pubblica e della fazione anti-Rajoy del Pp, guidata dall'ex presidente della regione di Madrid Esperanza Aguirre.
Un caso curioso, questo di Sepulveda, ed emblematico del livello di improvvisazione e di smarrimento del partito, che solo una settimana prima aveva difeso la posizione del funzionario sostenendo con surreale convinzione che il licenziamento di Sepúlveda, essendo «senza giusta causa», avrebbe violato il diritto del lavoro. Poi, improvvisa, la marcia indietro: «Rettificare è da saggi» ha corretto la numero due del partito María Dolores de Cospedal con una mossa che rientra nella generale strategia di restauro dell'immagine del partito, la quale prevede l'allontanamento di tutte le pecore nere del Pp. O almeno queste sono le intenzioni, dato che al momento di fare pulizia interna al Pp a volte trema il polso. È successo, clamorosamente, con lo stesso Luis Bárcenas il quale - lo ha ammesso davanti ai giudici - ha continuato a mantenere legami col partito fino alla fine del 2012, ovvero ben oltre l'implicazione dell'ex tesoriere nel caso Gürtel. Legami che, oltre alla disponibilità di un ufficio con segretaria nella sede del partito, prevedevano il pagamento, a titolo di liquidazione, di un totale 400.000 euro che Bárcenas ha ricevuto a partire dal 2010 in quote mensili. Un accordo che il Partido popular ha mantenuto segreto e che difficilmente avrebbe potuto essere stipulato senza il placet della altissime sfere dell'organizzazione. E nel caso che i problemi non fossero già abbastanza in questa Spagna provata dalla crisi e dalla corruzione, ci pensa il vicepresidente della Confindustriaro Fernández a mettere un'altra firma sull'albo degli scandali. L'ombra delle dimissioni incombe anche su di lui per un sistema di pagamenti in nero - portato alla luce dalla radio Cadena Ser - attraverso il quale veniva corrisposto parte dello stipendio ai dipendenti delle sue aziende. Se seguirà l'esempio del governo, è molto probabile che resti al suo posto.
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