domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.14 - 09 INTERNAZIONALE
 
Esteri/ KABUL, TESTATE NUCLEARI IN EUROPA, NORDCOREA
Chiudere il «costoso» capitolo delle guerre: parola di presidente
ARTICOLO - Emanuele Giordana

ARTICOLO - Emanuele Giordana
Ritiro di 34mila soldati. Ma le basi militari e talebani? Meno atomiche, si tratta con la Russia. Ma ne restano troppe, anche in Italia
Emanuele Giordana
La politica estera entra nel discorso di Obama su tre punti il primo dei quali rilancia una strategia di contrazione dell'arma nucleare mentre l'ultimo affronta il tema più scottante per chi vuole passare per il presidente che avrà chiuso il capitolo guerre aperto dal predecessore.
Via dall'Afghanistan
Si becca due salve di applausi Barack Obama quando affronta il nodo afghano: «Già, abbiamo portato a casa 33mila dei nostri coraggiosi militari, uomini e donne. In primavera - dice Obama - le nostre forze avranno solo un ruolo di sostegno mentre le forze di sicurezza afgane prenderanno l'iniziativa. Stanotte posso annunciare che il prossimo anno altri 34mila soldati americani torneranno a casa... ed entro la fine del prossimo anno, la nostra guerra in Afghanistan sarà finita». Gli applausi coprono le sue parole (e, dopo alcune ore, l'applauso gli arriva anche da Karzai in persona). Obama in effetti ha voluto rassicurare anche Kabul: «Dopo il 2014, il nostro impegno per un Afghanistan unito e sovrano durerà, ma cambierà la natura del nostro impegno. Stiamo negoziando un accordo con il governo afghano - aggiunge - che si concentra sulla formazione e l'equipaggiamento delle forze afgane in modo che il Paese non scivoli di nuovo nel caos, e sugli sforzi antiterrorismo che ci permettono la caccia ai resti di al Qaeda e affiliati». E se, dice Obama, l'organizzazione che ci ha attaccato l'11 settembre è «l'ombra di se stessa» (applausi) è pur vero che la minaccia si sposta in Africa. Ma, aggiunge, «per rispondere a questa minaccia, non abbiamo bisogno di inviare decine di migliaia di nostri figli e figlie all'estero o occupare altre nazioni». Il messaggio ai francesi è chiaro. Agli americani anche. Tutti a casa. Ma ci sono anche le ombre su cui il presidente, ovviamente, sorvola.
In realtà sull'Afghanistan restano da sciogliere due nodi: le basi militari e i talebani. Il primo sembra una palude coperta di nubi, il secondo è viziato dalla richiesta Usa di immunità per le truppe che resteranno nel Paese dopo il 2014. Kabul per ora tiene il punto e rifiuta. Poi c'è anche l'interrogativo su quanti militari resteranno dopo il 2014. Obama non lo scioglie ma, secondo il Post, 8mila unità potrebbe essere la mediazione tra le richieste del Pentagono (almeno 10mila) e le riduzioni imposte dalla presidenza. È comunque stato più chiaro del nostro governo e del nostro ministero della Difesa, visto che non sappiamo bene se i mille soldati italiani che rientrano a casa sono già partiti, stanno partendo, partiranno.
Ridurre le testate nucleari
Sono altre due le novità in politica estera (a parte le considerazioni sul cambiamento climatico declinate però soprattutto a livello nazionale) e riguardano il nucleare. Obama vuole una riduzione drastica dell'arsenale mondiale, con un taglio di oltre un terzo delle testate. È convinto che con la sua proposta di forti tagli, gli Stati uniti potranno risparmiare quattrini ma senza compromettere in alcun modo la sicurezza dell'America. Il presidente - dicono gli osservatori - vorrebbe raggiungere un accordo informale con Vladimir Putin su una cornice di tagli comuni, aggirando così la ratifica del Congresso. In sostanza per Obama, che vorrebbe dunque seppellire l'eredità della Guerra Fredda, le minacce sono cambiate e bisogna evitare che il nucleare finisca - ha detto il presidente nel suo discorso - nelle «mani sbagliate». Si dovrà ora vedere non solo come andare all'accordo con Mosca ma dove le testate saranno neutralizzate, un tema che riguarda da vicino anche l'Italia dove gli Usa hanno parte del loro arsenale.
La sfida nordcoreana
Com'era da aspettarsi, la coniugazione di una nuova dottrina sull'arma nucleare attraversa l'Iran (ma il passaggio nel discorso è stato blando e con un invito al negoziato) e la Corea del Nord che, mentre Obama limava il discorso, lanciava il suo terzo test nucleare con un ordigno di potenza doppia rispetto al passato. Anticipando quel che farà il Consiglio di sicurezza, riunitosi dopo il test di martedi mattina, Obama ha lanciato un duro avvertimento a Pyongyang sostenendo che alle sue provocazioni bisogna rispondere con «azioni determinate». Quali ancora non si sa, visto che la gamma di sanzioni possibili verso la «monarchia» dei Kim è già stata applicata. Ma il vero punto di forza è un altro: l'appoggio della Cina, grande fantasma (tranne che per un passaggio in tema di ambiente) del discorso di Obama. Le dure dichiarazioni di Pechino contro Pyongyang dopo il test nucleare, fanno capire che il rapporto tra i due Paesi è cambiato. I cinesi strizzano l'occhio a Washington e l'America ricambia. Anche senza citare il Celeste impero.
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it