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il manifesto 2013.02.14 - 12 VISIONI
 
COMMEDIA
Scoperta l'anima vincente del Pd
ARTICOLO - Marco Giusti

ARTICOLO - Marco Giusti
VIVA LA LIBERTÀ DI ROBERTO ANDÒ, CON TONI SERVILLO E ANNA BONAIUTO, ITALIA 2013
Marco Giusti
A parte il titolo, che ci riporta un po' al Rene Clair di A nous la liberté, un po' a Roberto Rossellini di Dov'è la libertà, con Viva la libertà di Roberto Andò per una volta il cinema italiano quasi ci piglia. A neanche dieci giorni dalle elezioni più incasinate che si siano svolte in questi ultimi anni, ci arriva una vera bomba comico-politico. Pure parecchio divertente grazie a un Toni Servillo che sembra rifare il Totò sdoppiato, anzi triplicato di Totò terzo uomo di Mario Mattoli. Qui Servillo si sdoppia da depresso leader bersaniano che ha ridotto il partito al 17% a un gemello pazzo, colto e allegro che, prendendo il suo posto, porterà il Pd al 66% dopo un grande comizio a Piazza San Giovanni. Ci credi? No. Infatti è solo un film.
Andò lo ha scritto assieme a Angelo Pasquini, sotto l'occhio produttivo di Angelo Barbagallo, una volta il gemello allegro e simpatico di Nanni Moretti. Proprio la storia dei gemelli coinvolge una serie di commedie legate al doppio pazzo o ingenuo che, arrivato al trono del potere, rivela candidamente la verità. Un percorso che va da Soldier Man(1926) scritto da Frank Capra per Harry Langdon fino a Dave di Ivan Reitman. Così, quando il depresso leader del Pd, Enrico Olivieri, dopo l'ennesima figuraccia pubblica, scompare nel nulla, e compare il suo gemello picchiatello, Giovanni Ernani, capace di imitarlo alla perfezione, il povero braccio destro del politico, un Valerio Mastandrea bravissimo, non trova di meglio che seguitare pubblicamente il gioco. In un rapporto specchiante, Giovanni entra non solo nel personaggio del fratello, ma anche nella sua vita, confrontandosi con la moglie del politico, Michela Cescon identica alla vera moglie di D'Alema, mentre Enrico, che era scappato in Francia da un vecchio amore di venticinque anni prima, Valeria Bruni Tedeschi, cercherà di respirare un po' della vita che la politica gli aveva impedito. Se Giovanni è pazzo e Enrico no, il primo riesce totalmente a comunicare e a godersi la vita, mentre l'altro è totalmente represso e inaridito. Enrico ha sempre voluto fare il cinema, che vede come un doppio della carriera politica, tutta bluff e genialità, ha sempre amato Valeria Bruni Tedeschi, che gli preferiva invece Giovanni. Via via che Giovanni recupera i consensi perduti da Enrico, questo recupera sulla vita che ha perduto. Roberto Andò mischia, come i suoi gemelli, la tristezza del cinema d'autore con la follia della nostra commedia, spreca citazioni letterarie con lo slapstick che permette allegramente a Toni Servillo di rubargli il film per costruirsi il balletto dei due gemelli che rappresentano le due facce specchianti della depressione e del possibile rinnovamento della classe intellettuale e politica italiana. Fa lo stesso se poi a Piazza San Giovanni ci sia arrivato Beppe Grillo o se Andò ci priva dei nudi femminili frontali che vitalizzavano i suoi film precedenti. Alla fine la parte sana del marchingegno, puro slapstick alla Capra, funziona.
 
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