EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 LA PAGINA 3
07 LA PAGINA 3
08 INTERNAZIONALE
09 INTERNAZIONALE
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
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ARTICOLO «Cultura bastarda, il solo futuro che abbiamo» di Adriana Pollice
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ARTICOLO Crozza, dì qualcosa di sinistra! di Alberto Piccinini
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ARTICOLO La leggerezza pop si tinge di impegno di Stefano Crippa
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ARTICOLO GIRLFRIEND IN A COMA SU SKY
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ARTICOLO la radio
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ARTICOLO ARISTON Stasera arriva Anthony & the Jonhsons
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
Edizione html
il manifesto 2013.02.14 - 12 VISIONI
Berlinale/ MATT DAMON SI DIFENDE DALLE CRITICHE DOPO L'USCITA NEGLI USA
«È importante impegnarsi in battaglie civili come questa»
ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO
ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO
BERLINO
Gus Van Sant lo ha girato ma il progetto di Promised Land è sempre stato suo, ed è il regista il primo a dirlo. Il film sui danni provocati all'ambiente e alle persone dal fracking, la frantumazione dei terreni operata daille industrie energetiche per estrarre più facilmente il gas naturale lo ha voluto fortemente Matt Damon, l'attore prediletto di tanti suoi film, che Van Sant ha lanciato diciottenne ai tempi di Will Huntig: dire di no era impossibile. Damon ha scritto la sceneggiatura, e prodotto il film, all'inizio aveva previsto di girarlo lui stesso poi però lo ha chiesto all'amico Van Sant. «In effetti l'idea è di John Krasinski (cosceneggiatore, ndr), aveva cominciato a lavorarci insieme a Dave Egger, quest'ultimo però non aveva il tempo di continuare. Così Krasinski mi ha proposto di scrivere con lui».
«Il lavoro sulla sceneggiatura è stato molto importante nella preparazione del personaggio. Ho incontrato molte persone che fanno il suo stesso lavoro, e mi sono fatto spiegare nei dettagli come si comportano quando arrivano in località come quella del film, in che modo si relazionano con le persone che vogliono persuadere a accettare le loro proposte». Damon è un agente di vendita della Global Cross Power Solutions, una multinazionale che ha individuato nella piccola cittadina agricola impoverita dalla crisi economica il luogo ideale per estrarre il gas naturale. Il compito di Damon è di convincere gli abitanti (poverissimi) a vendere i diritti di sfruttamento dei loro terreni. Gioco facile, e infatti sono in molti a lasciarsi attrarre dalla promessa dei soldi. Solo che le cose si complicano con la presenza di un gruppo di persone determinate a non cedere...
Ha detto che all'inizio doveva essere lei a dirigere il film. Perché ha rinunciato?
Ho in mente di esordire con un film più piccolo, basato sugli attori e che racconti soprattutto delle relazioni tra le persone. È stata una decisione che mi è costata molto. Ma c'erano problemi coi tempi di lavorazione e così ... Gus ha accettato subito di farlo.
Pensa che «Promised Land» possa aiutare a rendere le persone più attente al problema dei danni ambientali provocati dal fracking?
Non è facile cambiare le convinzioni della gente, ma sarebbe un buon risultato già se questo film entrasse un po' nello spirito comune. Il punto non è schierarsi, sostenere che l'estrazione di gas è un bene o è un male. Vogliamo dire che si deve fare attenzione e che è importante impegnarsi in battaglie civili come questa.
Lei è impegnato anche con una fondazione, water.org, nella battaglia per l'acqua
La mancanza di acqua potabile causa la morte di un bambino sul pianeta ogni venti secondi. Sono milioni di essere umani ogni anno. Le soluzioni esistono, si conoscono, il punto è metterle in pratica.
Sembra che le società di gas non abbiano gradito il film....
Ci interessava dare voce a quelle comunità che non possono esprimersi. È un problema diffuso anche in America. Purtroppo diventa sempre più difficile fare opere di questo tipo, noi avevamo un budget di 18 milioni di dollari ma oggi mettere insieme un'operazione così complessa è davvero un'impresa, e una possibile soluzione è rivolgersi alle televisioni.
«Promised Land» in America non è piaciuto
Si aspettavano in certo tipo di film e lo hanno cominciato a criticare ancora prima che uscisse. Poi quando hanno visto i risultati non buoni al botteghino ci hanno distrutto. Ma non cambierei nulla: di Promised land sono realmente fiero.
Gus Van Sant lo ha girato ma il progetto di Promised Land è sempre stato suo, ed è il regista il primo a dirlo. Il film sui danni provocati all'ambiente e alle persone dal fracking, la frantumazione dei terreni operata daille industrie energetiche per estrarre più facilmente il gas naturale lo ha voluto fortemente Matt Damon, l'attore prediletto di tanti suoi film, che Van Sant ha lanciato diciottenne ai tempi di Will Huntig: dire di no era impossibile. Damon ha scritto la sceneggiatura, e prodotto il film, all'inizio aveva previsto di girarlo lui stesso poi però lo ha chiesto all'amico Van Sant. «In effetti l'idea è di John Krasinski (cosceneggiatore, ndr), aveva cominciato a lavorarci insieme a Dave Egger, quest'ultimo però non aveva il tempo di continuare. Così Krasinski mi ha proposto di scrivere con lui».
«Il lavoro sulla sceneggiatura è stato molto importante nella preparazione del personaggio. Ho incontrato molte persone che fanno il suo stesso lavoro, e mi sono fatto spiegare nei dettagli come si comportano quando arrivano in località come quella del film, in che modo si relazionano con le persone che vogliono persuadere a accettare le loro proposte». Damon è un agente di vendita della Global Cross Power Solutions, una multinazionale che ha individuato nella piccola cittadina agricola impoverita dalla crisi economica il luogo ideale per estrarre il gas naturale. Il compito di Damon è di convincere gli abitanti (poverissimi) a vendere i diritti di sfruttamento dei loro terreni. Gioco facile, e infatti sono in molti a lasciarsi attrarre dalla promessa dei soldi. Solo che le cose si complicano con la presenza di un gruppo di persone determinate a non cedere...
Ha detto che all'inizio doveva essere lei a dirigere il film. Perché ha rinunciato?
Ho in mente di esordire con un film più piccolo, basato sugli attori e che racconti soprattutto delle relazioni tra le persone. È stata una decisione che mi è costata molto. Ma c'erano problemi coi tempi di lavorazione e così ... Gus ha accettato subito di farlo.
Pensa che «Promised Land» possa aiutare a rendere le persone più attente al problema dei danni ambientali provocati dal fracking?
Non è facile cambiare le convinzioni della gente, ma sarebbe un buon risultato già se questo film entrasse un po' nello spirito comune. Il punto non è schierarsi, sostenere che l'estrazione di gas è un bene o è un male. Vogliamo dire che si deve fare attenzione e che è importante impegnarsi in battaglie civili come questa.
Lei è impegnato anche con una fondazione, water.org, nella battaglia per l'acqua
La mancanza di acqua potabile causa la morte di un bambino sul pianeta ogni venti secondi. Sono milioni di essere umani ogni anno. Le soluzioni esistono, si conoscono, il punto è metterle in pratica.
Sembra che le società di gas non abbiano gradito il film....
Ci interessava dare voce a quelle comunità che non possono esprimersi. È un problema diffuso anche in America. Purtroppo diventa sempre più difficile fare opere di questo tipo, noi avevamo un budget di 18 milioni di dollari ma oggi mettere insieme un'operazione così complessa è davvero un'impresa, e una possibile soluzione è rivolgersi alle televisioni.
«Promised Land» in America non è piaciuto
Si aspettavano in certo tipo di film e lo hanno cominciato a criticare ancora prima che uscisse. Poi quando hanno visto i risultati non buoni al botteghino ci hanno distrutto. Ma non cambierei nulla: di Promised land sono realmente fiero.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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