EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
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ARTICOLO MINZOLINI ASSOLTO, CARD LECITE
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ARTICOLO crack da 30 mln, arrestato Rizzoli
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ARTICOLO Scandalo Mps, il primo arresto è per il «dominus» dei derivati di Riccardo Chiari SIENA
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ARTICOLO Proto, «abile truffatore»
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ARTICOLO Berlusconi assolve Orsi. Le tangenti? Bisogna pagarle di Domenico Cirillo ROMA
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
07 POLITICA & SOCIETÀ
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
Edizione html
il manifesto 2013.02.15 - 03 LA PAGINA 3
Siena /FERMATO BALDASSARRIEX ESPONSABILE AREA FINANZA DELLA BANCA
Scandalo Mps, il primo arresto è per il «dominus» dei derivati
ARTICOLO - Riccardo Chiari SIENA
ARTICOLO - Riccardo Chiari SIENA
Nuovi avvisi di garanzia per Mussari e l'allora direttore generale Antonio Vigni
SIENA
Gli avevano sequestrato quasi venti milioni di euro ma ne aveva ancora almeno uno investito in Btp, di cui ha chiesto la conversione in contanti. Tanto è bastato perché la procura di Siena decidesse di arrestare «per il concreto pericolo di fuga» Gianluca Baldassarri, responsabile dell'area finanza del Monte dei Paschi dal 2001 al marzo scorso. Undici anni durante i quali Baldassarri è stato fra i protagonisti delle strategie operative del Monte, compresi i rischiosi derivati Alexandria e Santorini e la stessa spericolata acquisizione di Antonveneta. Proprio per il caso Alexandria l'ex dirigente Mps è finito nel carcere milanese di San Vittore. Con una breve nota scritta i magistrati spiegano infatti che a carico di Baldassarri è ipotizzato «il concorso nel delitto di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia, in relazione all'occultamento di un contratto, rinvenuto il 10 ottobre 2012, all'interno di una cassaforte dell'Istituto di credito senese, relativo a una rilevante operazione finanziaria di Bmps avvenuta nel 2009».
In altre parole si tratta della ristrutturazione di Alexandria, l'investimento di 400 milioni fatto nel 2005 e rivelatosi fallimentare, tanto da essere venduto alla banca giapponese Nomura per evitare che già nel bilancio 2009 del Monte comparisse una consistente perdita di circa 220 milioni. In cambio però Nomura chiese l'acquisto di una enorme quantità di Btp con scadenza 2034, titoli per circa tre miliardi di euro il cui peso ha finito per aggravare ancor di più i bilanci della banca.
L'operazione Nomura era stata tenuta nascosta dai vertici Mps, allora guidata da Giuseppe Mussari e con Antonio Vigni direttore generale, alle autorità di vigilanza. Ufficialmente solo lo scorso ottobre l'attuale dg Fabrizio Viola ha scoperto il contratto, facendo partire la valanga che ha travolto Mussari, costretto per questo a lasciare la presidenza dell'Associazione delle banche italiane, e ampliando i filoni di indagine della magistratura senese. Una procura che ormai lavora a 360 gradi su quanto successo al Monte dopo la decisione del novembre 2007 di acquisire Banca Antonveneta. E che sempre per ostacolo alla vigilanza di Bankitalia avrebbe pronti due nuovi avvisi di garanzia, sia per Mussari che per Vigni. Quest'ultimo, interrogato a più riprese nei giorni scorsi, avrebbe scaricato la responsabilità di molte operazioni finanziarie contestate proprio a Baldassarri. Ma l'accordo segreto con Nomura era custodito nella sua cassaforte.
Al momento del fermo in un appartamento di Alessandria, Baldassarri aveva con sé 30mila euro in contanti, e già da tempo aveva chiesto la residenza anche a Londra, dove secondo gli investigatori stava per fuggire. Il suo arresto è il primo dell'intera inchiesta, all'interno della quale l'ex capo dell'area finanza Mps è indagato anche per associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti della banca. Si tratta di quella parte di indagine relativa alla presunta «banda del 5%», e cioè le creste che Baldassarri e il suo ex braccio destro Alessandro Toccafondi avrebbero incassato tra il 2009 e il 2011, nel corso di operazioni di compravendita di titoli. Per quella ipotesi di accusa nei giorni scorsi erano stati sequestrati 40 milioni di euro «scudati», di cui 18 a Baldassarri, 9,4 a Toccafondi e i restanti ai broker Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone «che garantivano - scrivono i magistrati - adeguato supporto e connivenza nell'ambito di una struttura organizzata». Nonostante i sequestri Baldassarri non era mai stato ascoltato dai magistrati. Il suo difensore Filippo Dinacci si dice sorpreso dell'arresto, puntualizzando che l'ex capo area finanza di Mps era appena rientrato dall'estero in attesa di una convocazione.
Oggi i pm senesi interrogheranno per la prima volta l'ex presidente della banca Giuseppe Mussari. In ponte anche una trasferta in Spagna per sentire Emilio Botin, presidente del Banco Santander, al quale i magistrati vogliono chiedere ulteriori particolari sulla compravendita di Antonveneta.
Gli avevano sequestrato quasi venti milioni di euro ma ne aveva ancora almeno uno investito in Btp, di cui ha chiesto la conversione in contanti. Tanto è bastato perché la procura di Siena decidesse di arrestare «per il concreto pericolo di fuga» Gianluca Baldassarri, responsabile dell'area finanza del Monte dei Paschi dal 2001 al marzo scorso. Undici anni durante i quali Baldassarri è stato fra i protagonisti delle strategie operative del Monte, compresi i rischiosi derivati Alexandria e Santorini e la stessa spericolata acquisizione di Antonveneta. Proprio per il caso Alexandria l'ex dirigente Mps è finito nel carcere milanese di San Vittore. Con una breve nota scritta i magistrati spiegano infatti che a carico di Baldassarri è ipotizzato «il concorso nel delitto di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia, in relazione all'occultamento di un contratto, rinvenuto il 10 ottobre 2012, all'interno di una cassaforte dell'Istituto di credito senese, relativo a una rilevante operazione finanziaria di Bmps avvenuta nel 2009».
In altre parole si tratta della ristrutturazione di Alexandria, l'investimento di 400 milioni fatto nel 2005 e rivelatosi fallimentare, tanto da essere venduto alla banca giapponese Nomura per evitare che già nel bilancio 2009 del Monte comparisse una consistente perdita di circa 220 milioni. In cambio però Nomura chiese l'acquisto di una enorme quantità di Btp con scadenza 2034, titoli per circa tre miliardi di euro il cui peso ha finito per aggravare ancor di più i bilanci della banca.
L'operazione Nomura era stata tenuta nascosta dai vertici Mps, allora guidata da Giuseppe Mussari e con Antonio Vigni direttore generale, alle autorità di vigilanza. Ufficialmente solo lo scorso ottobre l'attuale dg Fabrizio Viola ha scoperto il contratto, facendo partire la valanga che ha travolto Mussari, costretto per questo a lasciare la presidenza dell'Associazione delle banche italiane, e ampliando i filoni di indagine della magistratura senese. Una procura che ormai lavora a 360 gradi su quanto successo al Monte dopo la decisione del novembre 2007 di acquisire Banca Antonveneta. E che sempre per ostacolo alla vigilanza di Bankitalia avrebbe pronti due nuovi avvisi di garanzia, sia per Mussari che per Vigni. Quest'ultimo, interrogato a più riprese nei giorni scorsi, avrebbe scaricato la responsabilità di molte operazioni finanziarie contestate proprio a Baldassarri. Ma l'accordo segreto con Nomura era custodito nella sua cassaforte.
Al momento del fermo in un appartamento di Alessandria, Baldassarri aveva con sé 30mila euro in contanti, e già da tempo aveva chiesto la residenza anche a Londra, dove secondo gli investigatori stava per fuggire. Il suo arresto è il primo dell'intera inchiesta, all'interno della quale l'ex capo dell'area finanza Mps è indagato anche per associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti della banca. Si tratta di quella parte di indagine relativa alla presunta «banda del 5%», e cioè le creste che Baldassarri e il suo ex braccio destro Alessandro Toccafondi avrebbero incassato tra il 2009 e il 2011, nel corso di operazioni di compravendita di titoli. Per quella ipotesi di accusa nei giorni scorsi erano stati sequestrati 40 milioni di euro «scudati», di cui 18 a Baldassarri, 9,4 a Toccafondi e i restanti ai broker Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone «che garantivano - scrivono i magistrati - adeguato supporto e connivenza nell'ambito di una struttura organizzata». Nonostante i sequestri Baldassarri non era mai stato ascoltato dai magistrati. Il suo difensore Filippo Dinacci si dice sorpreso dell'arresto, puntualizzando che l'ex capo area finanza di Mps era appena rientrato dall'estero in attesa di una convocazione.
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Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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