EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Il «Washington Post» contro il cardinal Mahoney
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ARTICOLO Il sodalizio continua, Don Georg resta con lui
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ARTICOLO Vaticano, finanza e poteri a braccetto
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ARTICOLO Ior, blitz di Bertone sulle casse di Pietro
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ARTICOLO «Concilio Vaticano III? Non è questa la rivoluzione di Ratzinger» di Eleonora Martini ROMA
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Lo stadio «nelle sabbie», arrestato il presidente del Cagliari Cellino di Costantino Cossu CAGLIARI
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ARTICOLO Il gip «libera» l'acciaio
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ARTICOLO Nessuno li vede di Annamaria Rivera
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ARTICOLO Si dà fuoco perché espulso
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ARTICOLO TORINO La marcia dei senza tetto
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ARTICOLO Processo d'appello contro Eternit
07 POLITICA & SOCIETÀ
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.15 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
CURIA AL CURARO Dopo l'addio a Gotti Tedeschi otto mesi di guerra, la nomina si farà subito
Ior, blitz di Bertone sulle casse di Pietro
ARTICOLO
ARTICOLO
A fine febbraio decadono il consiglio cardinalizio e il segretario di stato. Tra i nomi in pole il finanziere belga De Corte e il tedesco von Freyberg. La santa sede non conferma
Luca Kocci
La patata bollente dello Ior agita, più di ogni altra cosa, gli ultimi giorni da pontefice di Benedetto XVI. Il papa può anche tuonare contro gli «individualismi», le «rivalità» e gli «interessi personali» che albergano nei sacri palazzi - come ha fatto nel mercoledì delle ceneri -, poi però si finisce sempre lì, cioè a dover decidere, in tutta fretta, chi sarà il nuovo presidente della banca vaticana, priva di una guida dal maggio del 2012, quando Ettore Gotti Tedeschi venne allontanato in maniera piuttosto brusca.
Sembrava, e forse appariva logico, che la partita venisse rinviata al nuovo pontefice, visto il peso della nomina e considerato che, avendo atteso 8 mesi, ne poteva trascorrere anche un altro. Invece negli ultimi giorni si è diffusa in maniera sempre più insistente la voce che il nuovo presidente sarebbe stato nominato prima del 28 febbraio, giorno del definitivo addio di Ratzinger e dell'azzeramento di tutte le cariche in Curia.
La prima a far filtrare la notizia è stata la segreteria di stato, ovvero il cardinal Bertone, particolarmente interessato alla nomina, a margine dell'incontro fra santa sede e governo italiano per l'anniversario dei Patti lateranensi. Poi è arrivata la conferma ufficiosa di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana: «È possibile che nei prossimi giorni ci sarà la nomina del presidente dello Ior. Era un processo avviato da tempo e non vedo perché debba essere interrotto se il papa ha annunciato le sue dimissioni».
Ieri sono circolati anche dei nomi: il Corriere della sera ha parlato di un «banchiere belga», che poi le agenzie hanno individuato in Bernard De Corte. Subito però è arrivata la smentita di padre Lombardi: «Non mi risulta, non confermo. La decisione è imminente, ma non è una gara al primo che indovina». Nei prossimi giorni, quindi, la nomina dovrebbe effettivamente arrivare.
Un'urgenza di difficile interpretazione. Una delle spiegazioni plausibili pare risiedere nel ruolo di Bertone che, in qualità di presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza, ha di fatto potere di nomina. E siccome anche Bertone il 28 febbraio decadrà, questa potrebbe essere la sua ultima opportunità per piazzare allo Ior - a cui è stato sempre particolarmente interessato fin da quando è stato nominato segretario di stato - un uomo di sua fiducia. La conferma si avrà quando, nei prossimi giorni, verrà rinnovata anche la Commissione cardinalizia: se al posto di Attilio Nicora - uno degli «avversari» di Bertone nella gestione della finanza vaticana - subentrerà il presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), il bertoniano Domenico Calcagno, il segretario di stato avrà segnato una doppietta pochi minuti prima di uscire dal campo.
Ieri è stata anche la seconda uscita pubblica del papa dimissionario, che ha incontrato in Vaticano i parroci romani. Ha parlato del Concilio ribadendo, seppure con meno rigidità del solito, la sua interpretazione di un evento non di rottura ma di rinnovamento nella continuità. L'idea del Concilio come «rivoluzione» appartiene ai media, non alla realtà: «Mentre il Concilio dei padri si realizzava all'interno della fede», quello dei mezzi di informazione è stato comunicato attraverso «un'ermeneutica politica», che vedeva «una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa». Ma la forza reale del Concilio, ha aggiunto, «sempre più si realizza e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma». Nella continuità della tradizione però.
«Anche se ora mi ritiro, sono sempre vicino in preghiera a tutti voi, e voi sarete vicini a me anche se rimango nascosto per il mondo», ha detto il pontefice salutando i parroci. Tuttavia un punto di contatto con il mondo più tangibile della preghiera ci sarà. Padre Lombardi ha infatti confermato che mons. Georg Gaenswein, attuale segretario del papa, resterà accanto a Ratzinger anche dopo le dimissioni e conserverà l'incarico di prefetto della casa pontificia, ovvero responsabile di tutti coloro che svolgono un servizio diretto alla persona del papa. Un ruolo quindi che lo farà stare a stretto contatto con il nuovo pontefice. E contemporaneamente anche col vecchio.
La patata bollente dello Ior agita, più di ogni altra cosa, gli ultimi giorni da pontefice di Benedetto XVI. Il papa può anche tuonare contro gli «individualismi», le «rivalità» e gli «interessi personali» che albergano nei sacri palazzi - come ha fatto nel mercoledì delle ceneri -, poi però si finisce sempre lì, cioè a dover decidere, in tutta fretta, chi sarà il nuovo presidente della banca vaticana, priva di una guida dal maggio del 2012, quando Ettore Gotti Tedeschi venne allontanato in maniera piuttosto brusca.
Sembrava, e forse appariva logico, che la partita venisse rinviata al nuovo pontefice, visto il peso della nomina e considerato che, avendo atteso 8 mesi, ne poteva trascorrere anche un altro. Invece negli ultimi giorni si è diffusa in maniera sempre più insistente la voce che il nuovo presidente sarebbe stato nominato prima del 28 febbraio, giorno del definitivo addio di Ratzinger e dell'azzeramento di tutte le cariche in Curia.
La prima a far filtrare la notizia è stata la segreteria di stato, ovvero il cardinal Bertone, particolarmente interessato alla nomina, a margine dell'incontro fra santa sede e governo italiano per l'anniversario dei Patti lateranensi. Poi è arrivata la conferma ufficiosa di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana: «È possibile che nei prossimi giorni ci sarà la nomina del presidente dello Ior. Era un processo avviato da tempo e non vedo perché debba essere interrotto se il papa ha annunciato le sue dimissioni».
Ieri sono circolati anche dei nomi: il Corriere della sera ha parlato di un «banchiere belga», che poi le agenzie hanno individuato in Bernard De Corte. Subito però è arrivata la smentita di padre Lombardi: «Non mi risulta, non confermo. La decisione è imminente, ma non è una gara al primo che indovina». Nei prossimi giorni, quindi, la nomina dovrebbe effettivamente arrivare.
Un'urgenza di difficile interpretazione. Una delle spiegazioni plausibili pare risiedere nel ruolo di Bertone che, in qualità di presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza, ha di fatto potere di nomina. E siccome anche Bertone il 28 febbraio decadrà, questa potrebbe essere la sua ultima opportunità per piazzare allo Ior - a cui è stato sempre particolarmente interessato fin da quando è stato nominato segretario di stato - un uomo di sua fiducia. La conferma si avrà quando, nei prossimi giorni, verrà rinnovata anche la Commissione cardinalizia: se al posto di Attilio Nicora - uno degli «avversari» di Bertone nella gestione della finanza vaticana - subentrerà il presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), il bertoniano Domenico Calcagno, il segretario di stato avrà segnato una doppietta pochi minuti prima di uscire dal campo.
Ieri è stata anche la seconda uscita pubblica del papa dimissionario, che ha incontrato in Vaticano i parroci romani. Ha parlato del Concilio ribadendo, seppure con meno rigidità del solito, la sua interpretazione di un evento non di rottura ma di rinnovamento nella continuità. L'idea del Concilio come «rivoluzione» appartiene ai media, non alla realtà: «Mentre il Concilio dei padri si realizzava all'interno della fede», quello dei mezzi di informazione è stato comunicato attraverso «un'ermeneutica politica», che vedeva «una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa». Ma la forza reale del Concilio, ha aggiunto, «sempre più si realizza e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma». Nella continuità della tradizione però.
«Anche se ora mi ritiro, sono sempre vicino in preghiera a tutti voi, e voi sarete vicini a me anche se rimango nascosto per il mondo», ha detto il pontefice salutando i parroci. Tuttavia un punto di contatto con il mondo più tangibile della preghiera ci sarà. Padre Lombardi ha infatti confermato che mons. Georg Gaenswein, attuale segretario del papa, resterà accanto a Ratzinger anche dopo le dimissioni e conserverà l'incarico di prefetto della casa pontificia, ovvero responsabile di tutti coloro che svolgono un servizio diretto alla persona del papa. Un ruolo quindi che lo farà stare a stretto contatto con il nuovo pontefice. E contemporaneamente anche col vecchio.
Foto: BENEDETTO XVI RICEVE I PRETI DELLA DIOCESI DI ROMA. SOTTO, LA FILA /FOTO REUTERS
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