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il manifesto 2013.02.15 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
 
BOLIVIA
In Parlamento una legge contro il femminicidio
ARTICOLO

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Geraldina Colotti
«Il più presto possibile, avremo una legge contro il femminicidio». Lo ha annunciato il vicepresidente della Bolivia, Alvaro García Linera prima della manifestazione di protesta seguita all'uccisione della giornalista Hanali Huaycho. La donna, 35 anni, lavorava per il canale televisivo Periodistas asociados de Television (Pat). Suo marito, il tenente di polizia Jorge Clavijo Ovando, era ubriaco. L'ha pugnalata a morte davanti al figlio di cinque anni, l'11 febbraio. Anche la madre della giornalista è stata ferita dall'aggressore, ancora in fuga.
Dal 2009 a oggi, sono state 555 le donne uccise dal marito in Bolivia, 120 solo l'anno scorso. Oltre 100.000 hanno denunciato di essere state vittime di violenze domestiche nelle sedi delle brigate di Protezione della famiglia. Solo 51 denunce si sono però concluse con una sentenza in tribunale: per mancanza di una legge specifica che sanzioni la violenza di genere nello specifico, ma anche perché la polizia - denunciano le femministe - è spesso parte del problema.
Qualche giorno fa, il governo socialista di Evo Morales - che comprende varie ministre -, ha nominato la prima ambasciatrice indigena, l'aymara Rusena Maribel Santamaria Mamani., che rappresenterà il paese in Ecuador. Mamani proviene dalla Federación Departamental de Mujeres Campesinas Indígenas, Originarias Bartolina Sisa, uno dei sindacati che sostengono il presidente (anch'egli un aymara). Le donne che hanno manifestato per le strade della capitale, La Paz, hanno però denunciato «una società ancora immersa in una cultura patriarcale e maschilista». Insieme alle ministre Claudia Peña, Cecilia Ayllón e Nardi Suxo e a diverse altre parlamentari, hanno sfondato il fitto cordone di polizia per raggiungere il palazzo presidenziale, accusando gli agenti di aver risposto con il lancio di lacrimogeni.
Il capo della polizia, Rosalío Álvarez, ha dichiarato che di non aver ricevuto alcun ordine di usare la forza contro la piazza e di aver risposto alle provocazioni di gruppi antigovernativi, venuti a fomentare disordini e di non aver comunque impiegato gas chimici. Quindi ha definito «una vergogna per tutti i compagni dell'istituzione» il delitto commesso dal suo collega, assicurando che per lui non ci saranno sconti. Clavijo Ovando - fino a ieri considerato un eroe per aver tratto in salvo due persone a rischio della sua vita - era già stato denunciato per ripetute violenze domestiche. «La violenza di genere è un flagello che colpisce la nostra società e che richiede soluzioni strutturali - ha dichiarato Antonio Vargas, presidente della Asociación de Periodistas de La Paz - le autorità di polizia hanno l'obbligo di assicurare il colpevole alla giustizia nel più breve tempo possibile».
Il progetto di legge, attualmente in discussione in Parlamento, prevede una modifica del Codice penale, che finora non riconosce il femminicidio, ovvero l'uccisione e la violenza perpetrate dagli uomini nei confronti delle donne in quanto tali. Il disegno legislativo prevede sanzioni tra i quattro e gli otto anni di carcere per maltrattamenti fisici e abusi nei confronti di donne e bambine, e 30 anni senza possibilità di indulto (la pena più alta esistente nel paese) per il femminicidio. Dei reati di genere se ne occuperanno tribunali competenti in materia. Un articolo contempla anche la castrazione chimica per i violentatori ma potrebbe non essere incluso nelle modifiche. «Siamo alle battute finali del testo - ha assicurato Linera - si tratta di terminare le ultime correzioni.».
La legge è molto buona - hanno commentato con la stampa le femministe boliviane - ma chi la farà applicare se i poliziotti sono i primi a colpire le donne?
 
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