EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Il «Washington Post» contro il cardinal Mahoney
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ARTICOLO Il sodalizio continua, Don Georg resta con lui
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ARTICOLO Vaticano, finanza e poteri a braccetto
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ARTICOLO Ior, blitz di Bertone sulle casse di Pietro
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ARTICOLO «Concilio Vaticano III? Non è questa la rivoluzione di Ratzinger» di Eleonora Martini ROMA
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Lo stadio «nelle sabbie», arrestato il presidente del Cagliari Cellino di Costantino Cossu CAGLIARI
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ARTICOLO Il gip «libera» l'acciaio
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ARTICOLO Nessuno li vede di Annamaria Rivera
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ARTICOLO Si dà fuoco perché espulso
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ARTICOLO TORINO La marcia dei senza tetto
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ARTICOLO Processo d'appello contro Eternit
07 POLITICA & SOCIETÀ
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.15 - 07 POLITICA & SOCIETÀ
NISCEMI Gli Usa respingono al mittente il provvedimento della Regione Sicilia che revoca le autorizzazioni del cantiere militare
«Guerriglia» di nervi sul Muos. Ignorato il decreto di Crocetta
ARTICOLO
ARTICOLO
Federico Scarcella
Il postino bussa sempre due volte ed entrambe viene mandato a quel paese, nello stile chi addice a una caserma, quella dei militari Usa di Sigonella. I fatti: la Regione siciliana spedisce per posta una lettera in cui invita la Marina americana a sospendere i lavori di costruzione del Muos, il sistema satellitare in via di realizzazione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Ma alla base di Sigonella respingono la raccomandata al mittente, senza mai aprirla, ovviamente. Passa qualche giorno e arriviamo a mercoledì scorso, quando un funzionario della Regione siciliana si presenta - con auto blu e autista - ai cancelli di Sigonella. Deve consegnare un plico dell'assessorato al Territorio nel quale, stavolta, è contenuta la revoca delle autorizzazioni per la costruzione del Muos. Anche in questa occasione il messaggero viene mandato a quel paese, ma con qualche difficoltà: il burocrate tenta di avere udienza e minaccia di chiamare i carabinieri. Infine, fa una telefonata ai suoi colleghi e chiede loro di mettersi in contatto con l'ambasciata americana. La sede diplomatica risponde con cortesia e fornisce alla Regione il numero di telefono del responsabile di Sigonella. Il telefono squilla a lungo, ma nessuno risponde. Il dirigente decide così di far ritorno a Palermo, dove in serata il console Usa a Napoli chiama l'ufficio della presidenza della Regione. È tutto un equivoco, dice. Gli Usa non vogliono fare alcun torto alla Sicilia, ma i documenti sono stati spediti all'indirizzo sbagliato: a Sigonella piuttosto che al consolato campano.
E per dimostrare che è solo una questione di forma e non di sostanza, ieri mattina gli operai del cantiere Muos si sono presentati al lavoro, come se nulla fosse. Ma ad attenderli hanno trovato gli attivisti del movimento «No Muos», che da mesi presidiano la base di contrada Ulmo. I pacifisti hanno bloccato i tre cancelli d'ingresso. La decisione di bloccare l'ingresso anche ai militari era stata adottata dal comitato nel corso di un'assemblea nella serata di mercoledì, durante la quale i «No Muos» avevano sollevato dubbi sulla reale volontà della Regione di mettere fine ai lavori dell'impianto. I manifestanti temono che la revoca delle autorizzazioni - decisa dalla giunta guidata da Rosario Crocetta - e l'atteggiamento di chiusura delle autorità militari siano entrambe frutto di una strategia concordata per prendere tempo e placare gli animi.
La storia va avanti da tempo: nel giugno 2011 il governo regionale, allora guidato da Raffaele Lombardo, concede l'autorizzazione per i lavori. Al ministero della Difesa, due anni fa, c'era Ignazio La Russa. Ma l'attuale governo nazionale non la pensa diversamente dall'esecutivo Berlusconi: il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, un mese fa ha ipotizzato di classificare come area strategica per la sicurezza quella dove sorge il cantiere del Muos (attualmente è una riserva naturale), consentendo così la deroga a qualunque vincolo.
Ma andiamo per ordine: l'11 gennaio scorso Crocetta decide che i lavori andavano sospesi, in attesa di perizie attendibili sull'inquinamento elettromagnetico e su eventuali rischi di interferenze nelle comunicazioni radio degli aerei civili, vista la vicinanza degli aeroporti di Catania e Comiso. Alla decisione della Regione, la Marina militare Usa ha fatto spallucce, rifiutando persino - come ora si è appreso - la raccomandata spedita per posta. Così una settimana fa la giunta ha adottato la fase 2: non più la sospensione dei lavori ma la revoca delle autorizzazioni. Il provvedimento è contenuto nel plico che mercoledì scorso è stato rifiutato dai militari americani e che fa il giro d'Italia: prossima tappa Napoli.
Il postino bussa sempre due volte ed entrambe viene mandato a quel paese, nello stile chi addice a una caserma, quella dei militari Usa di Sigonella. I fatti: la Regione siciliana spedisce per posta una lettera in cui invita la Marina americana a sospendere i lavori di costruzione del Muos, il sistema satellitare in via di realizzazione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Ma alla base di Sigonella respingono la raccomandata al mittente, senza mai aprirla, ovviamente. Passa qualche giorno e arriviamo a mercoledì scorso, quando un funzionario della Regione siciliana si presenta - con auto blu e autista - ai cancelli di Sigonella. Deve consegnare un plico dell'assessorato al Territorio nel quale, stavolta, è contenuta la revoca delle autorizzazioni per la costruzione del Muos. Anche in questa occasione il messaggero viene mandato a quel paese, ma con qualche difficoltà: il burocrate tenta di avere udienza e minaccia di chiamare i carabinieri. Infine, fa una telefonata ai suoi colleghi e chiede loro di mettersi in contatto con l'ambasciata americana. La sede diplomatica risponde con cortesia e fornisce alla Regione il numero di telefono del responsabile di Sigonella. Il telefono squilla a lungo, ma nessuno risponde. Il dirigente decide così di far ritorno a Palermo, dove in serata il console Usa a Napoli chiama l'ufficio della presidenza della Regione. È tutto un equivoco, dice. Gli Usa non vogliono fare alcun torto alla Sicilia, ma i documenti sono stati spediti all'indirizzo sbagliato: a Sigonella piuttosto che al consolato campano.
E per dimostrare che è solo una questione di forma e non di sostanza, ieri mattina gli operai del cantiere Muos si sono presentati al lavoro, come se nulla fosse. Ma ad attenderli hanno trovato gli attivisti del movimento «No Muos», che da mesi presidiano la base di contrada Ulmo. I pacifisti hanno bloccato i tre cancelli d'ingresso. La decisione di bloccare l'ingresso anche ai militari era stata adottata dal comitato nel corso di un'assemblea nella serata di mercoledì, durante la quale i «No Muos» avevano sollevato dubbi sulla reale volontà della Regione di mettere fine ai lavori dell'impianto. I manifestanti temono che la revoca delle autorizzazioni - decisa dalla giunta guidata da Rosario Crocetta - e l'atteggiamento di chiusura delle autorità militari siano entrambe frutto di una strategia concordata per prendere tempo e placare gli animi.
La storia va avanti da tempo: nel giugno 2011 il governo regionale, allora guidato da Raffaele Lombardo, concede l'autorizzazione per i lavori. Al ministero della Difesa, due anni fa, c'era Ignazio La Russa. Ma l'attuale governo nazionale non la pensa diversamente dall'esecutivo Berlusconi: il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, un mese fa ha ipotizzato di classificare come area strategica per la sicurezza quella dove sorge il cantiere del Muos (attualmente è una riserva naturale), consentendo così la deroga a qualunque vincolo.
Ma andiamo per ordine: l'11 gennaio scorso Crocetta decide che i lavori andavano sospesi, in attesa di perizie attendibili sull'inquinamento elettromagnetico e su eventuali rischi di interferenze nelle comunicazioni radio degli aerei civili, vista la vicinanza degli aeroporti di Catania e Comiso. Alla decisione della Regione, la Marina militare Usa ha fatto spallucce, rifiutando persino - come ora si è appreso - la raccomandata spedita per posta. Così una settimana fa la giunta ha adottato la fase 2: non più la sospensione dei lavori ma la revoca delle autorizzazioni. Il provvedimento è contenuto nel plico che mercoledì scorso è stato rifiutato dai militari americani e che fa il giro d'Italia: prossima tappa Napoli.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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