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il manifesto 2013.02.15 - 11 CULTURA
SCAFFALE DeriveApprodi ripubblica «Compagna Luna» di Barbara Balzerani
Un romanzo di formazione estremo
ARTICOLO
ARTICOLO
Andrea Colombo
Quando Compagna Luna arrivò per la prima volta nelle librerie, nel 1998, la memorialistica degli ex Br era già foltissima e da allora non ha smesso di moltiplicarsi. Quindici anni dopo, però, il racconto di Barbara Balzerani è un pezzo unico esattamente come lo era al momento della prima uscita. Nel suo libro non c'è nulla di quel che comunemente si trova in questo genere di letteratura: nessun nome, quasi nessuna data, pochissimi episodi e scelti non in funzione della loro importanza storica ma dello squarcio che aprono sull'animo e sul percorso dell'autrice. Molta politica, certo, ma anche quella riportata all'essenza, al nucleo rovente che ha determinato le scelte di fondo dell'autrice, senza perdersi nelle infinite sfumature così proprie della cultura comunista.
Compagna Luna - recentemente ripubblicato da DeriveApprodi, pp. 141, euro 13 - racconta una storia interiore, fatta di passioni forti e dolori profondi, di scelte difficili e sempre estreme, poco importa se giuste o sbagliate, comunque oneste come capita di rado e pagate fino all'ultimo centesimo. Non è la storia di una generazione politica o di una organizzazione armata, ma di una donna che da quella generazione viene e di quell'organizzazione ha fatto parte senza che né l'una né l'altra bastino a rendere ragione della sua irriducibile personalità, della sua unicità refrattaria a ogni catalogazione. Ci sono la rabbia di chi è nato povero nel mondo dei ricchi, la testardaggine disperata di chi non si rassegna a essere donna in un universo declinato al maschile, l'improvvisa, inattesa, violentissima speranza che in un anno che doveva essere come tanti, il 1968, improvvisamente fece balenare la speranza che tutto quell'ordine fondato sulla rassegnazione potesse essere rovesciato non domani ma oggi, subito: le esperienze comuni di quella generazione e poi quelle personali, i sospesi con una madre amatissima e distante, con un padre così vicino e così diverso, con una famiglia e una dimensione comunitaria abbandonata però mai dimenticata.
Gli storici che vorranno sapere cosa facevano i rivoluzionari degli anni '70 troveranno qui ben poco. Chi invece volesse capire cosa sentiva e pativa e sperava e temeva una giovane donna che in quell'epoca fece quella scelta estrema, quali sogni e quale furore la animassero, con quali esitazioni e dubbi e dilemmi dovesse fare ogni giorno i conti, avrebbe sotto mano una miniera. Perché qui, fra queste pagine, in questo tentativo di trarre un bilancio senza cedere né alla retorica militante né alle sirene del rinnegamento è possibile rintracciare tutte le verità nascoste da una storia addomesticata che ha imposto di giudicare e ha proibito di capire.
Lo sciocco luogo comune che vuole i terroristi di quel tempo aridi ragionieri della morte esce rivelato in tutta la sua miseria dal romanzo di Barbara. Perché di questo si tratta, di un romanzo di formazione e trasformazione in forma di autobiografia emotiva. Non è la storia, in fondo prevedibile e comunque già nota, di una ex terrorista ma l'istantanea presa in tempo reale del passaggio di Barbara Balzerani dalla condizione esistenziale di ex brigatista ed ex detenuta a quella, più intima e forse ancor più vera, di una scrittrice che usa solo la propria biografia convulsa come giacimento da cui estrarre verità che vanno molto oltre i confini limitati dell'esperienza brigatista.
Oggi questa trasformazione sarebbe forse impossibile. Per un breve momento, intorno alla metà degli anni '90, è sembrato possibile affrancare il passato ai ricatti del presente rimettendolo nella sua propria e adeguata prospettiva, sottratta alle maledizioni dei molti e alle santificazioni dei pochi, tecniche convergenti di esorcismo e occultamento. Poi la plumbea complicità tra le pulsioni forcaiole per tutti tranne che per i potenti del berlusconismo e lo stolido giustizialismo dell'antiberlusconismo hanno chiuso e blindato ancor più che all'epoca dei fatti quello spiraglio. Credo che per Barbara Balzerani continuare a scrivere non sia stato facile nell'Italia plumbea e perbenista di questi anni. Però lo ha fatto. Ha scritto altri libri, altrettanto duri, altrettanto sofferti, a volte anche più belli. Quindici anni fa, con questo libro, aveva promesso di diventare una scrittrice. Ha mantenuto la promessa.
Quando Compagna Luna arrivò per la prima volta nelle librerie, nel 1998, la memorialistica degli ex Br era già foltissima e da allora non ha smesso di moltiplicarsi. Quindici anni dopo, però, il racconto di Barbara Balzerani è un pezzo unico esattamente come lo era al momento della prima uscita. Nel suo libro non c'è nulla di quel che comunemente si trova in questo genere di letteratura: nessun nome, quasi nessuna data, pochissimi episodi e scelti non in funzione della loro importanza storica ma dello squarcio che aprono sull'animo e sul percorso dell'autrice. Molta politica, certo, ma anche quella riportata all'essenza, al nucleo rovente che ha determinato le scelte di fondo dell'autrice, senza perdersi nelle infinite sfumature così proprie della cultura comunista.
Compagna Luna - recentemente ripubblicato da DeriveApprodi, pp. 141, euro 13 - racconta una storia interiore, fatta di passioni forti e dolori profondi, di scelte difficili e sempre estreme, poco importa se giuste o sbagliate, comunque oneste come capita di rado e pagate fino all'ultimo centesimo. Non è la storia di una generazione politica o di una organizzazione armata, ma di una donna che da quella generazione viene e di quell'organizzazione ha fatto parte senza che né l'una né l'altra bastino a rendere ragione della sua irriducibile personalità, della sua unicità refrattaria a ogni catalogazione. Ci sono la rabbia di chi è nato povero nel mondo dei ricchi, la testardaggine disperata di chi non si rassegna a essere donna in un universo declinato al maschile, l'improvvisa, inattesa, violentissima speranza che in un anno che doveva essere come tanti, il 1968, improvvisamente fece balenare la speranza che tutto quell'ordine fondato sulla rassegnazione potesse essere rovesciato non domani ma oggi, subito: le esperienze comuni di quella generazione e poi quelle personali, i sospesi con una madre amatissima e distante, con un padre così vicino e così diverso, con una famiglia e una dimensione comunitaria abbandonata però mai dimenticata.
Gli storici che vorranno sapere cosa facevano i rivoluzionari degli anni '70 troveranno qui ben poco. Chi invece volesse capire cosa sentiva e pativa e sperava e temeva una giovane donna che in quell'epoca fece quella scelta estrema, quali sogni e quale furore la animassero, con quali esitazioni e dubbi e dilemmi dovesse fare ogni giorno i conti, avrebbe sotto mano una miniera. Perché qui, fra queste pagine, in questo tentativo di trarre un bilancio senza cedere né alla retorica militante né alle sirene del rinnegamento è possibile rintracciare tutte le verità nascoste da una storia addomesticata che ha imposto di giudicare e ha proibito di capire.
Lo sciocco luogo comune che vuole i terroristi di quel tempo aridi ragionieri della morte esce rivelato in tutta la sua miseria dal romanzo di Barbara. Perché di questo si tratta, di un romanzo di formazione e trasformazione in forma di autobiografia emotiva. Non è la storia, in fondo prevedibile e comunque già nota, di una ex terrorista ma l'istantanea presa in tempo reale del passaggio di Barbara Balzerani dalla condizione esistenziale di ex brigatista ed ex detenuta a quella, più intima e forse ancor più vera, di una scrittrice che usa solo la propria biografia convulsa come giacimento da cui estrarre verità che vanno molto oltre i confini limitati dell'esperienza brigatista.
Oggi questa trasformazione sarebbe forse impossibile. Per un breve momento, intorno alla metà degli anni '90, è sembrato possibile affrancare il passato ai ricatti del presente rimettendolo nella sua propria e adeguata prospettiva, sottratta alle maledizioni dei molti e alle santificazioni dei pochi, tecniche convergenti di esorcismo e occultamento. Poi la plumbea complicità tra le pulsioni forcaiole per tutti tranne che per i potenti del berlusconismo e lo stolido giustizialismo dell'antiberlusconismo hanno chiuso e blindato ancor più che all'epoca dei fatti quello spiraglio. Credo che per Barbara Balzerani continuare a scrivere non sia stato facile nell'Italia plumbea e perbenista di questi anni. Però lo ha fatto. Ha scritto altri libri, altrettanto duri, altrettanto sofferti, a volte anche più belli. Quindici anni fa, con questo libro, aveva promesso di diventare una scrittrice. Ha mantenuto la promessa.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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