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il manifesto 2013.02.15 - 14 LETTERE
Appello ai candidati
Kurdistan, il paese che non c'è
ARTICOLO
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Le Associazioni che sottoscrivono questo appello ai candidati e ai futuri eletti nel Parlamento della Repubblica Italiana accompagnano da decenni, nelle loro pacifiche rivendicazioni, la lotta di un popolo senza patria, cui non viene riconosciuto il diritto alla sua lingua e alla sua storia: il popolo kurdo.
Un tema che non rientra nel dibattito politico pre-elettorale, e neppure lo sfiora, ma che dovrà vedere impegnati i futuri parlamentari in un serio lavoro di studio e conoscenza di ciò che accade al di là del Mediterraneo; che non riguarda solamente i Paesi della Primavera Araba, o l'annosa e grave questione Palestinese, ma anche la "democratica" Turchia, sul cui territorio viene sistematicamente negato il diritto di esistere ad una minoranza di persone (i 20 milioni di cd. "turchi della montagna"). La Turchia, se da una parte chiede ancora di entrare in Europa, dall'altra aspira a diventare potenza regionale di primo piano, ergendosi a paladina dei diritti dei palestinesi o dei siriani, mentre prosegue con l'oppressione del popolo kurdo all'interno dei propri confini. La questione kurda è tra le più censurate e dimenticate dai mezzi di informazione. Un popolo-nazione di 40 milioni di persone senza stato, che vive diviso tra l'Anatolia e la Mesopotamia tra Turchia, Iran, Iraq, Siria. 4mila villaggi distrutti durante gli anni '90, oltre 120mila vittime, milioni di sfollati interni e di profughi verso l'occidente. La repressione continua oggi sorda, strisciante ma non per questo meno violenta. Al momento ci sono circa 10.000 persone in carcere tra parlamentari e amministratori eletti, attivisti, sindacalisti, studenti, giornalisti, semplici cittadini e la gran parte di loro è kurda.
Ha scritto di recente Abdullah Öcalan: «Alla società turca offro una soluzione semplice. Chiediamo una nazione democratica. Non siamo contrari né allo Stato unitario, né alla repubblica. (...) Kurdi, Turchi ed altre culture potrebbero così vivere insieme in Turchia, sotto lo stesso tetto di una nazione democratica. Ciò è possibile soltanto con una costituzione democratica ed una struttura giuridica avanzata che garantisca la pace in Kurdistan». Tutto questo è praticato in Kurdistan, e si chiama "autonomia democratica", un autogoverno che può fungere da modello anche per altri popoli che vivono attualmente situazioni di conflitto e di carenza di democrazia. Il confederalismo democratico è una proposta di modello alternativo globale di società: si può affermare che i kurdi non si limitano a una rivendicazione della "propria" identità, ma propongono e sperimentano una concezione del pluralismo identitario come fattore propulsivo della intera dinamica socio-politica, come peraltro si va definendo anche nella regione kurda in territorio siriano.
Chiediamo ai futuri parlamentari un impegno concreto per il blocco dei rimpatri, il ritiro da parte della Turchia delle espulsioni che hanno colpito gli italiani che si recano nelle città kurde, la liberazione del leader kurdo Öcalan, una fattiva collaborazione perché si creino occasioni di incontro sulla questione kurda che parta della proposta di Öcalan di confederalismo democratico.
Rete Kurdistan Italia; AZAD; Senzaconfine - Roma; Comitato di solidarietà con il popolo del Kurdistan - Sardegna; ASCE - Associazione Sarda Contro l'Emarginazione; Verso il Kurdistan - Alessandria; Senza Paura - Genova; UIKI Onlus (Ufficio informazione del Kurdistan in Italia)
Per il testo completo dell'appello: www.retekurdistan.it
Per aderire: info@retekurdistan.it
Un tema che non rientra nel dibattito politico pre-elettorale, e neppure lo sfiora, ma che dovrà vedere impegnati i futuri parlamentari in un serio lavoro di studio e conoscenza di ciò che accade al di là del Mediterraneo; che non riguarda solamente i Paesi della Primavera Araba, o l'annosa e grave questione Palestinese, ma anche la "democratica" Turchia, sul cui territorio viene sistematicamente negato il diritto di esistere ad una minoranza di persone (i 20 milioni di cd. "turchi della montagna"). La Turchia, se da una parte chiede ancora di entrare in Europa, dall'altra aspira a diventare potenza regionale di primo piano, ergendosi a paladina dei diritti dei palestinesi o dei siriani, mentre prosegue con l'oppressione del popolo kurdo all'interno dei propri confini. La questione kurda è tra le più censurate e dimenticate dai mezzi di informazione. Un popolo-nazione di 40 milioni di persone senza stato, che vive diviso tra l'Anatolia e la Mesopotamia tra Turchia, Iran, Iraq, Siria. 4mila villaggi distrutti durante gli anni '90, oltre 120mila vittime, milioni di sfollati interni e di profughi verso l'occidente. La repressione continua oggi sorda, strisciante ma non per questo meno violenta. Al momento ci sono circa 10.000 persone in carcere tra parlamentari e amministratori eletti, attivisti, sindacalisti, studenti, giornalisti, semplici cittadini e la gran parte di loro è kurda.
Ha scritto di recente Abdullah Öcalan: «Alla società turca offro una soluzione semplice. Chiediamo una nazione democratica. Non siamo contrari né allo Stato unitario, né alla repubblica. (...) Kurdi, Turchi ed altre culture potrebbero così vivere insieme in Turchia, sotto lo stesso tetto di una nazione democratica. Ciò è possibile soltanto con una costituzione democratica ed una struttura giuridica avanzata che garantisca la pace in Kurdistan». Tutto questo è praticato in Kurdistan, e si chiama "autonomia democratica", un autogoverno che può fungere da modello anche per altri popoli che vivono attualmente situazioni di conflitto e di carenza di democrazia. Il confederalismo democratico è una proposta di modello alternativo globale di società: si può affermare che i kurdi non si limitano a una rivendicazione della "propria" identità, ma propongono e sperimentano una concezione del pluralismo identitario come fattore propulsivo della intera dinamica socio-politica, come peraltro si va definendo anche nella regione kurda in territorio siriano.
Chiediamo ai futuri parlamentari un impegno concreto per il blocco dei rimpatri, il ritiro da parte della Turchia delle espulsioni che hanno colpito gli italiani che si recano nelle città kurde, la liberazione del leader kurdo Öcalan, una fattiva collaborazione perché si creino occasioni di incontro sulla questione kurda che parta della proposta di Öcalan di confederalismo democratico.
Rete Kurdistan Italia; AZAD; Senzaconfine - Roma; Comitato di solidarietà con il popolo del Kurdistan - Sardegna; ASCE - Associazione Sarda Contro l'Emarginazione; Verso il Kurdistan - Alessandria; Senza Paura - Genova; UIKI Onlus (Ufficio informazione del Kurdistan in Italia)
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