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il manifesto 2013.02.15 - 14 LETTERE
LE LETTERE
ARTICOLO
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E' una polemica di questi giorni in quel di Sanremo. Contestazioni pubbliche, con effetti moltiplicati dalla diretta in televisione, a un comico che fa ridere prendendo in giro un politico . Ma a qualcuno non viene il dubbio che si dia troppo peso a un comico mentre, invece, nessuno critica quei politici che dovrebbero essere presi in considerazione come persone serie quando fanno i comici? Il che accade sempre più spesso; da un lato il comico ha solo la pretesa di farci sorridere, mentre quello stesso politico, che ci somministra da uomo di spettacolo con sapiente tecnica battute e sfottò, talora anche canzoncine, ha pretese ben più invasive. Pretende di fissarci l'agenda per i
prossimi anni, ci tiene al lavoro ai limiti della sopravvivenza, stabilisce quanto dobbiamo percepire di pensione, promette che troverà lavoro ai nostri figli, promette che ci ridurrà le imposte. E pretende pure di farci sorridere! Forse i politici pretendono un po' troppo da se stessi, sono non solo ambiziosi ma anche presuntuosi vorrebbero farci sorridere quando noi ci accontenteremmo che facessero veramente tutto il resto che ci promettono e che a loro effettivamente e solo compete. Certe cose, come la legge elettorale, non le possono fare che i nostri rappresentanti alle Camere. Sarebbe già moltissimo, visto come stiamo andando al voto... Forse allora, dopo, sorrideremmo di gusto
e a lungo. Paradossale è poi che questi politici a la page pretendano di essere preferiti a quelli tristi, spenti che non avrebbero carisma, dovremmo privilegiare come elettori chi abbiamo visto aver portato l'Italia sul baratro o dar fiducia a chi la pretende contro tutto e tutti esibendo un passato vergine? La caccia al nostro voto, ci si augura liberamente espresso, si conclude alle 15 del 25 febbraio.
Giuseppe Barbanti Mestre
Benedetto XVI ha constatato di non essere più all'altezza del compito impegnativo che la Chiesa gli aveva affidato e ha assunto i comportamenti conseguenti. La sua è stata una decisione di grande impatto emotivo, destinata a suscitare reazioni contrastanti. Il confronto con l'esperienza di Papa Wojtyla è inevitabile: Wojtyla
ha scelto di mostrare al mondo il dolore e la sofferenza fisica, di viverla fino in fondo, uomo tra gli uomini. Ratzinger ha scelto di mostrare al mondo la sua umana
impotenza e di farsene carico. Benedetto XVI merita rispetto: il suo gesto prima di essere giudicato, va accettato e compreso.
Mario Pulimanti
Lido di Ostia - Roma
Una battuta mal riuscita, una espressione volgare espressa per giunta fuori tempo e fuori luogo, credo proprio sia nelle umane cose; ma ci sono "carriere" che si sono squadernate sotto gli occhi di noi tutti, che in quanto a volgarità gratuita e ignoranza crassa, sono senza soluzione di continuità. Per altro gratificate anche del consenso di amici e pure avversari storici, che non perdono occasione, questi ultimi, per certificare quanto certi soggetti siano in fondo dei simpaticoni. Capovolgendo l'accusa di bigottismo, che pure è risuonata, laddove si sono osate critiche, ad un uomo di potere che recentemente in pubblico ha chiesto e ri-chiesto ad una giovane donna, «quante volte vieni», riscuotendo sorrisi e aperto consenso proprio per la gratuita volgarità, mi faccio sempre più convinto che oggi più che mai, sia la prepotente volgarità ad essere di nocumento proprio alla possibilità di essere "libertini" per davvero, e che certi prepotenti esempi, abbassino di fatto ad infimo livello, il gioco del sempre possibile scambio di segnali erotici fra adulti consenzienti, e che si sentano soprattutto "alla pari". Certi fetenti comportamenti hanno penalizzato anche la possibilità di intendere e render rappresentazione, dell'innescarsi di un incontro che sia figlio del piacere reciproco e non dell'imbarazzo imposto. Il "seduttore volgare e imbecille" preso a modello vincente, quanto a modello educativo, credo proprio sia uno dei flagelli del nostro tempo, e non tanto per chi faccia voto di castità, ma proprio per chi si proponga una vita da "dongiovanni". Scandisce l'Adriano della Yourcenar, e mai mi stancherò di citarlo: «Per un uomo di gusto, poi, l'ostacolo più grave consiste nel fatto di occupare una posizione preminente, che implica ineluttabilmente il rischio
dell'adulazione e della menzogna. Il pensiero che in mia presenza qualcuno snaturi, sia pure di un'ombra, l'esser suo, può giungere a farmelo compiangere, disprezzare, odiare persino. Ho sofferto di questi inconvenienti della mia fortuna come un povero di quelli della sua miseria. Ancora un passo, e avrei accettato la finzione che consiste nel pretendere di sedurre, quando si sa bene che ci si impone: ma di qui si
comincia a esser nauseati, o forse imbecilli».
Vittorio Melandri
Ho letto Le monde diplomatique di gennaio. È straordinario sotto tutti i punti di vista: articoli chiari e semplici nel linguaggio; analisi realistiche e oggettive delle problematiche politiche, sociali, antropologiche, economiche. Rigorosa bibliografia e riferimenti ai documenti. Un capolavoro giornalistico-culturale in questo mondo disordinato e pasticciato nella informazione. Per questo sottoscrivo un abbonamento annuale.
Rosanna Corsini Bra
prossimi anni, ci tiene al lavoro ai limiti della sopravvivenza, stabilisce quanto dobbiamo percepire di pensione, promette che troverà lavoro ai nostri figli, promette che ci ridurrà le imposte. E pretende pure di farci sorridere! Forse i politici pretendono un po' troppo da se stessi, sono non solo ambiziosi ma anche presuntuosi vorrebbero farci sorridere quando noi ci accontenteremmo che facessero veramente tutto il resto che ci promettono e che a loro effettivamente e solo compete. Certe cose, come la legge elettorale, non le possono fare che i nostri rappresentanti alle Camere. Sarebbe già moltissimo, visto come stiamo andando al voto... Forse allora, dopo, sorrideremmo di gusto
e a lungo. Paradossale è poi che questi politici a la page pretendano di essere preferiti a quelli tristi, spenti che non avrebbero carisma, dovremmo privilegiare come elettori chi abbiamo visto aver portato l'Italia sul baratro o dar fiducia a chi la pretende contro tutto e tutti esibendo un passato vergine? La caccia al nostro voto, ci si augura liberamente espresso, si conclude alle 15 del 25 febbraio.
Giuseppe Barbanti Mestre
Benedetto XVI ha constatato di non essere più all'altezza del compito impegnativo che la Chiesa gli aveva affidato e ha assunto i comportamenti conseguenti. La sua è stata una decisione di grande impatto emotivo, destinata a suscitare reazioni contrastanti. Il confronto con l'esperienza di Papa Wojtyla è inevitabile: Wojtyla
ha scelto di mostrare al mondo il dolore e la sofferenza fisica, di viverla fino in fondo, uomo tra gli uomini. Ratzinger ha scelto di mostrare al mondo la sua umana
impotenza e di farsene carico. Benedetto XVI merita rispetto: il suo gesto prima di essere giudicato, va accettato e compreso.
Mario Pulimanti
Lido di Ostia - Roma
Una battuta mal riuscita, una espressione volgare espressa per giunta fuori tempo e fuori luogo, credo proprio sia nelle umane cose; ma ci sono "carriere" che si sono squadernate sotto gli occhi di noi tutti, che in quanto a volgarità gratuita e ignoranza crassa, sono senza soluzione di continuità. Per altro gratificate anche del consenso di amici e pure avversari storici, che non perdono occasione, questi ultimi, per certificare quanto certi soggetti siano in fondo dei simpaticoni. Capovolgendo l'accusa di bigottismo, che pure è risuonata, laddove si sono osate critiche, ad un uomo di potere che recentemente in pubblico ha chiesto e ri-chiesto ad una giovane donna, «quante volte vieni», riscuotendo sorrisi e aperto consenso proprio per la gratuita volgarità, mi faccio sempre più convinto che oggi più che mai, sia la prepotente volgarità ad essere di nocumento proprio alla possibilità di essere "libertini" per davvero, e che certi prepotenti esempi, abbassino di fatto ad infimo livello, il gioco del sempre possibile scambio di segnali erotici fra adulti consenzienti, e che si sentano soprattutto "alla pari". Certi fetenti comportamenti hanno penalizzato anche la possibilità di intendere e render rappresentazione, dell'innescarsi di un incontro che sia figlio del piacere reciproco e non dell'imbarazzo imposto. Il "seduttore volgare e imbecille" preso a modello vincente, quanto a modello educativo, credo proprio sia uno dei flagelli del nostro tempo, e non tanto per chi faccia voto di castità, ma proprio per chi si proponga una vita da "dongiovanni". Scandisce l'Adriano della Yourcenar, e mai mi stancherò di citarlo: «Per un uomo di gusto, poi, l'ostacolo più grave consiste nel fatto di occupare una posizione preminente, che implica ineluttabilmente il rischio
dell'adulazione e della menzogna. Il pensiero che in mia presenza qualcuno snaturi, sia pure di un'ombra, l'esser suo, può giungere a farmelo compiangere, disprezzare, odiare persino. Ho sofferto di questi inconvenienti della mia fortuna come un povero di quelli della sua miseria. Ancora un passo, e avrei accettato la finzione che consiste nel pretendere di sedurre, quando si sa bene che ci si impone: ma di qui si
comincia a esser nauseati, o forse imbecilli».
Vittorio Melandri
Ho letto Le monde diplomatique di gennaio. È straordinario sotto tutti i punti di vista: articoli chiari e semplici nel linguaggio; analisi realistiche e oggettive delle problematiche politiche, sociali, antropologiche, economiche. Rigorosa bibliografia e riferimenti ai documenti. Un capolavoro giornalistico-culturale in questo mondo disordinato e pasticciato nella informazione. Per questo sottoscrivo un abbonamento annuale.
Rosanna Corsini Bra
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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