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il manifesto 2013.02.16 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
UDIENZA Benedetto XVI incontra Bagnasco
I giochi del pre-conclave sull'asse Milano-Genova
ARTICOLO - Cristiano M. G. Faranna

ARTICOLO - Cristiano M. G. Faranna
Spesso in rivalità. Il presidente della Cei, Scola e Bertone sono i papabili italiani
Cristiano M. G. Faranna
«Accogliamo con venerazione la scelta di Benedetto», con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco ha salutato la rinuncia di Ratzinger al ministero petrino. Ieri il presidente della Cei è stato a capo della delegazione ligure, composta dai sei vescovi, che ha incontrato il papa dimissionario. Un'udienza già stabilita, che fa parte del disbrigo degli affari ordinari che, quasi come un governo uscente, il papa sta svolgendo. Oggi toccherà ai pastori lombardi guidati dall'arcivescovo di Milano, Angelo Scola.
Ed è proprio la traiettoria Milano-Genova a tenere banco nelle chiacchiere di stampa pre-conclave. Entrambi i porporati sono considerati i più quotati tra gli italiani per la successione, con Bagnasco leggermente in vantaggio, fosse soltanto per motivi anagrafici. Il rappresentante dell'episcopato italiano ha da poco compiuto settant'anni, due in meno di Scola e se si decide di leggere la scelta di Ratzinger come un invito sommesso a preferire un papa giovane pochi anni fanno la differenza, contando anche che Scola secondo il diritto ecclesiale ha ancora due anni e mezzo di incarico effettivo, che scade al compimento del settantacinquesimo anno. Il segno di Ratzinger, vescovo di Roma che si accinge a diventare emerito tra gli emeriti, potrebbe non essere sottovalutato nel silenzio orante della Cappella Sistina.
La cattedra di sant'Ambrogio ha inoltre ribadito l'importanza di Genova nel panorama ecclesiale del Belpaese, di cui il sommo pontefice è primate. A precedere Scola a Milano fu proprio un pastore proveniente dalla repubblica marinara, Dionigi Tettamanzi, divenuto un baluardo della cittadinanza contro le tendenze xenofobe leghiste. La scelta del Patriarca di Venezia venne considerata come una sorta di par condicio politica, a causa della sua vicinanza con Comunione e liberazione, il movimento di cui fa parte anche Formigoni. Nonostante l'impegno di Scola nel dialogo interreligioso la nomina fu letta da più parti come un mettere le briglie alla chiesa più feconda di novità del panorama cattolico nazionale. La successione di Scola a Venezia fu il nuovo motivo di attrito tra la Cei - in particolare Bagnasco - e il suo predecessore a Genova e segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Alla fine la spuntò Bagnasco con la nomina di Francesco Moraglia, ancora una volta un pastore genovese e presidente del cda di «Comunicazione e Cultura», organismo Cei di cui fa parte Tv2000.
Il grande freddo era scoppiato nel 2009 con l'affaire Boffo, l'opera di distruzione mediatica del direttore di Avvenire portata avanti da Il Giornale come contromossa per le critiche del quotidiano della Cei alla condotta morale di Berlusconi. In quell'occasione fu rimproverato a Bertone di non aver difeso Boffo, con Bagnasco che sembrò non apprezzare alcune uscite pubbliche del direttore de L'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, circa la linea editoriale di Avvenire.
Da qualche tempo gli attriti tra le due entità e i loro massimi rappresentanti si sono appianati, complici gli ultimi scandali che hanno investito il Vaticano e l'opera di riappacificazione fortemente voluta in maniera personale da Ratzinger. Proprio la decisione del papa, annunciata in piena campagna elettorale, sembra voler indicare ai porporati tricolore di badare meno alla politica del loro Stato di provenienza.
All'alba di un conclave con un vescovo di Roma «nascosto al mondo» Bagnasco, Bertone e Scola rappresentano la portanza italiana. Il primo per il collegio episcopale, il secondo per la Curia e il terzo per i movimenti. Una quarta figura appare, più mite. Pastore ma da anni curiale, il grande pubblico lo conobbe per il pianto mostrato alle tv dopo la morte di Wojtyla, anche se un'ombra è caduta su di lui nello scandalo Vatileaks, fu accusato di essere tra gli ispiratori dell'ex-maggiordomo del papa Paolo Gabriele. È riapparso mercoledì, imponendo le ceneri a Benedetto. Angelo Comastri, 69 anni, da Grosseto. Il suo motto è Deus charitas est.
L'INCONTRO TRA RATZINGER E IL CARDINALE BAGNASCO /FOTO REUTERS
 
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