EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
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08 INTERNAZIONALE
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il manifesto 2013.02.16 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
MPS Siena, insulti e monetine per Mussari. Milano, Baldassari resta in cella?
Il giorno nero dell'«imputato dell'anno»
ARTICOLO - Riccardo Chiari SIENA
ARTICOLO - Riccardo Chiari SIENA
Interrogatorio secretato per l'ex presidente dell'Abi, contestato da un gruppo di cittadini davanti al tribunale
SIENA
Questa volta Giuseppe Mussari non è passato dal garage all'ingresso posteriore del palazzo di giustizia.
A differenza di dieci giorni fa è entrato a piedi, dalla porta principale, offrendosi ai titoli di giornali, radio e tv. Non per la sua difesa nell'inchiesta sul Monte dei Paschi ma per le monetine che gli hanno tirato addosso. Insieme a epiteti come «ladro, buffone, vergogna, è finita la pacchia». Parole urlate sia all'entrata che all'uscita dalla procura da un gruppo di cittadini. Trasmesse quasi in tempo reale dai numerosi cameramen che con i cronisti e i fotografi circondavano l'ex presidente Mps. Apparso come il colpevole per eccellenza del terribile declino del Monte. Una verità possibile, anzi probabile.
Ma certo nel 2008, una volta chiuso l'acquisto di Antonveneta ad un prezzo già allora considerato molto alto, Mussari era stato nominato «banchiere dell'anno». Con il suo successore Alessandro Profumo, all'epoca in Unicredit, che commentava: «E' stata una bella operazione». E con il sistema bancario italiano che lo ha eletto presidente dell'Abi nel 2010, confermandolo nel 2012.
Appena un anno fa, quando dei grossi guai del Monte, tutti causati per un verso o per l'altro dall'acquisto di Antonveneta, si sapeva già praticamente tutto. Insieme ai suoi avvocati Fabio Pisillo e Tullio Padovani, Mussari ha risposto per tre ore e mezzo alle domande dei pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso. Viste le accuse nei suoi confronti - manipolazione di mercato, truffa, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e ancora ostacolo alla vigilanza in concorso con l'ex capo dell'area finanza Gianluca Baldassarri e l'ex dg Antonio Vigni - l'interrogatorio ha riguardato quelli che sono al momento i punti fermi dell'inchiesta. A partire dalla reale natura del Fresh da un miliardo di euro lanciato dalla banca nel 2008 per coprire parte delle spese dell'acquisto di Antonveneta, e che secondo l'accusa non è stato un aumento di capitale come annunciato agli organi di vigilanza (sia Bankitalia che Consob) ma un semplice prestito, ancorché mascherato. A seguire il «contratto fantasma» sulla ristrutturazione del fallimentare derivato Alexandria, cioè l'accordo (da pagare in prospettiva a caro prezzo) con la banca giapponese Nomura per evitare che già nel bilancio 2009 del Monte comparisse una consistente perdita di circa 220 milioni, tale da impedire la distribuzione di dividendi agli azionisti della banca. Anche di questo contratto secondo le accuse non fu data comunicazione alle autorità di vigilanza, che lo hanno scoperto solo nell'ottobre scorso dopo che l'attuale dg Fabrizio Viola lo ha ritrovato nella cassaforte del predecessore Antonio Vigni. Molto probabile infine che a Mussari siano stati chiesti alcuni chiarimenti sull'acquisto di Antoveneta, anche se negli atti giudiziari che lo riguardano non ci sono al momento evidenziate ipotesi di reato. Al termine dell'interrogatorio, secretato, i difensori hanno voluto specificare: «Mussari ha risposto a tutte le domande dei pm. Non è fissato alcun altro interrogatorio».
Intanto a Milano il pm Angelo Renna ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri, l'ex capo dell'area finanzia di Mps, arrestato perché secondo l'accusa era pronto a lasciare l'Italia. Per Baldassarri, già indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Monte per quella che è stata chiamata «la banda del 5%», l'arresto è però scattato proprio nella parte di indagine, che riguarda anche Mussari e Vigni, di ostacolo alla vigilanza per il contratto fantasma con Nomura. Oggi a San Vittore il gip Alfonsa Maria Ferraro interrogherà Baldassarri e poi deciderà se confermare o meno il carcere.
Questa volta Giuseppe Mussari non è passato dal garage all'ingresso posteriore del palazzo di giustizia.
A differenza di dieci giorni fa è entrato a piedi, dalla porta principale, offrendosi ai titoli di giornali, radio e tv. Non per la sua difesa nell'inchiesta sul Monte dei Paschi ma per le monetine che gli hanno tirato addosso. Insieme a epiteti come «ladro, buffone, vergogna, è finita la pacchia». Parole urlate sia all'entrata che all'uscita dalla procura da un gruppo di cittadini. Trasmesse quasi in tempo reale dai numerosi cameramen che con i cronisti e i fotografi circondavano l'ex presidente Mps. Apparso come il colpevole per eccellenza del terribile declino del Monte. Una verità possibile, anzi probabile.
Ma certo nel 2008, una volta chiuso l'acquisto di Antonveneta ad un prezzo già allora considerato molto alto, Mussari era stato nominato «banchiere dell'anno». Con il suo successore Alessandro Profumo, all'epoca in Unicredit, che commentava: «E' stata una bella operazione». E con il sistema bancario italiano che lo ha eletto presidente dell'Abi nel 2010, confermandolo nel 2012.
Appena un anno fa, quando dei grossi guai del Monte, tutti causati per un verso o per l'altro dall'acquisto di Antonveneta, si sapeva già praticamente tutto. Insieme ai suoi avvocati Fabio Pisillo e Tullio Padovani, Mussari ha risposto per tre ore e mezzo alle domande dei pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso. Viste le accuse nei suoi confronti - manipolazione di mercato, truffa, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e ancora ostacolo alla vigilanza in concorso con l'ex capo dell'area finanza Gianluca Baldassarri e l'ex dg Antonio Vigni - l'interrogatorio ha riguardato quelli che sono al momento i punti fermi dell'inchiesta. A partire dalla reale natura del Fresh da un miliardo di euro lanciato dalla banca nel 2008 per coprire parte delle spese dell'acquisto di Antonveneta, e che secondo l'accusa non è stato un aumento di capitale come annunciato agli organi di vigilanza (sia Bankitalia che Consob) ma un semplice prestito, ancorché mascherato. A seguire il «contratto fantasma» sulla ristrutturazione del fallimentare derivato Alexandria, cioè l'accordo (da pagare in prospettiva a caro prezzo) con la banca giapponese Nomura per evitare che già nel bilancio 2009 del Monte comparisse una consistente perdita di circa 220 milioni, tale da impedire la distribuzione di dividendi agli azionisti della banca. Anche di questo contratto secondo le accuse non fu data comunicazione alle autorità di vigilanza, che lo hanno scoperto solo nell'ottobre scorso dopo che l'attuale dg Fabrizio Viola lo ha ritrovato nella cassaforte del predecessore Antonio Vigni. Molto probabile infine che a Mussari siano stati chiesti alcuni chiarimenti sull'acquisto di Antoveneta, anche se negli atti giudiziari che lo riguardano non ci sono al momento evidenziate ipotesi di reato. Al termine dell'interrogatorio, secretato, i difensori hanno voluto specificare: «Mussari ha risposto a tutte le domande dei pm. Non è fissato alcun altro interrogatorio».
Intanto a Milano il pm Angelo Renna ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri, l'ex capo dell'area finanzia di Mps, arrestato perché secondo l'accusa era pronto a lasciare l'Italia. Per Baldassarri, già indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Monte per quella che è stata chiamata «la banda del 5%», l'arresto è però scattato proprio nella parte di indagine, che riguarda anche Mussari e Vigni, di ostacolo alla vigilanza per il contratto fantasma con Nomura. Oggi a San Vittore il gip Alfonsa Maria Ferraro interrogherà Baldassarri e poi deciderà se confermare o meno il carcere.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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