EDIZIONE EBOOK
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02 LA PAGINA 3
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05 POLITICA & SOCIETÀ
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07 INTERNAZIONALE
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ARTICOLO Ora c'è la legge contro il diritto a manifestare di Giuseppe Acconcia
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ARTICOLO Nelle carceri israeliane altri «Prigioneri x»
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ARTICOLO L'esercito disperde le proteste a Ofer
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il manifesto 2013.02.16 - 07 INTERNAZIONALE
SENATO USA
Hagel al Pentagono, no dei repubblicani
ARTICOLO
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Ostruzionismo alla nomina presidenziale del nuovo ministro della difesa
Dopo le polemiche su John Brennan, che Obama vorrebbe a dirigere la Cia, un'altra tempesta sulle nomine del presidente si è scatenata al Senato. Riguarda il passaggio di consegne a Chuck Hagel come ministro della Difesa in sostituzione di Leon Panetta. In America, le nomine importanti del presidente devono passare per il Congresso e Hagel, un repubblicano inviso ai repubblicani, per ora resta in stand by.
La sua nomina è passata con molta facilità all'Armed Services Committee del Senato dove i democratici (14) hanno votato compatti contro i repubblicani (11), ma poi è arrivata la grana in assemblea. Quando la nomina è passata direttamente all'aula (il cui consenso serve al presidente statunitense per concludere trattati internazionali e per nominare funzionari e giudici federali), la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare la conferma della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono con un'azione di «filibustering», una forma di ostruzionismo che alla fine ha tirato per le lunghe il dibattito parlamentare.
Cercando di porgli fine, il leader della maggioranza democratica Harry Reid ha deciso di mettere al voto una mozione che doveva chiuderlo, ma i 55 senatori democratici non sono riusciti ad ottenere i cinque voti necessari tra i repubblicani per arrivare a 60 senatori sul totale di 100, maggioranza necessaria alla luce verde. Hanno chiuso 58 a 40. Decisione rinviata anche se Obama ha reiterato il suo sostegno al candidato e se la nuova insidia ha scatenato polemiche, specie tra chi ritiene che i repubblicani, pur di far male al presidente, fanno male al Paese.
Quella contro Chuck Hagel comunque è una vecchia battaglia ed è per questo che convincere l'intero schieramento dei repubblicani sembra ancora in salita. Chuck Hagel è inviso ai suoi compagni di partito che lo considerano niente di più che un traditore, forse perché le canta chiare, dal Medio Oriente all'Afghanistan. Critico con Israele, è stato tra i pochi del suo partito a paragonare nel 2005 l'Iraq al Vietnam e, nel 2011, a considerare l'exit strategy di Obama dall'Afghanistan un'ottima idea per scalare l'impegno militare ed evitare di rimanere impantanati nel Paese asiatico. La stessa posizione di Obama e lo stesso ragionamento caro a John Kerry, designato dal presidente a dirigere la politica estera. L'ex senatore del Nebraska, nominato da Barack Obama il 7 gennaio scorso, è il primo segretario della Difesa in pectore oggetto di un tale trattamento nella storia americana. em. gio.
La sua nomina è passata con molta facilità all'Armed Services Committee del Senato dove i democratici (14) hanno votato compatti contro i repubblicani (11), ma poi è arrivata la grana in assemblea. Quando la nomina è passata direttamente all'aula (il cui consenso serve al presidente statunitense per concludere trattati internazionali e per nominare funzionari e giudici federali), la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare la conferma della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono con un'azione di «filibustering», una forma di ostruzionismo che alla fine ha tirato per le lunghe il dibattito parlamentare.
Cercando di porgli fine, il leader della maggioranza democratica Harry Reid ha deciso di mettere al voto una mozione che doveva chiuderlo, ma i 55 senatori democratici non sono riusciti ad ottenere i cinque voti necessari tra i repubblicani per arrivare a 60 senatori sul totale di 100, maggioranza necessaria alla luce verde. Hanno chiuso 58 a 40. Decisione rinviata anche se Obama ha reiterato il suo sostegno al candidato e se la nuova insidia ha scatenato polemiche, specie tra chi ritiene che i repubblicani, pur di far male al presidente, fanno male al Paese.
Quella contro Chuck Hagel comunque è una vecchia battaglia ed è per questo che convincere l'intero schieramento dei repubblicani sembra ancora in salita. Chuck Hagel è inviso ai suoi compagni di partito che lo considerano niente di più che un traditore, forse perché le canta chiare, dal Medio Oriente all'Afghanistan. Critico con Israele, è stato tra i pochi del suo partito a paragonare nel 2005 l'Iraq al Vietnam e, nel 2011, a considerare l'exit strategy di Obama dall'Afghanistan un'ottima idea per scalare l'impegno militare ed evitare di rimanere impantanati nel Paese asiatico. La stessa posizione di Obama e lo stesso ragionamento caro a John Kerry, designato dal presidente a dirigere la politica estera. L'ex senatore del Nebraska, nominato da Barack Obama il 7 gennaio scorso, è il primo segretario della Difesa in pectore oggetto di un tale trattamento nella storia americana. em. gio.
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