EDIZIONE EBOOK
Edizione html
il manifesto 2013.02.16 - 09
Ecuador, la terza volta di Rafael Correa
ARTICOLO - Geraldina Colotti
ARTICOLO - Geraldina Colotti
Otto candidati aspirano a dirigere il Paese per affossare o migliorare la «Revolución ciudadana»
Giovedì si è chiusa in Ecuador la campagna elettorale, iniziata il 4 gennaio scorso. Domani, 11,5 milioni di cittadini potranno recarsi alle urne per eleggere il presidente, il vicepresidente e i deputati (137 e cinque rappresentanti al Parlamento andino) per un periodo di quattro anni. Da ieri e fino a lunedì, proibizione assoluta di vendere e consumare alcolici, pena una multa di 159 dollari. In gioco, otto candidati. Fra questi, l'attuale capo di stato, il quarantanovenne Rafael Correa - economista di scuola europea e nordamericana, per quattro mesi ministro del passato governo di Alfredo Palacio -, che è al timone dal gennaio 2007. Per non andare al secondo turno - in aprile - l'attuale presidente deve ottenere almeno la metà dei voti validi più uno, o realizzare oltre il 40 % dei suffragi e una differenza di almeno 10 punti percentuali rispetto al secondo classificato. Tutti i sondaggi, conclusi il 5 febbraio e pubblicati per l'ultima volta il 7, lo danno favorito. Perfiles de Opinión ha intervistato, in 23 province (escluso Galápagos), un campione di 8.050 persone tra i 16 e il 65 anni, di estrazione economica alta, media e bassa, residenti in ambito rurale o urbano. Il 75% aveva già deciso per chi votare, e il 62% aveva scelto Correa. Un'altra inchiesta è stata realizzata dal Centro de Investigaciones y Estudios Especializados nella prima settimana di gennaio su un campione di 420 famiglie nella capitale Quito, e di 460 a Guayaquil. A Quito, il 58,1% delle intenzioni di voto è andato ai parlamentari proposti dal movimento di Correa, Alianza Pais, graditi anche dal 46,5% a Guayaquil. In base ai sondaggi, il movimento di Correa ha ottime probabilità di avere una maggioranza parlamentare. Di fronte, ha i candidati di un'opposizione alquanto frammentata, a destra come a sinistra. Il banchiere Guillermo Lasso, 57 anni, promette di stimolare «lo spirito imprenditoriale degli ecuadoregni». Corre per il movimento di centrodestra Creando Oportunidades (Creo), ha avuto funzioni dirigenti nel periodo della crisi bancaria (alla fine degli anni '90) ed è stato ministro dell'Economia del presidente Jamil Mahuad, nel 1999. Secondo recenti rivelazioni della stampa, pare abbia contribuito con un finanziamento di 50.000 dollari alla prima campagna elettorale di Correa, nel 2006. Gli ultimi sondaggi lo davano al 9%, seguito dall'ex presidente Lucio Gutiérrez, al 4%. Scalzato dalle proteste di piazza nel 2005, Gutiérrez, 55 anni, corre per il Partido Sociedad Patriótica. Al 2% delle intenzioni di voto, il sessantatreenne Alvaro Noboa, l'imprenditore milionario del Partido Renovador Institucional de Acción Nacional che controlla oltre 110 aziende nel suo paese e in diversi altri. È la quinta volta che prova a conseguire la presidenza. Dovrebbe fermarsi all'1% Mauricio Rodas, 37 anni, candidato con qualche esperienza internazionale, che corre per la formazione Suma. Stesso score è previsto per il pastore evangelico cinquantadueenne Nelson Zavala, del Partido Roldosista Ecuatoriano: un'interfaccia dell'ex presidente Abdalá Bucaram, che da quasi 16 anni risiede a Panama, perché inseguito da un mandato di cattura. All'1% si fermerebbe anche un candidato di sinistra, Norman Wray, 43 anni, attivista per i diritti civili e nelle reti sociali, fondatore del movimento Ruptura Cattolico osservante, ex seminarista di scuola europea e nordamericana, l'attuale capo di stato è nuovamente favorito nella competizione elettorale. Ma una parte dei settori sociali che lo hanno sostenuto gli hanno tolto il consenso (del 2004). Nei primi anni di governo ha appoggiato Correa ed è stato eletto deputato, ma ha rotto nel 2011 denunciando episodi di corruzione e autoritarismo. Fra i suoi candidati al Parlamento, c'è anche una giovane transessuale, Diane Rodriguez. L'altro candidato di sinistra, l'economista e intellettuale Alberto Acosta, 64 anni, nei sondaggi arriva al 3%. E x presidente dell'Assemblea costituente (che ha portato alla costituzione vigente dal 2008), ex ministro dell'Energia e fondatore con Correa del movimento Alianza País, è sostenuto da una coalizione di forze di sinistra (tra i quali la Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador - Conaie -), denominata Unidad Plurinacional de las Izquierdas. Accusa il suo ex alleato di essere solo fintamente di sinistra, e di voler consegnare ai potentati economici la «revolucion ciudadana». Sette anni fa, Correa fu portato al governo al culmine di un lungo ciclo di lotte popolari contro le politiche neoliberiste, che hanno visto una straordinaria partecipazione dei popoli indigeni (il 30% della popolazione). Cattolico osservante, ex missionario seminarista, da allora ha consolidato il suo prestigio internazionale, configurandosi come una delle leve di un'America latina sempre più progressista e indipendente dagli antichi ricatti internazionali: rinegoziando il debito, rifiutando di continuare a concedere basi militari agli Usa, rifiutando l'Accordo di libero commercio di Bush per partecipare all'Alba, l'Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America ideata da Cuba e Venezuela. Sul piano interno, vanta un paese in crescita e i risultati evidenti delle sue politiche sociali: riduzione della povertà, aumento dell'istruzione e dell'inclusione... Ha perso, però, anche l'appoggio di importanti settori, soprattutto indigeni, che lo avevano appoggiato all'inizio, che vorrebbero andare più in fretta e che lo accusano di aver smarrito la strada. CORREA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE. SOSTENITORI IN PIAZZA /FOTO REUTERS
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 