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il manifesto 2013.02.16 - 09
 
La sinistra di opposizione / CECILIA JARAMILLO, PRESIDENTA DI CONFEMEC
«L'attuale presidente ha deluso gli strati popolari, le donne chiedono un cambiamento radicale»
ARTICOLO - Ge. Co.

ARTICOLO - Ge. Co.
«Ad Acosta non chiediamo incarichi o posti di governo, ma il rispetto della volontà popolare, nello specifico quella delle donne. Sosteniamo Marcia Caicedo, un'afrodiscendente di umili origini alla vicepresidenza», dice al manifesto Cecilia Jaramillo. Jaramillo, che ha avuto un ruolo di primo piano nella Costituente che ha portato alla Carta Magna del 2008, è la presidente della Confederacion de Mujeres Ecuatorianas por el Cambio (Confemec), una organizzazione politica marxista e femminista a cui sono iscritte operaie, contadine, intellettuali, indigene e afrodiscendenti. Oggi partecipa all'alleanza che sostiene Alberto Acosta, la Unidad Plurinacional de las Izquierdas. Quali sono gli obiettivi della Confemec? Ci battiamo per il rispetto dei diritti economici, sociali, culturali e politici che abbiamo parzialmente conquistato lottando per decenni: uguaglianza nel lavoro, in tutti gli spazi di decisione dello Stato, eliminazione dello sfruttamento minorile. Siamo contro ogni forma di violenza sulle donne, contro il femminicidio e per il diritto all'aborto. Chiediamo la copertura sociale per le casalinghe, la pensione per le donne dopo 25 anni di attività, a prescindere dall'età. Vogliamo impedire la criminalizzazione delle lotte sociali, esigiamo la liberazione dei manifestanti arrestati il 3 marzo del 2012 in base a leggi antiterroriste e in violazione della nostra Costituzione, che garantisce il diritto del popolo alla resistenza. La nostra organizzazione è nata per costruire una relazione forte tra le donne lavoratrici e altri settori popolari del paese, per un cambiamento profondo e sostanziale della nostra società. Perché la Confemec ha smesso di appoggiare Correa? Il nostro appoggio non era rivolto tanto alla persona, quanto al progetto sociale che avrebbe dovuto condurre alla soluzione effettiva dei problemi strutturali del paese. Abbiamo appoggiato Correa perché sei anni fa rappresentava un progetto di società condiviso dalle principali organizzazioni sociali e politiche di sinistra: quasi tutte quelle che oggi si ritrovano nella Unidad Plurinacional de las Izquierdas che ha candidato Alberto Acosta. All'inizio, quella spinta a un cambiamento profondo ha dato buoni frutti, principalmente con l'approvazione di una nuova Costituzione, e questo non si è dato per volontà di un uomo solo, ma per il lavoro intenso di tutti i settori popolari organizzati. Abbiamo continuato ad appoggiare Correa perché realizzasse i principali punti del programma di governo che racchiudevano le domande delle donne e degli uomini del nostro paese. Piano piano, però, Correa e un gruppo di persone e settori politici di Alianza Pais hanno imposto una leadership caudillista, più attenta agli interessi dei grandi potentati economici che a quelli dei settori popolari. Correa ha concentrato nelle sue mani tutti i poteri dello stato. È responsabile di gravi fatti di corruzione e nepotismo. Cristina Campaña e Abigail Heras, due giovani dirigenti sociali sono in carcere, trattate come delinquenti per aver protestato contro la corruzione. Che bilancio fa della Revolución ciudadana? I progressi sociali sono innegabili . Dietro la retorica della Revolución ciudadana e del Socialismo del XXI secolo, le politiche di Correa hanno rafforzato alcuni grandi interessi, in special modo con la Cina a cui stiamo condizionando le risorse strategiche del nostro paese. Quello che si va imponendo è in realtà un processo di modernizzazione capitalista, a colpi di regali e bonus ai settori poveri che non producono tanto posti di lavoro, né modificano le relazioni di lavoro di stampo neoliberista, ma aumentano le dinamiche clientelari e populiste. Viste da qui, le cose appaiono in una luce diversa da quella che si proietta a livello internazionale. Si parla molto, per esempio, dell'attenzione rivolta dal governo alle persone con handicap, sempre lasciate indietro. Si fa leva sull'assistenzialismo umanitario. Le strade, il miglioramento della viabilità? Certo, ma non si deve nascondere che le principali arterie sono state costruite per facilitare l'accesso delle grandi imprese minerarie e petrolifere, e con tutta la corruzione che l'alto costo di tutto questo si è portato dietro. Cosa chiede Confemec ad Acosta? Acosta si è impegnato a portare avanti il Programma di governo democratico e popolare che le principali organizzazioni sociali e politiche del paese hanno elaborato. Insieme ad altre reti di donne, gli abbiamo presentato un'Agenda con una serie di proposte, molte delle quali sono le stesse che avevamo presentato a Correa e che sono state disattese. Al primo punto, però, abbiamo chiesto l'impegno a governare garantendo la partecipazione delle organizzazioni contadine, sindacali, indigene, studentesche, giovanili, in primo luogo quelle delle donne garantendo loro uguaglianza di genere e politiche sociali che producano un cambiamento effettivo in ogni ambito: lavoro, educazione, salute, sicurezza sociale e alimentare. La costruzione reale del buen vivir: Sumak Kawsay.
 
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