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il manifesto 2013.02.16 - 11
POESIA · Tradotti in francese e arabo l'opera di Leonardo Zanier
Un dialetto a vocazione universale
ARTICOLO - Donatello Santarone
ARTICOLO - Donatello Santarone
I racconti in versi dell'emigrazione italiana. Ma tradotti per farli conoscere ai migranti
Negli anni 1960-1962 Leonardo Zanier, uno dei maggiori poeti italiani in friulano, scrisse una raccolta di poesie dedicata prevalentemente ai temi dell'emigrazione italiana. Una versificazione asciutta e percussiva, fatta di versi spesso di una sola parola, per dire la sofferenza e l'umanità di milioni di italiani costretti a vendere la propria forza-lavoro all'estero. Senza populismi di sorta, senza pietismi o folklorizzazioni buoniste, Zanier riuscì in quei versi a dare voce alle dimensioni più profonde dell'emigrazione italiana: la nostalgia per i propri cari e per i luoghi dai quali si è stati costretti a separarsi con violenza, la durezza della condizione lavorativa, la voglia di amare, la speranza comunque per un domani migliore. Oggi quelle poesie vengono riscoperte da chi arriva nel nostro paese e vive una condizione per molti aspetti simile a quella che hanno conosciuto i lavoratori italiani all'estero (Leonardo Zanier, Liberi... di dover partire, Effigie edizioni). Caratteristica di questa nuova edizione delle poesie in friulano di Zanier è, infatti, la traduzione in arabo di Ayad Alabbar, che insegna Lingua e Letteratura araba presso l'Università di Torino. Un'edizione che, con le traduzioni in italiano e in francese, presenta un testo in ben quattro lingue che si vorrebbe offrire «a tutte quelle migliaia di uomini e donne immigrati in Italia da altri mondi, in fuga dalla fame o dalle guerre». Il problema dell'emigrazione italiana, come abbiamo detto, è stato sempre al centro degli interessi di Leonardo Zanier, sia come poeta che in veste di organizzatore sindacale. Nato nel 1935 a Maranzanis, un piccolo borgo frazione di Comeglians nella Carnia, regione alpina del Friuli, Zanier ha dovuto ben presto emigrare prima in Marocco e poi in Svizzera. Qui alla fine degli anni Sessanta viene nominato presidente della Federazione delle colonie libere italiane in Svizzera. Successivamente, grazie al suo impegno nella formazione professionale dei lavoratori emigrati, fonda e dirige l'Ecap-Cgil (ente di formazione e ricerca del sindacato) in Svizzera e in seguito, nel 1975, ne diviene segretario nazionale a Roma. Gran parte della sua esistenza è stata dedicata ai lavoratori italiani emigrati in Svizzera e alla realizzazione di progetti di sviluppo locale contro la marginalità, la povertà e l'esclusione. Zanier, quindi, è un intellettuale non accademico, un poeta che è insieme militante politico e sindacale e operatore culturale, un comunista che ha dedicato la sua vita all'innalzamento dei livelli di istruzione e di cultura dei nostri emigrati, dei quali il poeta friulano sa cogliere i bisogni più profondi essendo egli stesso emigrato da una delle zone più povere d'Italia. Come ha scritto Tullio De Mauro, «il radicamento nella realtà friulana caratterizza i versi di Zanier anche sul piano del loro contenuto. Quello della emigrazione è il grande tema che percorre i suoi versi. Attraverso l'emigrazione l'orizzonte dei contenuti e della poesia si slarga: Zanier arriva a dare veste al dolore di ogni abbandono, al desiderio e bisogno di certezza di ogni lavoratore e essere umano». Ne è un esempio la poesia Nient'altro da dichiarare? : «grande pesante spellata/senza etichette variopinte/ rettangolari o rotonde di alberghi/ gonfia/tenuta assieme con corde/o con cinghie/ Di chi è quella?/ Mia.../ La apra!/ due panciere di lana/stivali scarponi scarpe/scarpetti attrezzi/una giacca militare tedesca/camicie americane/ Nient'altro da dichiarare?/ Non vede?». L'essenzialità enumerativa della poesia e la percussività di ascendenza ungarettiana vogliono sottolineare i poveri oggetti dell'emigrante che varca la frontiera. Il plurilinguismo del testo, che mescola dialetto friulano, italiano, tedesco e francese, è suggellato dalla doppia e distante interrogazione finale, in italiano e in friulano, del doganiere e dell'emigrante.
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