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il manifesto 2013.02.16 - 12
 
Negli occhi di Raslan la realtà è
ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO

ARTICOLO - Cristina Piccino BERLINO
In gara anche il coreano Hong Sang- soo con «Nobuatsu Adultera Haewon», le contraddizioni tra indipendenza e conformismo di una giovane donna Il regista kazako si immerge in una comunità feroce, dove la mafia è padrona
Le stellette (internazionali) dei critici non lasciano dubbi: Harmony Lessons , Lezione di armonia, esordio del giovane (26 anni) cineasta kazako Emir Baigaslin si è conquistato almeno sulla «pagella» pubblicata ogni giorno da Screen International un posto privilegiato nella corsa all'Orso d'oro. Oggi la giuria annuncerà i suoi premi. Chissà quale dei 19 film in gara ha colpito il cuore del presidente Wong Kar-wai, di certo però questa edizione 2013 della Berlinale, almeno per quanto riguarda la competizione - assai più riuscite invece le proposte di Panorama e Forum sembra essere arretrata rispetto alle sorprese dello scorso anno - una per tutte: Tabou di Miguel Gomes - riproponendo un cinema autoriale, europeo e non, con in comune la ricerca di un cinema «politico« e di un'immagine il più possibile «reale». Ne è un esempio efficace il film di Danis Tanovic, Un episodio nella vita di un raccoglitore di ferro , applauditissimo. Girato in 9 giorni, con i «veri» protagonisti della vicenda, una coppia rom che è costretta all'arte di arrangiarsi dalla discriminazione razzista nella Bosnia Erzegovina, e soprattutto dalla legge che obbliga a pagare chi non ha l'assicurazione sanitaria (per capirsi: l'idea di Monti e del suo governo). Perciò anche se a rischio di setticemia per un aborto spontaneo, Senada viene respinta da medici e infermieri. Non hanno i soldi per pagare l'intervento, una somma spropositata per chi come loro vive nelle baracche e campa vendendo ferro e rame. Non resta che imbrogliare, appunto, e per fortuna che c'è la comunità ... Troupe leggera, paesaggi di povertà e di inquinamento, un melange dichiarato di «messinscena» e «vero», il film di Tanovic cerca la «realtà» ammiccando all'emozione, proprio come quei documentari costruiti sui dei personaggi che vivono una situazione disperata. Di fronte a questo la lezione di cinema che danno Panahi e di Partovi nel loro Closed Curtain diviene ancora più preziosa. Non c'è bisogno per restituire la realtà di appropriarsi dei suoi aspetti più evidenti. I due cineasti iraniani ci dicono che al contrario ci può essere molta più violenza e consapevolezza in un'immagine dall'apparenza semplice, come un uomo e il suo cane chiusi in una casa. Ecco il punto: il cinema (di finzione) per essere «vero» sembra rivolgersiambienti del cinema (documentario) più di ricerca conservandone però solo la superficie. In apparenza Harmony Glissons va in senso opposto, trasfigurando la realtà in una serie di immagini di una certa bellezza che molto devono a a quella «primavera del cinema» esplosa in Kazakistan negli anni Novanta, con una generazione di cineasti che aveva conquistato le platee cinematografiche. Solo che qui siamo in campagna, paesaggio «puro« contro la corruzione degli umani. Raslan è un ragazzino solitario e taciturno, vittima dei bulli della scuola, una banda di mafiosi che picchiano gli altri, esigono denaro raccolto per delinquenti o fratelli musulmani. La preside è complice col suo silenzio, gli insegnanti hanno paura, un giorno arriva dalla città un ragazzo nuovo altra vittima designata. Ma il protagonista cova nei suoi sogni la vendetta, è bravo in fisica tanto da fabbricarsi un'arma mortale. Il ritratto del paese è piuttosto chiaro: istituzioni a la scuola, la polizia a corrotte, la mafia che spadroneggia travestita anche da religione, la violenza che caratterizza ogni rapporto annullando completamente i diritti umani più elementari. La solitudine dei ragazzi, la ricerca di una difesa contro il mondo a ogni costo a la compagna di scuola che porta il chador per tenere lontani i mafiosi. È una realtà crudele quasi sadica, che prende forma nelle Lezioni di armonia , concentrata sui soldi a l'energia per il professore di fisica sono i soldi a e sulla sopraffazione, «regole» a cui non sfugge neppure chi vuole ribellarsi come il protagonista. La regia di Bagzane gioca su questo contrasto che è il suo elemento di forza: da una parte cioè l'analisi della realtà quasi didascalica, dall'altra una messinscena del racconto elegante (persino troppo a volte), quasi una sequenza ininterrotta di quadri i cui dettagli accuratissimi esprimono uno stato delle cose e una condizione umana. Come raccontare la stessa storia (o quasi) facendo ogni volta un film diverso? La risposta ce la dà il regista Coreano Hong Sang- soo, una macchina di cinema infaticabile, capace di girare anche due o tre film l'anno. Eccolo dunque sugli schermi berlinesi con Nobuatsu Adultera Haewon , variazione sul tema prediletto dal regista coreano, la devastazione delle relazioni amorose. La protagonista, che da il titolo al film, è Haewon, aspirante attrice poco convinta delle sue doti. La madre sta per partire per il Canada, forse per sempre, nei suoi sogni Haewon incontra Jane Birkin che l'abbraccia e la invita a Parigi mentre lei che adora Charlotte Gainsbourg quasi piange. Nella realtà ha una relazione con il professore di cinema sposato ovviamente che non lascia la moglie per via dei figli ecc ecc . I compagni di corso la detestano, è «una mezzosangue» dicono di lei con disprezzo. La migliore amica della ragazza, che è molto carina come tutte le eroine di Hong Sangsoo, è una hostess anche lei intrappolata in una relazione con un uomo sposato. Haewon e il regista si prendono e si lasciano, nel paesaggio compaiono anche un libraio vestito di nero fumatore accanito e un altro regista che vive negli Stati uniti e la corteggia, anche lui più vecchio forse è il complesso di Edipo? Cinefilo, scanzonato, autoironico - c'è un riferimento personale in ognuno dei suoi film se non altro perché un personaggio è sempre un regista - e doloroso insieme La figlia di nessuno Haewon aggiunge una nuova variazione ai luoghi poetici del regista: memoria, conflitto tra desiderio e «regola», tra indipendenza e conformismo in un personaggio femminile contradditorio, fragile e coraggiosa come dicono di Haewon. E attraverso di lei, in quel suo ondivago rapporto con se stessa e col mondo, affiora più forte che altre volte il senso di coercizione della società coreana. Dove qualcuno come la sua eroina, che sfugge alle etichette, scatena il caos. Per questo è irresistibile. UNA SCENA TRATTA DA «NOBODY'S DAUGHTER- HAEWON» DI HONG SANG-SOO, NELLA FOTO PICCOLA «HARMONY LESSONS» DI EMIR BAIGASLIN. Berlinale • «Harmony Lessons» di Emir Baigaslin, in concorso, è racconto impietoso ambientato in Kazakistan negli anni novanta. Il ritratto di un paese corrotto visto da un ragazzo
 
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