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il manifesto 2013.02.16 - 13
 
MALIKA AYANE
La premiata factory della ragazza comunitaria
ARTICOLO - Federico Scoppio

ARTICOLO - Federico Scoppio
«Mi piace l'idea di circondarmi di persone che possano far meglio di me e aiutarmi»
«Posso? Si dice Ayàn, non Ayane». La e finale non si sente, caro oste che continui a usare i musicisti come pedine e a giocare a risiko con le armate. Applausi a scena aperta per Malika Ayane, anche solo per aver ripreso Fazio. È la più eterea. La più tatuata, la più esotica, la più scollata, hanno scritto di lei. Se ne trovano per tutti i gusti. Invece, insinuandosi tra le righe di narrazioni ignare del gergo musicale, Malika gode di un buon talento, ottima voce, forte di studi al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, esperienze nei cori di voci bianche, e poi, lì dove non arriva lei, arrivano gli altri. «Mi piace l'idea di circondarmi di persone che possano far meglio di me e aiutarmi nel mio intento» racconta. «Voglio dire, con Giuliano Sangiorgi ho un rapporto diretto, compone con grande ingegno e sagacia, perché non avrei dovuto affidarmi alla sua penna?». Infatti, i due brani che la Ayane ha presentato a Sanremo, E se poi , che passa al secondo turno, e Niente , portano la firma proprio dal leader dei Negramaro, sempre più preso a comporre testi e affidarli a suoi colleghi. Una pratica che la ventinovenne ha inseguito fin dall'omonimo esordio del 2008, e consolidato nei due album seguenti facendosi aiutare da autori come i compari Sangiorgi e Pacifico, passando per Paolo Conte, fino ad arrivare a Tricarico, Boosta dei Subsonica e Alessandro Reina degli Amour Fou. Sangue misto italiano e marocchino, tre dischi di platino, alla sua discografia ieri si è aggiunta la riedizione speciale del suo ultimo lavoro Ricreazione , corretta con l'innesto dei due brani sanremesi e la cover di Cos'hai messo nel caffè , presentato in Riviera da Riccardo Del Turco nel 1969. «Considero Ricreazione un album decisivo nel mio percorso, nato proprio dopo la delusione vissuta a Sanremo 2010. Ho iniziato a occuparmi totalmente dei miei concerti, ho selezionato i musicisti che avrebbero dovuto accompagnarmi in tour e anche ad arrangiare i brani per renderli adatti alla dimensione dal vivo. I miei amici mi prendevano in giro e dicevano che sarei persino finita a strappare i biglietti di ingresso. Così, quando ho iniziato a cercare un produttore per il mio terzo lavoro, ho capito che avrei voluto sperimentare e prendere in mano la mia musica, arrangiando e producendo il lavoro». E così, sotto l'egida di Caterina Caselli, ha fatto tutto da sola, un'audacia che la sta proiettando tra i favoriti del festival. Alla sua terza partecipazione, in Riviera ha passato momenti belli e meno piacevoli. «Già, nel 2010 mi davano tra i favoriti, invece niente. Questa volta, che mi dicono di essere molto quotata dai bookmakers, ho abbassato un bel po' le aspettative, voglio solo cantare». Andò così: nel 2010, quando tutti l'aspettavano sul podio, tornò a casa con il premio della Critica dedicato a Mia Martini, e una grande soddisfazione che rimpiazzò subito l'umiliazione subita: gli orchestrali, una volta saputo della sua eliminazione, appallottolarono gli spartiti in segno di protesta. Un gesto unico nella lunga storia del festival, che l'ha fatta cambiare notevolmente. Una piccola rivoluzione musicale. Sposata di recente, una figlia: «Oggi cerco di essere attiva nel quartiere in cui abito, nel rapporto con la scuola di mia figlia nonostante mi ritrovo spesso a essere lontana da casa. Perché credo che per uscire dalla crisi della società di oggi serva l'impegno diretto di tutti noi, anche nelle piccole cose». Se le proponessero di fare la giurata di qualche talent show tv lei direbbe: «In questo momento non credo di essere in grado di insegnare a qualcuno come poter trovare la propria strada».
 
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