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il manifesto 2013.02.16 - 14
 
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ARTICOLO

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Se la viva commozione non m'inganna, mi sembra che l'iniziativa One Billion Rising del 14 febbraio contro la violenza sulle donne sia stata - per estensione planetaria, ma anche per chiarezza di contenuti, adeguatezza delle forme, capacità di favorire la partecipazione più ampia e più consapevole, mobilitando teste e cuori, pensieri e passioni, menti e corpi - la più grande manifestazione nonviolenta globale nel corso dell'intera storia umana. Ancora una volta il movimento delle donne, la sapienza delle donne, il coraggio delle donne, la lotta delle donne si conferma essere la corrente calda della nonviolenza, si conferma essere l'esperienza storica decisiva nel cammino di liberazione dell'umanità. Ed ancora una volta si conferma questa cruciale verità: che solo se si riuscirà a contrastare, sconfiggere, abolire la violenza maschile, e l'ideologia e le strutture e le prassi della violenza maschilista e patriarcale, solo allora si riuscirà a difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani, a realizzare pace e giustizia, civile convivenza responsabile e solidale tra tutti gli esseri umani e tra gli esseri umani e l'intero mondo vivente. La nonviolenza è in cammino con volto e con voce di donna, con passo lieve di danza, in profonda schiudente armonia, in una trama relazionale che unisce in piena coerenza mezzi e fini, che avvicina persona a persona e l'umanità intera raggiunge, riconosce, libera. E che in questa luminosa giornata anche non pochi uomini mettendosi alla scuola e all'ascolto delle donne abbiano saputo cogliere l'occasione per esprimere la volontà di rompere ogni omertà e complicità col femminicidio, col maschilismo, col patriarcato, per esprimere la scelta di opporsi alla violenza maschile, ebbene, anche questo è un dono e un frutto dell'iniziativa delle donne, del pensiero e del movimento delle donne, di cui anche il vecchio che scrive queste righe ad esse è grato con tutto il cuore. E che dopo il 14 febbraio ogni giorno continui e si estenda ed ovunque si inveri quel che il 14 febbraio è accaduto: il manifestarsi dell'impegno dell'umanità affinEnnio Flaiano, ché cessi la violenza maschile sulle donne. Peppe Sini, Viterbo Partire almeno dall'età scolare, quando la famiglia non è sufficiente. Insegnare ai bambini il rispetto delle bambine. Insegnare loro l'amore per le donne. Spiegare loro che la filosofia e la religione hanno sbagliato, volutamente, criminalmente, perché hanno sempre detto che la donna è un essere inferiore. Questo bisognerebbe ripetere ai bambini maschi, come un mantra: le donne sono la vita stessa degli uomini, sono la poesia, sono la bellezza e l'intelligenza, rista della nostra società, moriva 40 anni fa (novembre 1972) ora grazie ai suoi colleghi giace beatamente nel dimenticatoio, forse perché da giornalista che la sapeva lunga, ancora prima che nascesse il moderno Festival dove anche si canta, ce la raccontava così: «Fra 30 anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione», quindi un paese di telebidonati sul modello Crozza! Grazie profetico Ennio di averci dato un pizzico di cultura tra tanta fuffa! Enzo Bernasconi, Varese Anche se calamita milioni di telespettatori Sanremo resta solo uno spettacolo. Non credo sia uno scandalo se la canzone italiana non è più la protagonista, come lo era nei primi festival sanremesi. Lo spettacolo ha le sue regole e le canzonette, da sole, non sono più sufficienti a sostenere un kolossal del piccolo schermo qual è il Festival. Così Sanremo è diventato un grande show-specchio dell'Italia, dove le parole hanno il sopravvento su tutto, dove la comicità suscita più polemiche che risate. E dove ci sono più parole che canzoni. Mario Pulimanti, Roma ❚sono la conoscenza e la creatività. Questo bisognerebbe "curare" nella mente umana maschile, infantile e adulta. Si deve amarle, sempre, le donne. Lavorare, ogni giorno, perché realizzino la loro identità. Anche quando ci rendono folli, anche quando ci rendono la vita apparentemente più complicata: favorire in ogni modo che siano loro stesse, che siano libere. Che siano donne. Perché soltanto così possiamo essere uomini. Perché senza donne, non esisteremmo nemmeno, non avremmo niente da dire, non avremmo niente da fare. Se continuano a uccidere le donne, gli uomini resteranno soli. E scompariranno dalla faccia della Terra. Come un brutto ricordo. Matteo Wells, Roma
 
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