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il manifesto 2013.02.16 - 14
 
VERITÀ NASCOSTE
Il danno di sé come modo per vivere
ARTICOLO - Sarantis Thanopulos

ARTICOLO - Sarantis Thanopulos
Francis Andrade violinista inglese di 48 anni, si è tolta la vita mentre era in corso un processo contro un suo ex maestro di musica che aveva abusato di lei quando era adolescente. La corte lo ha poi dichiarato colpevole per molestie ma non per stupro. Le molestie risalgono all'epoca in cui Andrade aveva 14 anni ed era allieva di una famosa scuola di musica a Manchester. Il suo assalitore, che all'epoca aveva 35 anni, era l'affascinante direttore della scuola. C'erano stati rapporti orali e lei era consenziente. Qualche anno dopo il direttore e sua moglie l'avevano stuprata. La corte non ha convalidato il reato di stupro perché Andrade aveva poi dormito nello stesso letto con i suoi stupratori. Quando il legale degli accusati le ha chiesto come mai non si era allontanata immediatamente ha risposto: «Lei non ha una chiara idea di cos'è essere stuprata. Che shock subisce il proprio corpo. Ci si sente quasi di meritarlo». Non era stata Andrade a denunciare il suo maestro ma la madre di uno dei suoi allievi che nel 2011 aveva informato la polizia. Nonostante tutto Andrade acconsentì di testimoniare di fronte alla corte. Poco prima del processo cercò di uccidersi una prima volta. Dopo la sua testimonianza, tre giorni prima della sua morte, inviò un sms a un amico in cui scriveva che si sentiva «stuprata un'altra volta» e «frammentata». Andrade, sposata e madre di quattro figli, era considerata da tutti come donna spumeggiante, spiritosa, solare e indomita. La forza del suo carattere proteggeva una persona ferita fin dall'infanzia. Era stata adottata da piccola e uno zio aveva abusato di lei all'età di 8 anni. Non aveva avuto un buon rapporto con la madre adottiva e aveva perso il padre adottivo, a cui era molto legata, appena entrata nella scuola di musica. Secondo la sua dichiarazione alla corte si era danneggiata da sé per tutta la vita: era un modo per sentirsi viva. La storia di Andrade ci obbliga a ripensare all'abuso sessuale degli adolescenti che presume il consenso dell'abusato (che non c'è nello stupro). Dato che l'adolescente è in grado di sostenere un rapporto erotico consensuale, quando il suo consenso può essere considerato valido e quando no? Ciò che l'esperienza analitica insegna è che il consenso dell'adolescente rientra in un gioco d'azzardo se il suo desiderio è stato ingannato nell'infanzia. Il danno per il bambino abusato deriva dal fatto che la violenza dell'azione dell'altro fa leva su un'esperienza piacevole. L'esperienza del piacere resta incastrata nella violazione della propria soggettività di modo che per respingere la violenza occorre pure rinunciare alla soddisfazione del proprio desiderio. Con l'esplosione sessuale dell'adolescenza questo nodo viene al pettine perché potrebbe risultare impossibile dissociare il desiderio dalla violenza. Sperimentare situazioni in cui piacere e danno sono contigui, sfidare la sopraffazione da parte dell'altro e uscirne incolumi, mantiene vivo il desiderio sotto forma di eccitazione e fa sentire di essere vivi. Andrade ha usato le sue notevoli risorse per reggere una vita di sfide (rimettendosi in piedi perfino dopo lo stupro) finché un giudizio esterno implacabile, che intendeva soccorrerla, l'ha messa brutalmente di fronte alla sua contraddizione facendola soccombere. Giustizia è fatta ma la vittima ne è rimasta tragicamente estranea.
 
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