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il manifesto 2013.02.16 - 16
 
Visioni / DA BELA LUGOSI A DEEP IMPACT
Apocalisse al cinema, un classico evergreen
ARTICOLO - Giulia D'Agnolo Vallan

ARTICOLO - Giulia D'Agnolo Vallan
La zona circostante il cratere di un meteorite diventava un misterioso luogo spirituale cui solo certi esploratori possono accedere in Stalker , diretto nel 1979 dal russo Andrei Tarkovsly, dopo il grande successo internazionale della sua prima avventura sci-fi, Solaris. E, più ancora che nella fantascienza da guerra fredda degli anni '50, le meteoriti fioccavano abbondanti nel catastrofico di serie B tra fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta (l'esempio migliore è Meteor , del 1979, con Sean Connery alle prese con un meteorite luminoso). Solo nel 1998 però due kolossal hollywoodiani si facevamo concorrenza a forza di asteroidi. Il più enorme, spettacolare e rumoroso dei due era Armageddon , di Michael Bay, dove (come nell'apocalisse ideale di Karl Rove) un macigno astrale della grandezza del Texas minacciava di polverizzare tutta la East Coast degli Stati Uniti e la Finlandia. Ingaggiati dalla Nasa per fermarlo i trucidissimi lavoratori di un pozzo petrolifero Bruce Willis, Bill Patton, Ben Affleck e Billy Bob Thornton. Alla fine ce la fanno, su musica assordante degli Aereosmith. Più "cerebrale" Deep Impact, di Mimi Leder, immaginava i preparativi per l'arrivo di un meteorite inarrestabile alla quale solo una percentuale piccolissima di terrestri potrà sopravvivere. Morgan Freeman è il presidente Usa. Duecentomila «cervelli» giudicati essenziali per il futuro dell'umanità hanno il bunker garantito. Mentre a bordo del «Messia» ( sic ) l'equipaggio considera la possibilità di sacrificarsi intercettando il sassone con il veicolo spaziale. I metoriti si schiantano sulla terra e cominciano a riprodursi - in gigantesche torri di roccia cristallina, incredibilmente assetate, e che riducono gli umani in statue, nel film più indelebile del genere, The Monolith Monsters diretto nel 1957 da John Sherwood, da una storia del geniale regista di sci-fi anni '50 Jack Arnold. La popolazione terrestre viene accecata da una pioggia di meteoriti che trasformano le piante in mostri carnivore in un altro classico, The Day of the Triffids , adattato dal romanzo di John Wyndham. La sceneggiatura, inizialmente attribuita a Philip Jordan era in realtà dello scrittore black listed Bernard Gordon. Alla regia, Steve Sekley e l'uomo Hammer Freddie Francis. Meteoriti quasi di casa nostra in La morte viene dallo spazio , prodotto nel 1958 da Arkoff e Gianbartolomei, con regia di Paolo Heush, su fotografia ed effetti speciali del grande Mario Bava in cui per fermare una pioggia di asteroidi generati dall'esplosione di un'astronave si ricorre all'intero arsenale nucleare del pianeta. Tre gli esempi più antichi: Bela Lugosi e il folle dr. Ed Zorka, possessore di un frammento di meteorite in grado di paralizzare un esercito nel serial del 1939 The Phantom Creeps . Tre invece quelli più ridicoli: un meteorite libera il cadavere di un mafioso dal blocco di cemento che lo ancorava al fondo di un fiume, e le radiazioni dell'asteroide resuscitano un criminale, che si vendica in The Day It Came to Earth, di Harry Thomason. Nell'unico film diretto da Stephen King, Maximum Overdrive , la coda di una cometa dà vita propria alle machine che si ribellano contro gli umani: il videogioco Stargame ipnotizza e poi incenerisce un personaggio. Un altro viene ammazzato a forza di merendine sparate da un rivenditore automatico, un bambino viene schiacciato da una ruspa. Emilio Esteves sopravvive a malapena assediato da camion inferociti in un diner.
 
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