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il manifesto 2013.09.03 - 02 INTERNAZIONALE
PAPA FRANCESCO
Il grido: «La guerra non è la risposta»
TAGLIO MEDIO - Luca Kocci
TAGLIO MEDIO - Luca Kocci
L'appello di papa Francesco contro la guerra il Siria e la proclamazione di una giornata di digiuno e preghiera per la pace - da tenersi sabato prossimo - ha ricompattato tutti coloro che, a vario titolo, si oppongono all'intervento militare contro Damasco, senza per questo poter essere arruolati fra i sostenitori di Assad: dalla laica e radicale Emma Bonino al gran mufti di Siria, dalle Chiese cristiane del Mediterraneo agli ebrei del World Jewish Congress - ricevuti ieri in Vaticano - fino alle varie anime del movimento pacifista.
«Forse digiuno insieme al papa», ha detto il ministro degli Esteri Bonino, facendo anche sapere che i Radicali stanno valutando la possibilità di moltiplicare l'iniziativa per tre, con un digiuno da venerdì a domenica. Ed ha espresso il desiderio di partecipare al digiuno - gesto particolarmente apprezzato dal mondo musulmano -, volendo essere anche fisicamente presente a San Pietro sabato sera, il gran mufti di Siria Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell'islam sunnita in Siria. L'agenzia Fides (organo di informazione delle Pontificie opere missionarie) riferisce che una richiesta è già stata inviata al nunzio apostolico a Damasco, mons. Zenari. La Santa Sede sta valutando la fattibilità dell'incontro e nei prossimi giorni arriverà una risposta.
Alla proposta del papa aderiscono anche tutte le Chiese cristiane del Mediterraneo e del Medio Oriente, nelle loro varie articolazioni, non sempre in sintonia fra loro, a cominciare da Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia. E poi il patriarca maronita di Beirut, quello greco-ortodosso di Antiochia, quello copto di Alessandria, e le Chiese cattoliche del nord Africa. Sempre in ambito cattolico, le proposte più incisive per tentare di fermare la guerra arrivano da Pax Christi International, che chiede di «bloccare immediatamente il flusso di armi verso la Siria» (e l'Italia è il primo fornitore europeo) e di «portare al tavolo delle trattative tutte le parti direttamente o indirettamente coinvolte».
In Vaticano, dove evidentemente si sono accorti dell'enorme risonanza che ha avuto l'Angelus di papa Francesco, rilanciano l'iniziativa. L'Osservatore Romano in edicola oggi titola in prima pagina: «Impegno per la pace». E lo stesso Bergoglio, ieri, si è fatto nuovamente sentire con due tweet: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!», riproponendo esattamente lo storico grido di Paolo VI all'assemblea delle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965. E poi, nel pomeriggio, il secondo: «Vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace». Per dare più sostanza agli slogan è poi intervenuto su Radio Vaticana mons. Toso, presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace: «La via di soluzione dei problemi della Siria non è l'intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita, anzi c'è il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi», dando vita ad «una guerra di dimensioni mondiali».
L'iniziativa di papa Francesco della giornata di digiuno e preghiera per la pace arriva dieci anni dopo quella, identica, promossa da papa Wojtyla il 5 marzo 2003. Allora non servì a molto perché due settimane dopo, nella notte del 20 marzo, iniziarono a cadere le prime bombe Usa su Bagdad, nonostante anche un movimento per la pace definito dal NY Times «la seconda superpotenza mondiale». Oggi questo movimento non c'è - perlomeno di quelle dimensioni - ma rispetto al 2003 la comunità internazionale è più divisa. E l'intervento di Bergoglio - con l'eco che ha avuto e avrà nei prossimi giorni - potrebbe contribuire a far aumentare queste divisioni.
«Forse digiuno insieme al papa», ha detto il ministro degli Esteri Bonino, facendo anche sapere che i Radicali stanno valutando la possibilità di moltiplicare l'iniziativa per tre, con un digiuno da venerdì a domenica. Ed ha espresso il desiderio di partecipare al digiuno - gesto particolarmente apprezzato dal mondo musulmano -, volendo essere anche fisicamente presente a San Pietro sabato sera, il gran mufti di Siria Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell'islam sunnita in Siria. L'agenzia Fides (organo di informazione delle Pontificie opere missionarie) riferisce che una richiesta è già stata inviata al nunzio apostolico a Damasco, mons. Zenari. La Santa Sede sta valutando la fattibilità dell'incontro e nei prossimi giorni arriverà una risposta.
Alla proposta del papa aderiscono anche tutte le Chiese cristiane del Mediterraneo e del Medio Oriente, nelle loro varie articolazioni, non sempre in sintonia fra loro, a cominciare da Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia. E poi il patriarca maronita di Beirut, quello greco-ortodosso di Antiochia, quello copto di Alessandria, e le Chiese cattoliche del nord Africa. Sempre in ambito cattolico, le proposte più incisive per tentare di fermare la guerra arrivano da Pax Christi International, che chiede di «bloccare immediatamente il flusso di armi verso la Siria» (e l'Italia è il primo fornitore europeo) e di «portare al tavolo delle trattative tutte le parti direttamente o indirettamente coinvolte».
In Vaticano, dove evidentemente si sono accorti dell'enorme risonanza che ha avuto l'Angelus di papa Francesco, rilanciano l'iniziativa. L'Osservatore Romano in edicola oggi titola in prima pagina: «Impegno per la pace». E lo stesso Bergoglio, ieri, si è fatto nuovamente sentire con due tweet: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!», riproponendo esattamente lo storico grido di Paolo VI all'assemblea delle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965. E poi, nel pomeriggio, il secondo: «Vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace». Per dare più sostanza agli slogan è poi intervenuto su Radio Vaticana mons. Toso, presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace: «La via di soluzione dei problemi della Siria non è l'intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita, anzi c'è il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi», dando vita ad «una guerra di dimensioni mondiali».
L'iniziativa di papa Francesco della giornata di digiuno e preghiera per la pace arriva dieci anni dopo quella, identica, promossa da papa Wojtyla il 5 marzo 2003. Allora non servì a molto perché due settimane dopo, nella notte del 20 marzo, iniziarono a cadere le prime bombe Usa su Bagdad, nonostante anche un movimento per la pace definito dal NY Times «la seconda superpotenza mondiale». Oggi questo movimento non c'è - perlomeno di quelle dimensioni - ma rispetto al 2003 la comunità internazionale è più divisa. E l'intervento di Bergoglio - con l'eco che ha avuto e avrà nei prossimi giorni - potrebbe contribuire a far aumentare queste divisioni.
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