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il manifesto 2013.09.03 - 08 INTERNAZIONALE
SPAGNA
Rajoy riporta l'aborto alla «preistoria»
TAGLIO MEDIO - Giuseppe Grosso
MADRID
MADRID
TAGLIO MEDIO - Giuseppe Grosso - MADRID
Un ritorno al passato. Questo, in sostanza, sarà l'effetto della nuova legge sull'aborto, che, nonostante le polemiche suscitate fin dalla sua presentazione, «sarà approvata entro la fine di ottobre». Lo ha assicurato il ministro di Giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardon, che apporterà così il suo contributo alla svolta ideologica che, sotto il governo del Pp, che sta cambiando il volto della Spagna.
La legge prevede, infatti, pesanti restrizioni che limitano l'aborto a soli tre casi: malformazione del feto, stupro e rischio per la vita della madre. Una stretta che riporterà di colpo la normativa sull'interruzione di gravidanza a trent'anni fa; e che stravolge sostanzialmente l'attuale normativa (introdotta nel 2010 dai socialisti in sostituzione della legge dell'85), che consente l'aborto entro la quattordicesima settimana di gravidanza senza l'obbligo di addurre motivazioni.
Si passerà pertanto da un sistema neutro, basato su criteri temporali (in linea con i paesi europei più avanzati), ad uno ideologicamente marcato, retto da una serie di motivazioni, che dovrebbero - secondo il ministro - tutelare il «diritto alla vita». A scapito però del diritto di scelta della madre, che nella decisione perde, stando al nuovo testo, qualsiasi potere decisionale.
La conseguenza prevedibile di ciò sarà l'impennata degli aborti illegali, con tutte le conseguenze e i rischi ad esso connessi. Ma la controriforma del ministro Gallardón è anche una manovra politica che da una parte strizza l'occhio all'ala più retriva del partito, dall'altra ai desiderata della Chiesa cattolica, che avrebbe gradito anche l'eliminazione dell'aborto in caso di malformazione del feto. Un'ipotesi che - mentre il governo taglia su sanità e aiuti ai disabili - il ministro aveva accarezzato nei mesi scorsi e poi scartato a seguito della protesta di alcuni esponenti del suo stesso partito.
Una marcia indietro che comunque non cambia la sostanza di questa legge che, secondo Gallardón, permette di «recuperare una posizione storica del Pp». Preistorica, piuttosto, fa notare la vicesegreteria del Psoe Elena Valenciano.
La legge prevede, infatti, pesanti restrizioni che limitano l'aborto a soli tre casi: malformazione del feto, stupro e rischio per la vita della madre. Una stretta che riporterà di colpo la normativa sull'interruzione di gravidanza a trent'anni fa; e che stravolge sostanzialmente l'attuale normativa (introdotta nel 2010 dai socialisti in sostituzione della legge dell'85), che consente l'aborto entro la quattordicesima settimana di gravidanza senza l'obbligo di addurre motivazioni.
Si passerà pertanto da un sistema neutro, basato su criteri temporali (in linea con i paesi europei più avanzati), ad uno ideologicamente marcato, retto da una serie di motivazioni, che dovrebbero - secondo il ministro - tutelare il «diritto alla vita». A scapito però del diritto di scelta della madre, che nella decisione perde, stando al nuovo testo, qualsiasi potere decisionale.
La conseguenza prevedibile di ciò sarà l'impennata degli aborti illegali, con tutte le conseguenze e i rischi ad esso connessi. Ma la controriforma del ministro Gallardón è anche una manovra politica che da una parte strizza l'occhio all'ala più retriva del partito, dall'altra ai desiderata della Chiesa cattolica, che avrebbe gradito anche l'eliminazione dell'aborto in caso di malformazione del feto. Un'ipotesi che - mentre il governo taglia su sanità e aiuti ai disabili - il ministro aveva accarezzato nei mesi scorsi e poi scartato a seguito della protesta di alcuni esponenti del suo stesso partito.
Una marcia indietro che comunque non cambia la sostanza di questa legge che, secondo Gallardón, permette di «recuperare una posizione storica del Pp». Preistorica, piuttosto, fa notare la vicesegreteria del Psoe Elena Valenciano.
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