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il manifesto 2013.09.03 - 09 INTERNAZIONALE
Giappone/IL GOVERNO ESAUTORA LA TEPCO, LA CRISI NUCLEARE SI ESTENDE
Tokyo ammette: a Fukushima centrale ormai fuori controllo
TAGLIO BASSO - Piergiorgio Pescali
TAGLIO BASSO - Piergiorgio Pescali
Gli interessi sono enormi: 75 miliardi di euro per smantellare e bonificare
La situazione della centrale nucleare di Fukushima sembra ormai fuori controllo. I comunicati emessi dalla Tepco sono sempre più confusi a conferma che la ditta responsabile dell'impianto non ha assolutamente idea di cosa stia accadendo all'interno del proprio sito.
Il governo giapponese, che non ha certo brillato in trasparenza nell'informazione verso i propri cittadini, in un estremo tentativo di riguadagnare credibilità nazionale e internazionale ha deciso che sarà lui, e non più la Tepco, a gestire la crisi nucleare. I continui bollettini emessi dalle autorità spesso si contraddicono l'uno con l'altro, inducendo la stessa Iaea a intervenire e a chiedere di smetterla di inviare «messaggi che creano confusione» sulla situazione attorno all'area coinvolta nella fusione dei tre reattori.
La dose di radioattività misurata in prossimità di 3 dei 1000 contenitori di acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori varia dai 70 ai 1.800 mSv/hr, quando la dose massima di radiazioni che un lavoratore in un plesso nucleare può assorbire è di 20 mSv nell'intero corpo e di 500 mSv sulla pelle.
L'incompetenza dei tecnici della Tepco, sommata alla superficialità mostrata dal governo centrale nel trattare l'incidente ha fatto perdere due anni e mezzo di tempo e, forse, la possibilità di arginare le perdite di radioattività. Così, ora si comincia a prospettare lo scenario peggiore: una centrale nucleare pressoché perpetua che terminerà di funzionare solo quando si esaurirà il combustibile.
Il totale di combustibile stoccato nei quattro reattori di Fukushima (incluse 1331 barre di combustibile spento, pari a 228,3 tonnellate di uranio, immerso nelle piscine) è di 732 tonnellate di uranio e plutonio che, se totalmente fuse, genererebbero in totale una quantità di radiazioni di 1019 Bq.
Nel frattempo, la Fukushima Medical University, ha reso noto che nei due anni seguenti l'incidente della centrale, i casi di cancro alla tiroide in pazienti da 0 a 18 anni, sono stati 12, a cui se ne aggiungono altri 15 sospetti, su 178.000 persone monitorate, mentre nel 2005 l'incidenza nazionale tra la stessa fascia di età era 0,6 su 100.000 monitoraggi.
Gli stessi ricercatori universitari hanno però escluso che i casi di cancro alla tiroide siano direttamente causati all'incidente nucleare. Da parte sua il governo di Abe Shinzo sembra più preoccupato a difendere i propri interessi che quelli dei suoi cittadini e dei 150.000 giapponesi sfollati dalle zone a più alta radioattività, costretti oggi a vivere in containers.
In una delle sue proverbiali gaffe, Abe si è detto sicuro che il problema di Fukushima non pregiudicherà la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi 2020 mostrandosi più inquieto dalla cancellazione del programma nucleare giapponese. Il piano di ripresa economica tracciato da Abe, infatti, passa attraverso la riapertura delle centrali nucleari. Questo spiega i 29 miliardi di euro (senza interessi) che Tokyo ha prestato alla Tepco. Ciò che il primo ministro vuole dimostrare è che il problema di Fukushima non è il nucleare in sé, ma la sua gestione: cambiamo la gestione, il nucleare ridiventa sicuro.
Gli interessi sono enormi: la sola bonifica del terreno e lo smantellamento della centrale di Fukushima durerà almeno 40 anni con un costo complessivo di 75 miliardi di euro. Inoltre il Giappone ha già concluso contratti miliardari con Turchia (17 miliardi di euro) e Emirati Arabai, mentre sta siglando accordi con India, Brasile, Arabia Saudita, Vietnam per un totale di 200 miliardi di euro.
La politica nucleare di Abe è appoggiata dalla Kaidanren (la confindustria giapponese), la quale ha recentemente bollato di irresponsabilità la proposta di chiusura definitiva delle centrali nucleari lanciata dall'Enecan, l'Energy & Environment Council giapponese.
I grandi conglomerati nipponici sono pesantemente coinvolti nell'industria atomica (la Mitsubishi e l'Hitachi hanno partecipazioni nell'Areva e nella General Electric, mentre la Westinghouse è stata assorbita dalla Toshiba), anche se tutti stanno guardando con interesse alle energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico).
Con un giro di affari che si aggira, nel 2013, sui 20 miliardi di euro, l'industria dell'energia "verde" è appena agli inizi, ma sono sempre di più a scommettere che sarà il motore dell'economia futura.
Il governo giapponese, che non ha certo brillato in trasparenza nell'informazione verso i propri cittadini, in un estremo tentativo di riguadagnare credibilità nazionale e internazionale ha deciso che sarà lui, e non più la Tepco, a gestire la crisi nucleare. I continui bollettini emessi dalle autorità spesso si contraddicono l'uno con l'altro, inducendo la stessa Iaea a intervenire e a chiedere di smetterla di inviare «messaggi che creano confusione» sulla situazione attorno all'area coinvolta nella fusione dei tre reattori.
La dose di radioattività misurata in prossimità di 3 dei 1000 contenitori di acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori varia dai 70 ai 1.800 mSv/hr, quando la dose massima di radiazioni che un lavoratore in un plesso nucleare può assorbire è di 20 mSv nell'intero corpo e di 500 mSv sulla pelle.
L'incompetenza dei tecnici della Tepco, sommata alla superficialità mostrata dal governo centrale nel trattare l'incidente ha fatto perdere due anni e mezzo di tempo e, forse, la possibilità di arginare le perdite di radioattività. Così, ora si comincia a prospettare lo scenario peggiore: una centrale nucleare pressoché perpetua che terminerà di funzionare solo quando si esaurirà il combustibile.
Il totale di combustibile stoccato nei quattro reattori di Fukushima (incluse 1331 barre di combustibile spento, pari a 228,3 tonnellate di uranio, immerso nelle piscine) è di 732 tonnellate di uranio e plutonio che, se totalmente fuse, genererebbero in totale una quantità di radiazioni di 1019 Bq.
Nel frattempo, la Fukushima Medical University, ha reso noto che nei due anni seguenti l'incidente della centrale, i casi di cancro alla tiroide in pazienti da 0 a 18 anni, sono stati 12, a cui se ne aggiungono altri 15 sospetti, su 178.000 persone monitorate, mentre nel 2005 l'incidenza nazionale tra la stessa fascia di età era 0,6 su 100.000 monitoraggi.
Gli stessi ricercatori universitari hanno però escluso che i casi di cancro alla tiroide siano direttamente causati all'incidente nucleare. Da parte sua il governo di Abe Shinzo sembra più preoccupato a difendere i propri interessi che quelli dei suoi cittadini e dei 150.000 giapponesi sfollati dalle zone a più alta radioattività, costretti oggi a vivere in containers.
In una delle sue proverbiali gaffe, Abe si è detto sicuro che il problema di Fukushima non pregiudicherà la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi 2020 mostrandosi più inquieto dalla cancellazione del programma nucleare giapponese. Il piano di ripresa economica tracciato da Abe, infatti, passa attraverso la riapertura delle centrali nucleari. Questo spiega i 29 miliardi di euro (senza interessi) che Tokyo ha prestato alla Tepco. Ciò che il primo ministro vuole dimostrare è che il problema di Fukushima non è il nucleare in sé, ma la sua gestione: cambiamo la gestione, il nucleare ridiventa sicuro.
Gli interessi sono enormi: la sola bonifica del terreno e lo smantellamento della centrale di Fukushima durerà almeno 40 anni con un costo complessivo di 75 miliardi di euro. Inoltre il Giappone ha già concluso contratti miliardari con Turchia (17 miliardi di euro) e Emirati Arabai, mentre sta siglando accordi con India, Brasile, Arabia Saudita, Vietnam per un totale di 200 miliardi di euro.
La politica nucleare di Abe è appoggiata dalla Kaidanren (la confindustria giapponese), la quale ha recentemente bollato di irresponsabilità la proposta di chiusura definitiva delle centrali nucleari lanciata dall'Enecan, l'Energy & Environment Council giapponese.
I grandi conglomerati nipponici sono pesantemente coinvolti nell'industria atomica (la Mitsubishi e l'Hitachi hanno partecipazioni nell'Areva e nella General Electric, mentre la Westinghouse è stata assorbita dalla Toshiba), anche se tutti stanno guardando con interesse alle energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico).
Con un giro di affari che si aggira, nel 2013, sui 20 miliardi di euro, l'industria dell'energia "verde" è appena agli inizi, ma sono sempre di più a scommettere che sarà il motore dell'economia futura.
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