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il manifesto 2013.09.03 - 11 CULTURA
 
AUTISTICI/INVENTATI Il cofondatore Bomboclat
Un boom di richieste per sfuggire al controllo
INTERVISTA - D. Sa.

INTERVISTA - D. Sa.
Nel mese d'agosto, il server autogestito dal collettivo Autistici/Inventati (A/I) ha dichiarato di voler chiudere temporaneamente alle nuove utenze, a causa dell'enorme quantità di richieste. Abbiamo chiesto a Bomboclat, co-fondatore dell'associazione Autistici/Inventati, cos'è che ha reso il sito «privato». «In quanto associazione con a cuore anonimato e privacy sin dall'origine - ha spiegato - Autistici/Inventati si è strutturata in modo da sapere il meno possibile di chi ospita, con politiche di "no log" delle attività svolte sui server. Non chiediamo documenti d'identità per l'apertura di un servizio, ma soltanto una motivazione scritta di condivisione del nostro manifesto: questa è, spesso, l'unica cosa che sappiamo dei nostri utenti. In dodici anni di lavoro svolto con queste modalità e avendo sempre promosso materiali di educazione al web in senso critico Prism-break ci ha elencati tra i soggetti cui ci si può fidare, da qui la nostra recente popolarità al grande pubblico. Gli esodati da Lavabit presumibilmente ci hanno trovato così e sono venuti a bussare la nostra porta».

Il fatto di tutelare la privacy - e addirittura di permettere l'anonimato dei suoi utilizzatori - ha mai causato problemi legali?
Ogni tanto, abbiamo ricevuto email in cui ci veniva chiesto di rimuovere materiali comparsi su qualche sito ospitato, o di togliere nomi e cognomi da alcune mailing list pubbliche. La polizia, a volte, ci chiede i log e i dati personali che noi, per primi, non vogliamo sapere. Se siamo di fronte a una ingiunzione di un tribunale che chiede la rimozione di materiale dal web adempiamo, ma se ci viene richiesto ciò che non sappiamo (ossia i log, oppure l'identità dell'intestatario di una email) non possiamo che non rispondere; se riteniamo, inoltre, che le motivazioni per cui ci chiedono di togliere qualcosa dal web non siano sostenibili, abbiamo anche percorso la via legale per difenderci a dovere.

Ora avete riaperto...
Avevamo scelto di chiudere in quanto l'improvvisa ondata di richieste ci faceva sospettare che molti non avessero ben chiaro a chi stessero chiedendo il servizio: la prima fase di panico dell'utenza Lavabit potevamo anche evitarla. Gestiamo circa 12mila email, Lavabit si attestava sulle 450mila, non era possibile farcene carico. Abbiamo comunicato via blog il nostro pensiero e, al momento, cerchiamo di stare più attenti del solito nell'approvazione delle richieste. Il tentativo è quello di aprire un minimo dialogo, soprattutto se non siamo sicuri che il nuovo arrivato sia consapevole della nostra storia. Non siamo un soggetto a fine di lucro ma una associazione con volontari, sostenuta da donazioni: questa nostra caratteristica fa la differenza quando i numeri di utenze si ingrossano.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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RECENSIONI
 
 
 
 
 
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