mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.09.05 - 04 POLITICA
 
DECADENZA - Le colombe prendono tempo in giunta. Il Cavaliere registra un videomessaggio di fuoco. Fino all'ora X tutto è possibile
Un week-end per la crisi
APERTURA - Andrea Colombo

APERTURA - Andrea Colombo
Berlusconi fissa il timing: entro lunedì le dimissioni dei ministri del Pdl. Gianni Letta e Confalonieri fanno i pompieri e tentano l'ultimo pressing disperato nei confronti del Quirinale per salvare il capo. Ma la riunione dei senatori è una chiamata alle armi
Il conto alla rovescia è iniziato: dovrebbe concludersi con le dimissioni dei ministri pdl e l'avvio di fatto della crisi. Enrico Letta ostenta il solito ottimismo: «I risultati confermano che questa maggioranza può lavorare insieme». Repertorio, in buona parte usato preventivamente per addossare al Pdl la responsabilità di una crisi che lo stesso Letta, probabilmente, avverte come imminente.
Venerdì doveva riunirsi l'ufficio di presidenza del Pdl per bruciare gli ultimi ponti. Poi Letta senior, Confalonieri e Marina hanno strappato un estremo rinvio: venerdì vertice con tanto di falchi e colombe, domenica, probabilmente, un videomessaggio di fuoco alla nazione. L'ufficio di presidenza si riunirà invece lunedì, in contemporanea con la giunta per le immunità del senato. Di lì Berlusconi aspetta o un segnale di resa da parte del Pd oppure un appiglio concreto, non necessariamente il voto che certamente non sarà per quel giorno, che gli permetta di addossare agli alleati tutta la responsabilità della rottura. Però il condannatissimo ha già deciso per la crisi, anche se, dato il carattere dell'uomo, potrebbe ancora ripensarci.
Almeno sulla carta, però, a fargli cambiare idea potrebbe solo essere il successo dell'ultimo pressing sul Colle, tentato ieri da Letta e da Confalonieri. Ma sull'esito di quella missione impossibile il condannato è il primo a non farsi illusioni.Il Quirinale chiede l'accettazione della sentenza, in concreto le dimissioni da senatore, come condizione per un provvedimento di clemenza. Altrimenti non se ne parla nemmeno. Per il Cavaliere una grazia che non lo salvasse dalla decadenza (e dalla conseguente esposizione a eventuali ordini di arresto per l'uno o l'altro dei processi in cui è coinvolto) sarebbe una beffa. Non se ne parla nemmeno. Posizioni poco conciliabili.
Stando così le cose, Berlusconi è convinto che la caduta del governo Letta sia comunque necessaria. Se si arriverà alle elezioni, bene: i sondaggi lo danno avanti con un vantaggio che oscilla fra i 3 e i 5 punti. Se invece dal cilindro di Giorgio Napolitano usciranno fuori i senatori necessari per un nuovo governo, bene lo stesso: sarà una replica del governo dell'Unione del 2006-2007, con dentro forze difficilmente conciliabili e che oltre tutto dovrà vedersela con una temperie economica drammatica. Proprio ieri, del resto, Nichi Vendola, i cui sette senatori sarebbero probabilmente indispensabili per un nuovo governo, ha fatto capire che alla guida di quell'esecutivo non potrebbe esserci Letta, troppo coinvolto con una scelta intimamente berlusconiana come il taglio dell'Imu a spese delle fasce più deboli.
C'è un ulteriore motivo che consiglia al Cavaliere di accelerare i tempi. Sa che Napolitano non ha in mente una maggioranza variopinta e rissosa. Mira invece a spaccare il Pdl, così da riproporre la stessa coalizione di governo, solo più esigua nei numeri, e il tempo lavora a suo favore.
L'assemblea dei senatori pdl di ieri è stata di conseguenza una chiamata alle armi. Non a caso, a chiuderla è stato uno dei più duri, Augusto Minzolini, che è andato giù piatto: «Rompere, se passa l'incandidabilità, non è solo una questione di lealtà con Berlusconi. E' che se il centrodestra molla su questo punto perde ogni ragione di esistere». Di fatto una situazione speculare a quella del Pd, che non potrebbe cedere senza condannarsi alla dissoluzione. Prima di lui, tutti i senatori avevano giurato fedeltà alle scelte del capo. Qualcuno confessando i propri dubbi, ma senza per questo mettere in forse il proprio voto di fronte a una decisione del perseguitato. La resistenza più corposa era stata quella di Scilipoti, e anche questo è un particolare eloquente.
E le colombe? Lavorano anche loro, ma su un altro fronte: quello della Giunta per le immunità, il cui ufficio di presidenza si è riunito ieri. Se Silvio e i falchi accelerano, loro, in quella sede, prendono tempo. Ieri, in un clima di massima tensione, hanno impedito che si arrivasse a fissare un'agenda dei lavori concordata (per la quale si richiedeva l'unanimità).
Se ne riparlerà in Giunta. Lunedì i lavori ripartiranno con la relazione del pdl Augello, cosa succederà da quel momento in poi è fumoso. Che si prosegua a oltranza come vorrebbe il M5S è quasi escluso. Ma il presidente Stefàno è deciso a impedire sia drasticità eccessive, che agevolerebbero il tentativo pdl di far apparire la Giunta un plotone d'esecuzione, sia dilazioni pretestuose. Di fatto, al voto dell'aula si arriverebbe nella prima metà d'ottobre. Sempre che il quasi-decaduto non rovesci il tavolo subito. Eventualità che, se non certa, è di ora in ora più probabile.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it