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il manifesto 2013.09.05 - 06 ECONOMIA
Mutualismo/ PRESENTATA LA COOPERATIVA «ARTISTI 7607»
Elio Germano, Marcoré, Santamaria si schierano per i diritti degli artisti
TAGLIO BASSO - Roberto Ciccarelli
ROMA
ROMA
TAGLIO BASSO - Roberto Ciccarelli - ROMA
«Artisti 7607». Questo è il nome della cooperativa che Elio Germano, Neri Marcoré, Claudio Santamaria, Vinicio Marchioni, hanno presentato ieri alla Camera dei Deputati. Questa associazione ha preso il nome dalla data in cui è stato approvato lo Statuto Sociale Europeo degli Artisti, il 7 giugno 2007. Le direttive sulla liberalizzazione dei diritti d'autore contenute in questo provvedimento costituiscono un punto di riferimento per una cooperativa alla quale aderiscono più di mille artisti (da Valerio Mastrandrea a Valeria Golino, Valeria Solarino, Isabella Ragonese o Giuseppe Battiston). Il suo obiettivo è diventare un'alternativa all'Imaie, l'Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori nato nel 1976 su iniziativa dei sindacati Cgil, Cisl e Uil.
L'Imaie è stata dichiarata estinta il 7 maggio 2009 dal Prefetto di Roma. Pochi mesi dopo il governo Berlusconi ha dato vita alla «Nuova Imaie», ma questa operazione è stata contestata dagli artisti 7607 perché mantiene una continuità dirigenziale con la vecchia struttura disciolta. L'Imaie, come la Siae per gli autori e gli editori, avrebbe dovuto redistribuire i guadagni derivanti dai diritti d'autore sulle opere interpretate o eseguite da attori o musicisti. Questi fondi dovevano essere ripartiti anche tra i non iscritti all'ente. «I 130 milioni di euro di equo compenso accumulati non sono mai stati ripartiti - sostengono Germano e Santamaria - È come se una banca si rifiutasse di versare i soldi ai propri correntisti». Stando all'ultimo bilancio pubblicato (31 dicembre 2007), l'Imaie avrebbe investito una parte dei fondi in immobili (9 milioni di euro) in azioni (75 milioni) e in costi di produzione (30 milioni). In un solo anno, il 2007, i soldi versati dagli artisti per il loro equo compenso è stato pari a 27 milioni di euro. Nell'ultima relazione svolta dal presidente del vecchio ente, gli interessi bancari riscossi sui 18 milioni di euro incassati tra il gennaio 2007 e l'agosto 2008 erano pari a 3,5 milioni di euro.Gli artisti che avrebbero dovuto beneficiare di questi fondi erano 58.366 (nel 2007), ma ne sono stati individuati 1613. Queste disavventure sono state raccontate in un cortometraggio visibile su YouTube e curato dagli stessi artisti. La loro cooperativa agirà come una società di collecting, cioè di raccolta e di distribuzione fatta dagli artisti per gli artisti. «Vogliamo decidere noi - ha continuato Germano - su come investire questi fondi derivanti dalla nostra attività. Ad esempio, costruendo sale prove, gestendo un teatro, oppure redistribuendoli in maniera eguale, soprattutto tra gli attori che lavorano un po' di meno».
Questa impresa cerca di interpretare su basi mutualistiche la liberalizzazione del mercato dell'intermediazione dei diritti d'autore voluta dal governo Monti il 21 dicembre 2012. Da quel giorno gli artisti possono scegliere il soggetto da cui farsi rappresentare. «Stiamo uscendo dai nostri egoismi - ha concluso Germano - cerchiamo di creare un blocco di forza per informare una categoria che è tra le meno tutelate. Siamo preoccupati perché c'è chi sta cercando di tornare al vecchio monopolio e negare la nostra capacità di auto-determinazione. Bisogna far campare gli artisti e non costringerli ad abbassarsi a qualsiasi compromesso pur di lavorare. Noi abbiamo una dignità ».
L'Imaie è stata dichiarata estinta il 7 maggio 2009 dal Prefetto di Roma. Pochi mesi dopo il governo Berlusconi ha dato vita alla «Nuova Imaie», ma questa operazione è stata contestata dagli artisti 7607 perché mantiene una continuità dirigenziale con la vecchia struttura disciolta. L'Imaie, come la Siae per gli autori e gli editori, avrebbe dovuto redistribuire i guadagni derivanti dai diritti d'autore sulle opere interpretate o eseguite da attori o musicisti. Questi fondi dovevano essere ripartiti anche tra i non iscritti all'ente. «I 130 milioni di euro di equo compenso accumulati non sono mai stati ripartiti - sostengono Germano e Santamaria - È come se una banca si rifiutasse di versare i soldi ai propri correntisti». Stando all'ultimo bilancio pubblicato (31 dicembre 2007), l'Imaie avrebbe investito una parte dei fondi in immobili (9 milioni di euro) in azioni (75 milioni) e in costi di produzione (30 milioni). In un solo anno, il 2007, i soldi versati dagli artisti per il loro equo compenso è stato pari a 27 milioni di euro. Nell'ultima relazione svolta dal presidente del vecchio ente, gli interessi bancari riscossi sui 18 milioni di euro incassati tra il gennaio 2007 e l'agosto 2008 erano pari a 3,5 milioni di euro.Gli artisti che avrebbero dovuto beneficiare di questi fondi erano 58.366 (nel 2007), ma ne sono stati individuati 1613. Queste disavventure sono state raccontate in un cortometraggio visibile su YouTube e curato dagli stessi artisti. La loro cooperativa agirà come una società di collecting, cioè di raccolta e di distribuzione fatta dagli artisti per gli artisti. «Vogliamo decidere noi - ha continuato Germano - su come investire questi fondi derivanti dalla nostra attività. Ad esempio, costruendo sale prove, gestendo un teatro, oppure redistribuendoli in maniera eguale, soprattutto tra gli attori che lavorano un po' di meno».
Questa impresa cerca di interpretare su basi mutualistiche la liberalizzazione del mercato dell'intermediazione dei diritti d'autore voluta dal governo Monti il 21 dicembre 2012. Da quel giorno gli artisti possono scegliere il soggetto da cui farsi rappresentare. «Stiamo uscendo dai nostri egoismi - ha concluso Germano - cerchiamo di creare un blocco di forza per informare una categoria che è tra le meno tutelate. Siamo preoccupati perché c'è chi sta cercando di tornare al vecchio monopolio e negare la nostra capacità di auto-determinazione. Bisogna far campare gli artisti e non costringerli ad abbassarsi a qualsiasi compromesso pur di lavorare. Noi abbiamo una dignità ».
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