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il manifesto 2013.09.05 - 11 CULTURA
 
ADDII
La fantascienza come critica. È morto Pohl
TAGLIO MEDIO

TAGLIO MEDIO
Frederik Pohl è stato uno scrittore di fantascienza poco interessato a descrivere mondi e incontri con civiltà «aliene» si è concentrato a immaginare il mondo del futuro con uno sguardo critico, ironico, dissacrante rispetto alla cultura dominante. La sua scomparsa, resa nota solo a due giorni dalla morte, apre la finestra su quella stagione della fantascienza statunitense con le radici negli anni Trenta, cioè nel decennio cioè della depressione (è in quegli anni che Pohl si iscrive al partito comunista, che lascia nel 1939 dopo il patto Molotov-Ribbentrop).
Nato a New York nel 1919, Pohl lascia la scuola proprio nel pieno della grande depressione per lavorare. Scrive, però. Incontra altri ragazzi che hanno la sua stessa passione e prendono a riunirsi ogni settimana per discutere dei racconti, dei romanzi che stanno scrivendo. Tra quei ragazzi c'è anche Isaac Asimov, con il quale Pohl rimase amico fino alla sua morte.
È in questo contesto che produce i primi racconti. Ma è solo negli anni Cinquanta che viene pubblicato il romanzo «I mercanti dello spazio», una satira del potere della pubblicità nella società Usa. In seguito al successo del romanzo, può dedicarsi interamente alla scrittura. Diventa direttore di alcune riveste di fantascienza che hanno fatto epoca negli Stati Uniti (Galaxy e If). Scrive altri romanzi che alternano successi a flop, sempre all'insegna di una critica corrosiva della società americana.
 
[stampa]
 
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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