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il manifesto 2013.09.05 - 14 COMMUNITY
 
I BAMBINI CI PARLANO
Su domande e risposte
RUBRICA - Giuseppe Caliceti

RUBRICA - Giuseppe Caliceti
Cosa è una domanda?
«E' una curiosità». «Serve se non sai una cosa. Per esempio, domandi a un'altra persona che ha l'orologio: 'Scusi, che ore sono?'». «E' un modo di iniziare a parlare con uno che non conosci. Anche una ragazza».
Cosa è una risposta?
«Se uno ti fa una domanda e tu rispondi, quella è la risposta». «Però deve essere giusta, la risposta». «Certe volte i grandi non dicono ai noi bambini le risposte giuste perché siamo ancora troppo piccoli per saperle». «Certe volte mia mamma mi dice che faccio troppe domande».
Chi è che risponde alle vostre domande? A chi fate più spesso domande?
«A mia mamma, mia nonna, mio padre». «A mia nonna». «Certe volte io faccio delle domande a mia mamma e lei dice: 'Non lo so, chiedilo al papà'. Oppure dice: 'Chiedilo alla maestra'. Io faccio molte domande a mia nonna perché c'è più gusto a farle, perché lei ti risponde». «Alle mie maestre e a mia mamma: faccio sempre domande a loro perché sono femmine come me e sono anche più grandi delle mie compagne di classe o delle mie amiche».
Perché facciamo domande?
«Per sapere cose che non sappiamo». «Per la curiosità». «Per diventare più furbi, più intelligenti». «Per conoscere cose nuove». «Perché ci interessa». «Fare domande serve per capire meglio le cose». «A imparare». «A diventare più esperti della vita e del mondo». «Per sapere come funzionano le cose». «Per istruirsi». «Per imparare un lavoro da grandi e non restare stupidi». «Per non restare ignoranti e fare figuracce».
Vi piace più fare domande o ascoltare le risposte?
«Tutte e due, perché se ho fatto una domanda, vuol dire che i interessa quella risposta e allora dopo io sto attento alla risposta». «Però se non faccio domande, come faccio a ascoltare le risposte?». «Beh, potrebbe sempre farle un tuo compagno o una tua compagna di classe...».
E' importante fare domande?
«Sì. Perché se non capisci le cose e non fai mai nessuna domanda, magari perché ti vergogni di fare una domanda davanti a tutti, dopo non sai mai quella cosa che non sapevi e resti ignorante per sempre». «Alla tv, se rispondi giusto, puoi anche vincere dei soldi». «Se io non capisco una cosa e non chiedo niente al maestro o alla maestra, dopo io non so ancora quella cosa lì, non so niente».
Vi capita di fare domande e di non ascoltare le risposte?
«Sì. Ho chiesto a mio padre cosa voleva dire una parola. Me lo ha detto, ma io non la ascoltavo. L'ho richiesto, me l'ha ripetuto. Questa volta ero attento e ho capito». «Certe volte io faccio la domanda e dopo la risposta è così lunga, ma così lunga, che mi annoio ad ascoltare la risposta. Allora io mi sono pentito che ho fatto prima la domanda».
Qualcuno di voi certe volte ha paura a fare delle domande? Perché?
«Io non ho paura perché poi, a scuola, per esempio, le maestre e i maestri sono lì apposta per rispondere alle nostre domande e insegnarci tutto quello che sanno». «Io delle volte ho paura a chiedere delle cose di grammatica che la maestra ha appena spiegato perché dopo capisce che sono più tonta degli altri». «Oppure che non sei stata attenta mentre lei spiegava...». «Certe domande io non le faccio ai miei genitori perché di certe cose non vogliono che si parla in casa. Perché sono cose maleducate».
Ci sono domande che non hanno risposta?
«No. Perché se c'è una domanda, deve esserci anche una risposta: solo che magari uno non lo sa ancora perché noi siamo ancora piccoli». «No. Ci sono anche delle domande che non hanno delle risposte». «I misteri sono proprio delle domande che non hanno risposta».
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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Viewing the 55th Venice Biennale
 
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Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
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RECENSIONI
 
 
 
 
 
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