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il manifesto 2013.09.10 - 03 INTERNAZIONALE
 
SIRIA - Violenti scontri tra ribelli e lealisti
L'«aramaica» Maaloula in mano ai qaedisti
TAGLIO BASSO - mi. gio.

TAGLIO BASSO - mi. gio.
Cristiani in fuga da uno dei più importanti centri inter-religiosi del Medio Oriente
In difesa del villaggio cristiano di Maaloula, a 50 km da Damasco, occupato e saccheggiato dalla milizie qaediste del Fronte al Nusra, è intervenuto anche il presidente libanese Michel Sleiman. Cattolico maronita, Sleiman ieri ha condannato come «vergognosi e incompatibili con lo spirito tollerante della religione», le violenze avvenute nella cittadina cristiana siriana. Il presidente libanese ha denunciato duramente gli attacchi alle chiese di Maaloula, che ha definito «simboli della civilizzazione», che rappresentano «lo spirito della pace e della tolleranza» in tutto il mondo.
Ieri l'Esercito siriano, dopo la sconfitta subita sabato per i tiri incrociati dei cecchini rinatnati nelle caverne dell'latura che sovrasta Maaloula, ha lanciato un'altra offensiva per riprendere il controllo della cittadina nota anche perché i suoi abitanti parlano l'aramaico, la lingua usata da Gesù Cristo e da sempre meta di pellegrinaggi di cristiani e musulmani (l'aramaico è la lingua più usata anche nei vicini villaggi sunniti Sarkha and Jabaadin). È una zona ricca di storia e tradizioni ma tutto ciò non ha alcun peso per i qaedisti anti- Bashar Assad. I miliziani hanno tagliato la gola ad alcuni abitanti e saccheggiato alcuni siti cristiani. Una suora del convento di Mar Tecla ha però smentito raid dei qaedisti nei monasteri. L'Osservatorio siriano per i diritti umani, legato all'opposizione, riferiva ieri di almeno 18 qaedisti uccisi e altri 100 feriti negli ultimi combattimenti. Non sono note invece le perdite tra i soldati governativi. Molti abitanti di Maaloula sono scappati o sono rintanati nelle loro abitazioni in attesa che cessino i combattimenti. Non è chiaro se i governativi siano riusciti a riprendere il controllo del centro abitato.
Intanto attivisti dell'opposizione affermano che l'aviazione ha effettuato nelle ultime ore attacchi vicino alla grande diga sul fiume Eufrate che, se dovesse cedere, provocherebbe l'inondazione della provincia settentrionale di Raqqa, controllata dai ribelli e dove, fra l'altro, a fine luglio è stato rapito dai qaedisti il gesuita Paolo Dall'Oglio.
 
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