mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.09.11 - 11 CULTURA
 
SCAFFALI - «Mitocrazia. Storytelling e immaginario di sinistra» di Yves Citton
I verbali segreti dei subalterni
TAGLIO BASSO - Alberto Prunetti

TAGLIO BASSO - Alberto Prunetti
Tra le cose che facciamo, raccontiamo storie. Continuamente, dalla chiacchiera da bar alle strategie delle campagne elettorali, dai libri ai cinema, dalla pubblicità all'ultimo reality: raccontiamo storie, elaboriamo immaginari. Storie e immaginari possono citarsi e decostruirsi a vicenda, possono lottare tra di loro, possono emancipare i lettori o contribuire a rinsaldare le cornici del pensiero dominante. Su queste faccende si interroga, con i ferri del mestiere della narratologia, della semiotica del testo e delle discipline strutturaliste Yves Citton, autore di Mitocrazia. Storytelling e immaginario di sinistra (Alegre, euro 20, pp. 271, traduzione di Giulia Boggio Marzet Tremoloso).
Come si guadagna l'attenzione del lettore? Come si sollecitano le sue reazioni emotive e cognitive, come si agganciano le riflessioni e i ragionamenti con la forza del riso e delle lacrime, della fierezza e dell'umiliazione? Esiste un modo enunciazionale tipico di una narrazione di sinistra, che sia emancipatoria e non elitaria? Che alimenti un immaginario popolare? Come possono alcune storie farci diventare quel che «dovremmo essere»? Per rispondere a queste domande Citton elabora una complessa teoria del sapere e del potere che arriva fino al campo testuale e alle sue implicazioni pragmatiche e perlocutive. Pagato il suo debito con Tarde, Deleuze, Guattari e Lazzarato, la riflessione dell'autore è ancora più intrigante quando si inoltra in quella zona magnetica in cui il potere circola tra gli attori sociali in «flussi di desideri e di convinzioni». In questo campo (magnetico, ma anche semiotico) si formano strategie testuali che catalizzano emozioni e influenzano opinioni. Queste strategie altro non sono che le storie raccontate e la nostra realtà, da questo punto di vista, è «un'immensa accumulazione di racconti».
Il problema è che gran parte di questi racconti, avverte Citton, sono storie che alimentano un immaginario di destra. Mentre la sinistra rispetta il dogma di certo postmodernismo e si rifiuta di «raccontare storie», la destra utilizza le cosiddette «narrazioni tossiche»: la storia degli «immigrati criminali e stupratori», dei rom «ladri di bambini», la storia dei «finti invalidi che truffano l'Inps» o la storia «dei vecchi operai tutelati che in fabbrica andavano solo a timbrare il cartellino». Questo l'adattamento al frame italiano degli esempi di Citton, ma il plot è lo stesso: queste storie sono impiegate per smantellare il welfare, servono come distrattori sociali per disciplinare i lavoratori migranti o evitare la solidarietà tra generazioni di sfruttati contro un nemico comune padronale. Di fronte a queste storie, la sinistra non riesce a elaborare un immaginario alternativo e insegue una strategia narrativa di destra.
Ovviamente ci sono storie che confermano il sistema dominante dei valori e altre che lo ribaltano. Ma quel che conta, ci sono storie che muovono dal basso, che sono egalitarie ed emancipatorie e altre che discendono dall'alto, che irreggimentano e propagano i canoni del senso comune. Le storie «liberatrici» portano a galla quelli che l'antropologo statunitense James C. Scott chiama i «verbali segreti», quei discorsi che i subalterni fanno dietro le quinte. Sono discorsi alternativi al discorso ufficiale, al public transcrit egemonico. La forza delle storie dal basso è dunque quella di portare alla ribalta i verbali segreti, i discorsi dei subalterni, degli sconfitti, dei dimenticati, dei colonizzati, dei proletarizzati. Il verbale segreto è composto da storie dal basso che spingono verso l'alto, in direzione opposta all'oppressione. La sfida per uno storytelling di sinistra è scovare le storie dal basso (nascoste o dimenticate nel flusso comunicativo mainstream) per spingerle avanti, perché aprano la strada a nuove rivendicazioni e a nuove emancipazioni, perché «le indignazioni, le speranze e i sogni» che di solito si esprimono lontano dal potere diventino enunciazioni dirette e trasformino la realtà.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it